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Eroica Fenice

La Tag: Kestè contiene 13 articoli

Teatro

Giorgio Montanini a Napoli, Come Britney Spears

Sabato 26 ottobre, Giorgio Montanini torna a Napoli, come previsto dalla rassegna nazionale The Comedy Club, la cui tappa più importante e cult è quella del Kestè. Ad aprire la serata è Davide Diddielle, laureatosi in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali per non deludere il bambino omonimo che sognava di non lavorare mai. La giovane voce comica, per nulla banale, prepara con cura il terreno a Giorgio Montanini fronteggiando un pubblico inizialmente distaccato. All’arrivo del re della Stand Up italiana, posso giurare di vedere il Kestè Abbash riempirsi di nuvole nere contornate da lampi e fulmini. Si alza persino il vento. Vorrei mettere in guardia gli inesperti in materia di Stand Up Comedy o magari trovare loro direttamente un riparo, fiutando l’odore dell’imminente temporale che affonderà le sue lame acuminate di pioggia nella nostra pelle. Ma i colori intorno a noi si fanno sempre più scuri e Giorgio Montanini annuncia il primo tuono con un sogghigno, seguito da un sorso di birra. Il palco ci consegna un Giorgio trascurato che difende, però, con le unghie e con i denti il suo peculiare portamento austero. Ha le labbra contratte, le sopracciglia accigliate e gli occhi della follia. Quella Follia che Erasmo da Rotterdam fa parlare così: “in me non c’è posto per il trucco, non fingo con la mia espressione qualcosa di diverso da ciò che si nasconde nel cuore.” Giorgio Montanini è arrabbiato. Fulmina la platea e il genere umano tutto, con uno sguardo nel primo caso, con una semplice mossa nel secondo. Giorgio Montanini mette in discussione l’antropocentrismo. Dalla notte dei tempi cerchiamo disperatamente la “giusta strada” dell’evoluzione, col miserabile risultato di trovarci in mezzo ad analfabeti funzionali e stupidi. Ci siamo convinti che il lavoro e la remunerazione siano i valori fondanti della nostra realizzazione, per poi regredire culturalmente e socialmente. Il bello è che la colpa non è degli stupidi. La colpa è dei buoni. Di chi diserta la battaglia, affidando la rappresentazione dei propri sani principi a una minorenne con la sindrome di Asperger. La nostra rivoluzione è pari a una flebile emissione puzzolente di gas intestinali proveniente dall’ano. L’ipocrisia e il politically correct ci annebbiano la vista e sono loro i primi veri nemici da stendere, perché non ci fanno vedere chiaro, ci illudono di poter cogliere il senso della vita in un’atleta paralimpica adolescente come Bebe Vio, quando il senso non c’è. Non siamo altro che esseri insulsi che tentano di sopravvivere in una terra che non fa per loro. Si pensi al neonato che nasce in inverno! Una volta partorito, va coperto, protetto, tutelato. Perché il territorio gli è ostile. Prendere consapevolezza del fatto che siamo in mano al nulla potrebbe essere l’occasione per vivere più tranquilli, la smetteremmo di essere la merce del nostro sistema capitalistico. Torneremmo ad essere umani. Accetteremmo di essere dei falliti. Perché l’uomo può perdere, può sbagliare, può cadere e può rialzarsi, sempre. Ecco perché “Come Britney Spears”, perché lei ha avuto il coraggio di rialzarsi. E invece […]

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Teatro

Carmine Del Grosso al Kestè. Una comedy tra amici

Si è esibito sabato 18 alla Stand Up Comedy del Kestè di Napoli il comedian beneventano Carmine Del Grosso. Il suo spettacolo intitolato #Solo si è presentato come una vera e propria chiacchierata tra amici. Confidenze e confronti sulla realtà quotidiana dei trentenni sono state messe a nudo su un palco intimo. Carmine Del Grosso, un uomo semplice e atipico del Sud Carmine sale sul palco intorno alla mezzanotte. Un orario insolito per lui, non abituato ad esibirsi così tardi. “Sono di Benevento, l’Isernia del Sud. Qualcuno ci è mai stato?”. Le sue prime parole denotano subito un tono colloquiale, dimesso, fraterno. Lo show si apre con riflessioni personali sul meteo che sta cambiando. “Ho rischiato davvero di non essere qui stasera a causa di una brutta influenza intestinale dovuta ai cambiamenti climatici. Quante stagioni ci sono in una settimana?”. Le considerazioni sul clima impazzito si soffermano sul personaggio di Greta, la piccola attivista svedese che allarma la società col problema del Global Warming. “Come fa una ragazza di 16 anni a parlare davanti ai politici? Noi italiani chi avremmo potuto mandare al Parlamento Europeo? Il ragazzino di ‘saluta Antonio?’”.  Da uomo del Sud trapiantato al Nord, Del Grosso ci racconta di quanto viaggi spesso scegliendo le soluzioni low cost. Ryan Air e Flixbus sono la sua prima scelta. “Una volta ho viaggiato su un Flixbus (che è la Ryan Air degli autobus) e l’autista era così umile da averci detto: vi ringrazio per avermi fatto viaggiare con voi”. Dalle incertezze degli spostamenti con i mezzi di trasporto, Del Grosso passa alla “follia dei social network” e all’influenza che questi assumono nella nostra società. “Avete notato quelle immagini condivise su Facebook dove la gente scrive ‘Amen’ per fare in modo che, ad esempio, un bambino africano non venga mutilato? Immagino il social media manager di Facebook che va in Africa e ferma un’esecuzione dicendo: Stop! Siamo arrivati a 1000 like!“. La vita del trentenne è davvero strana per Carmine: “Sia gli adulti che i bambini mi danno del Lei”. Racconta di avere mille paranoie, di andare la mattina presto in palestra insieme agli anziani e di divertirsi a stare la sera a casa guardando Un Giorno in Pretura alla televisione.  Ed è ancora più strano per lui essere del Sud ma vivere da astemio: “Quando devo chiedere ad una donna di uscire non so come fare dato che non bevo. Cosa le offro? Del cibo?”. Carmine e la sua vita da single al Nord “Perché una persona del Sud va a vivere al Nord? Parliamoci chiaramente. Lo fa solo per la carriera!”. Milano è per Del Grosso la città del marketing, dove tutto è in vendita, anche le cose più brutte. La gente non ha il tempo di innamorarsi  e lui non sa come relazionarsi in una città così frenetica. “Il mio coinquilino gay ha una vita sentimentale più felice della mia. Lo invidio!”. La ricerca del successo in una società competitiva porta, inevitabilmente, alla perdita dell’umiltà e della semplicità. “Posso […]

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Teatro

Carmine Del Grosso, un comedian beneventano al Nord

Carmine Del Grosso si esibirà domani alle ore 22.00 alla Stand Up Comedy del Kestè di Napoli Carmine, oltre ad essere un comedian, è anche autore e speaker radiofonico. Il suo show #Solo, uno spettacolo tra amici si presenta, appunto, come una semplice “chiacchierata tra amici” in cui dialogare e confrontarsi sui problemi della nostra società. Vincitore del Premio Ottovolante nel 2012, Del Grosso fa parte della StandUp Comedy di Sky Italia. Lo abbiamo intervistato prima della performance. Ciao, Carmine. Ci parli di te e della tua comicità? Sono beneventano e vivo a Milano da 5 anni. Ho scoperto la comicità a Roma dove ho frequentato l’Accademia Teatrale e alcuni laboratori comici. Sono sia autore che attore comico. Ho collaborato come autore per la Rai e attualmente faccio parte del team della StandUp Comedy di Sky Italia. Sto girando l’Italia con lo spettacolo intitolato #Solo. La mia comicità si basa sulla visione della realtà attraverso gli occhi dissacranti di un trentenne. Molte delle cose che racconto sono autobiografiche e altre parlano del nostro rapporto coi social network. Sono un campano atipico. Il mio accento e il mio stile di vita non vengono riconosciuti come campani. Sono astemio e non mangio molti carboidrati.  Credi ci siano delle differenze tra la Comedy Americana e quella Italiana? Mi fa piacere rispondere a questa domanda, perché, di solito, mi viene chiesto soltanto se c’è differenza tra il cabaret e la comedy. Noi abbiamo una tradizione diversa da quella americana, parlo di usi e costumi, di modi di fare. Veniamo dalla Commedia dell’Arte. C’è soprattutto una linea generale che tutti i comici del Mondo seguono: salire sul palco con i panni di se stessi. I monologhi possono essere satirici, oppure analizzano semplicemente la realtà quotidiana. Questo è il clima che troviamo ovunque, cambia solo il metodo. La percezione dell’arrivo della comedy in Italia è stata distorta. Si pensava fosse una sorta di satira accelerata e quindi si è creata una frattura comunicativa. Solo grazie a Netflix, negli ultimi 5 anni, siamo arrivati ad un’espansione verso un pubblico di giovani ed è questo il vero successo della comedy italiana. I ragazzi prima non andavano più agli spettacoli dei comici. Pensi che le barriere tra la comicità del Nord  e quella del Sud Italia siano state superate? A me piace quando ci si prende in giro sulle proprie origini. Molto probabilmente ci sono ancora delle differenze tra Nord e Sud ed è giusto che ci siano, parlo di differenze culturali. La comicità si basa su un’alterazione della realtà. Quindi se io sono nato a Napoli e voglio prendere in giro una persona che è nata a Milano lo faccio. L’importante è che ci sia parità tra i due. Quando un milanese mi sfotte chiamandomi terrone, non me la prendo perché cerco di sfotterlo di conseguenza. Bisogna essere alla pari nella presa in giro, non deve esserci alcun scalino tra le due parti. Abbiamo invece superato l’idea che chi è nato al Sud abbia una marcia in meno. Puoi […]

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Teatro

La comicità noir di Valerio Lundini alla Stand Up Comedy del Kestè

Si è esibito domenica 12 al Kestè di Napoli il comedian romano Valerio Lundini. Con il suo spettacolo Penultima Tappa del Tour Mondiale, Lundini ha portato in scena una comicità noir e surreale fatta di scene quotidiane e luoghi comuni. Valerio Lundini, un comedian dalla risata intuitiva “A volte cerco di raccontare cose che mi sono accadute rendendole divertenti”. Valerio Lundini “gestisce” un’ora e più di spettacolo con uno stile estremamente personale. Gli episodi di vita personale, protagonisti dello show, sono narrati attraverso una naturalezza impacciata mista ad un tono lento e surreale. Lo spettatore deve addentrarsi nei tempi comici di Valerio Lundini che si esprimono con una voce volutamente imprevista. L’italiano medio è il bersaglio preferito di Valerio, il classico cittadino grottesco che si crogiola nella sua ignoranza infastidendo coloro che gli sono attorno. Nel quiz a premi Duce non Duce, un irritato presentatore prova a dialogare con Giovanni da Guidonia, un giocatore tipo che non si sforza di capire il senso del gioco a cui sta partecipando ma approfitta dei cinque minuti di notorietà che la radio gli concede per parlare della sua vita e dei suoi amici. Nell’approfondimento giornalistico di una puntata di Ted Talk, un presentatore altezzoso ci spiega quanto siano diventati dannosi per la nostra società i social network. L’uso smodato di Facebook e delle altre piattaforme vincola la vita dell’essere umano fino ad imprigionarla in una cella. L’impossibilità dell’uomo di staccarsi dalla dipendenza dai social è un allarme dal quale dobbiamo fuggire. Anche in questo pezzo comico lo stereotipo dell’utente normale è oggetto di sberleffo. Il tono serioso e sconcertato di Lundini suscita una risata indotta nello spettatore, causata principalmente da tempi scenici imprevisti. Brillante è la gag sui tabù che mortificano il concetto di sesso nella nostra società. Il comedian ci spiega quanto sia irrazionale far passare per normale il messaggio che ruota attorno alle relazioni serie e rendere immorale la naturalezza dei rapporti sessuali. E lo fa attraverso una narrazione ribaltata che intreccia i ruoli e i significati dei contenuti. Una Stand Up Comedy metateatrale ed alternativa La peculiarità della comedy di Valerio Lundini sta tutta nella sua capacità di rendere metateatrale il proprio spettacolo. Lo show di Valerio è fatto di sketch supportati da video ed immagini. La sua “narrazione nella narrazione” serve a far cadere la quinta parete del palcoscenico. Ma anche il velo della realtà circostante svanisce davanti ai nostri occhi, per rendere più comprensibile il no sense che ci circonda. Tra giornalismo da sciacalli, eccessivi atteggiamenti della comunità contemporanea e prese di posizione di nicchia, Valerio Lundini propone una comicità poco italiana. Punta ad uno stile internazionale che si pone a metà strada tra il gusto retrò e quello futuristico. Ed è per questo motivo che il gradito ritorno di Lundini a Napoli appoggia pienamente il lavoro sperimentalista che il Kestè sta effettuando sulla Stand Up Comedy. Puntare sulla comicità naturale per dare voci a narrazioni coinvolgenti e giovanili. Riunirsi davanti ad un comedian è oggi, per il pubblico, sinonimo […]

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Daniele Fabbri alla Stand Up Comedy di Napoli: uno show senza freni

“Se siete cattolici, ditemelo subito”. Inizia con questo “avvertimento” lo show di Daniele Fabbri al Kestè di Napoli. Il comedian romano si è esibito col suo spettacolo “Nuovi Monologhi“, davanti ad un pubblico gremito e divertito. Daniele Fabbri, infatti, fonda la sua comicità sulla natura dell’essere ateo e sulla convinzione di questa scelta. Lo show di circa un’ora ha fatto satira sulle ideologie più strane della cultura italiana e sull’attaccamento alla religione del nostro popolo. Lo show di Fabbri tra lezioni di imprecazioni e sessualità Diretto e schietto, Fabbri non si perde in mezzi termini e parla apertamente al pubblico. Da ateo convinto, crede fermamente che la società in cui viviamo dedichi più tempo ai ragionamenti sulle cose astratte che su quelle concrete. “Chiedere a qualcuno cosa ne pensa del sesso prima del matrimonio è come domandare a un soldato se immagina di poter mangiare la pizza margherita durante la leva. Una domanda che nessuno si pone perché non ha senso farsela”. Siamo un popolo di “frustrati dalla religione” che si attacca ai principi morali e comprende poco quelli sensoriali. Daniele esprime pensieri e considerazioni sulla possibilità di cambiare la mentalità degli italiani, per uscire da una situazione di “blocco emotivo” che non ci permette di sentirci liberi di vivere. “Perché ci sono ancora così tanti pregiudizi sulla masturbazione? Le donne si sono evolute, sì. E quindi l’unica cosa che possiamo concedergli è aiutarle a vivere meglio la loro sessualità. Questo dovrebbe essere il compito degli uomini”. Con un accento marcatamente romanesco, Fabbri prova costantemente ad imbarazzare il pubblico, per liberarlo dai pregiudizi che ruotano attorno agli argomenti da lui trattati. La religione è però il tema che sta più a cuore al comico romano. La pedofilia nella Chiesa, l’attaccamento alla credenze, il desiderio di ritrovare nell’Aldilà i propri cari, l’incapacità di riconoscere i meriti delle persone e non quelli di Dio e tutte le altre “catene astratte” alle quali gli italiani sono legati, affollano la mente di Daniele. “Sono un fan dei Papa, deve ammetterlo. Il loro compito è solo quello di dire una cosa carina davanti alla quale il popola esulta, ma ai Papi in realtà non importa di nulla”.   Un popolo pieno di stereotipi non ancora pronto a volare “Sapete che sono stato ‘bannato’ da Facebook e dalla Polonia? Perché? Perché ho oltraggiato una statua di Papa Giovanni Paolo II in Polonia”. Fabbri dichiara di sentirsi molto solo nella sua vita di ateo in Italia. Perché nel nostro paese essere ateo non è facile. E non è nemmeno semplice parlare di questo argomento con chi condivide le stesse idee sulla religione e, soprattutto, con chi le coltiva in modo diverso. Gli argomenti di Daniele Fabbri non sono pensati per tentare di convertire il suo pubblico, sono messi in scena per rompere i muri e le barriere dell’imbarazzo che ruotano attorno ai pregiudizi insiti in ognuno di noi. In uno Stato fortemente cattolico come l’Italia, sembra quasi impossibile dichiararsi ateo ad alta voce. Il rispetto per la religione, […]

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Teatro

Le barriere culturali di Dragos Cristian al Kestè Stand Up Comedy

Si è esibito nella serata di ieri, alla stand up comedy del Kestè, il comedian rumeno Dragos Cristian. L’ilarità made in Est Europa ha attirato un pubblico prevalentemente inglese. La English Comedy, infatti, non ha catturato l’attenzione del pubblico partenopeo che si è presentato nella sala inferiore del locale del centro storico in un numero inferiore rispetto a quello del pubblico estero. La comicità di Dragos tra barriere culturali e incomprensioni «Vengo dalla Romania, il Messico dell’Europa». Dragos Cristian inizia con queste parole lo show Hungry Hungry Dragon. Le sue origini e le difficoltà che ha dovuto incontrare nei numerosi viaggi per il mondo sono i protagonisti di uno spettacolo di un’ora incentrato sui luoghi comuni dell’Est Europa. Dragos ironizza sul Cristianesimo Ortodosso professato nella sua nazione: «Quella religione per la quale tu credi in Dio ma Dio non crede in te»; sul suo nome: «Dragos è un nome che nemmeno Google riconosce e quando dico agli Europei occidentali che mi chiamo così, tutti mi chiedono se mi sento forte come un drago. Ma io penso di avere l’attitudine di un labrador» e sulla restrizione di genere che vige in Romania: «L’anno scorso nel mio paese c’è stato un referendum contro i matrimoni gay. Ma in Romania i matrimoni gay sono già illegali. Se dici a tuo padre che sei gay, questo corre subito in chiesa a chiedere un miracolo per te».  Il comico confessa di aver imparato l’inglese attraverso la televisione e di aver incontrato numerose difficoltà di comunicazione quando si è trasferito in Inghilterra. «Il mio paese è considerato in maniera negativa. Ma questo non è del tutto vero, anche se da poco Instagram ha creato il filtro ‘Romania’ che è in grado di togliere la luce della felicità dai tuoi occhi».  Dragos si sofferma spesso sull’incapacità di provare emozioni degli Est europei, sottolineando il fatto che gli italiani manifestano apertamente i propri sentimenti. Ci sono anche delle similitudini tra il Sud Italia e l’Est. Accostamenti che l’attore scopre proprio sul palco. «Nel mio paese, mia madre tiene sempre in salotto una vetrina in cui ci sono dei piatti ben puliti e ludici che però nessuno usa mai». Il pubblico gli fa notare che anche nel meridione italiano accade lo stesso fenomeno e nessuno sa spiegarsi il perché. Ma Dragos è ancora inesperto riguardo alla cultura italiana e infatti la omette del tutto dal suo show. La comicità può abbattere i pregiudizi? Tra luoghi comuni e pregiudizi insormontabili, Dragos ci racconta soprattutto di quanto sia stato difficile per lui socializzare con gli Europei e i popoli di oltreoceano. In Germania è stato etichettato come “europeo estremo”, in america come colui che ha bisogno di bere perché la vita è sempre stata dura nei suoi confronti e in Asia come esperto di culture degli uomini dalla pelle bianca. Ma quali sono i veri problemi relativi ai pregiudizi e alle barriere culturali? Sembra difficile abbattere, ancora oggi, un pensiero innato nei confronti di chi è diverso da noi. E solo grazie […]

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Teatro

Dragos Cristian, un comedian dal valore internazionale | Intervista

Si chiama Dragos Cristian e viene dalla Romania. Si esibirà domenica 14, alle ore 20.00, sul palco del Kestè di Napoli nel suo spettacolo Hungry Hungry Dragon. La serata al Kestè proseguirà, inoltre, con il Comedians Put On Tour, road trip di 5 comici in giro per l’Italia che verrà ripreso per realizzare una docu-serie targata Spaghetti Comedy Lounge. Il cast del “put on tour” è composto da Emanuele Pantano, Elisa Benedetta Marinoni, Pippo Ricciardi, Gabriele Antinori e Antonio Piazza. Dragos è un cittadino del mondo, il suo scopo è unire le diverse culture europee attraverso la sua arte. Ha iniziato ad esibirsi con la stand up comedy nella fervente città di Singapore e si è spostato dal continente asiatico fino all’Inghilterra, la Germania e gli Stati Uniti. Ora Dragos Cristian arriva a Napoli, dopo essersi esibito anche a Milano, per presentarci il suo originale stile ironico. “Un patto con il mondo”, è così che definisce la sua commedia. Lo abbiamo intervistato prima dello show. Intervista a Dragos Cristian Quali sono i messaggi della tua comicità? Voglio rendere la mia comicità educativa. Vengo dalla Romania e per questo, nei paesi in cui mi sono esibito, ho incontrato alcune barriere culturali riguardo la mia terra. Questa situazione è accaduta, per esempio, in Asia. Ecco perché nel mio show parlo della religione e delle tradizioni della Romania. Racconto anche di mia madre e di come affronta il fatto che sono sempre lontano da casa.  Hai appena detto che hai dovuto affrontare delle barriere culturali durante il tuo spettacolo. Come le hai superate?  Quando ho iniziato ad esibirmi, ho un avuto un po’ di problemi di comunicazione con il pubblico. La gente ha molti stereotipi riguardo alla Romania. Alcune volte mi sono imbattuto in fraintendimenti in merito alla tecnologia in Giappone. Generalmente posso dire che ci sono diverse differenze tra l’Est e l’Ovest dell’Europa. E gli Europei dell’Ovest pensano male degli Europei dell’Est. Di solito provo a trasformare la situazione in una “mentalità aperta” e ascolto prima di parlare troppo. Ora posso dire di aver oltrepassato la mia opinione e i miei punti di vista. Perché hai scelto l’arte della Stand Up Comedy? Ho iniziato ad esibirmi a Singapore e ci sono praticamente finito dentro. Mi trovavo con un mio amico in questa internazionale città asiatica e ho scoperto che mi piaceva fare la Stand Up Comedy. Ma se l’inglese non è proprio la tua prima lingua puoi incontrare il disappunto del pubblico. Così mi sono esercitato più e più volte fino a quando la gente ha iniziato a ridere. Se dovessi descrivere l’Est Europa in poche parole, cosa diresti? La gente ha ancora una mentalità conservativa ma questa sta diventando sempre più aperta.  Quale può essere l’importanza della comicità oggi nel mondo? Te lo sto chiedendo perché stai provando a relazionare le culture con il tuo show. Penso che i popoli europei non si conoscano bene tra loro e che la comicità possa davvero farli incontrare. Dobbiamo essere più ricettivi e con […]

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Teatro

Pietro Sparacino e il suo Open Mic al Kestè

Domenica 7 aprile sono andati in scena al Kestè in Largo san Giovanni Maggiore Pignatelli Pietro Sparacino e i partecipanti al suo workshop, regalando ai presenti una serata piena di risate e di satira, ingredienti principali della Stand Up Comedy. Open Mic con Pietro Sparacino La serata è stata condotta da Pietro Sparacino, volto noto della Stand Up Comedy italiana, che facendo le veci di presentatore ha scaldato il pubblico in sala con le sue nuove freddure e ha dato il via allo spettacolo, introducendo i comedians che hanno partecipato al suo workshop di due giorni: il primo della lista è stato Vincenzo Comunale, habitué del Kestè che ha portato in scena la sua ipocondria, rinnovando il concetto di art attack. Dopo è stato il turno di Simone Del Re, che per inaugurare la sua prima volta sul palco ha parlato del singolare disturbo che gli conferisce capacità fuori dal comune: l’anorgasmia. Il testimone è poi passato ad Adriano Sacchettini, che ha suscitato ilarità nel pubblico ammettendo di aver portato «un monologo mancato» basato sulla sfiga, elemento caratterizzante della sua vita. Dopo è toccato a Flavio Verdino, che ha fatto un tuffo nel passato portandoci nella sua infanzia dominata dalla presenza di Alberto Manzi con Non è mai troppo tardi, passando poi per la pubertà con il monologo di Bruno Chessa e l’iniziazione che ogni giovane uomo affronta con il preservativo. Unica donna della serata e reginetta del Kestè Abbash, Gina Luongo ha “difeso” la politica del ministro degli Interni spiegando le vere motivazioni alle base delle sue scelte, parlandoci anche del suo approccio al buddhismo. Gina ha poi lasciato il palco ad un nuovo e promettente volto della Stand Up Comedy: Davide Pariante, che facendo del suo cognome una garanzia ha spiegato al pubblico le regole ferree che vigono tra i militari. Restando sempre in tema di imposizioni, Davide DDL ha intrattenuto il pubblico parlandoci del flagello di chi costringe gli altri ad ascoltare messaggi vocali lunghissimi e, conscio di far parte di questa categoria, ha coinvolto il pubblico in uno scherzo che probabilmente minerà l’amicizia con il suo migliore amico. Altro volto noto agli avventori del Kestè è Stefano Viggiani, che ha parlato della disoccupazione come strumento di rivolta verso la società e di come ha coinvolto in questa ribellione anche i genitori, educandoli al nuovo credo. A concludere la serata è stato Dylan Selina con un monologo sull’omosessualità, mettendo in scena gli stereotipi legati alla sua sua sessualità ma anche i lati comici legati a questi concetti. Ancora una volta la Stand Up Comedy ha saputo far divertire senza però scadere nel banale o nella comicità fine a se stessa, dimostrando anche l’utilità che il workshop di Pietro Sparacino ha avuto sia sui nuovi comedians che sui veterani.   Fonte foto: https://www.facebook.com/events/1840872796019049/  

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Francesco de Carlo live 2019. Recensione dello spettacolo

Una serata di puro divertimento si è consumata domenica al Kesté di Napoli con lo spettacolo di stand up comedy Francesco de Carlo live 2019, prima tappa del tour primaverile/estivo del comico romano che abbiamo anche avuto modo di intervistare alcuni giorni fa. Resoconto dello spettacolo del Francesco de Carlo live 2019 Ad aprire la serata è stato Adriano Sacchettini, comico locale già noto nell’ambiente del Kesté che si è lanciato in una profonda riflessione su un problema che lo affligge: «il pene moscio» e la relativa operazione a cui si è sottoposto nel tentativo di risolverlo. Oltre a narrare la sua storia dai risvolti esilaranti Adriano ha ironicamente commentato il suo ruolo di opener dello spettacolo, dicendo «lo so già che quando lo spettacolo di de Carlo sarà finito e saremo saliti sopra voi farete gli applausi soltanto a lui!». E dopo questo simpatico antipasto ecco giungere la portata principale: Francesco de Carlo. Il monologo di un’ora si apre con una riflessione sui 40 anni, un’età in cui «Non riesci più a farti ‘na bevuta» e diventi anche «più cinico e anaffettivo».Il comico si lancia così in un discorso lungo e profondo, in cui non fa sconti a nessuno: la crisi della sinistra e la critica ai “nuovi” fascisti, l’odio verso i «vecchi di merda» e i bambini nei luoghi pubblici, gli appuntamenti al buio a 40 anni e, naturalmente, le esperienze come comico nell’Inghilterra della Brexit (narrate, come saprà chi lo segue, nel programma Rai Tutta colpa della Brexit). Il tutto accompagnato dal tipico accento romanesco e da una forte componente fisica e caricaturale, con cui il comico ha enfatizzato gli eventi e i personaggi descritti tramite balletti e imitazioni vocali a tratti cartooneschi. Francesco de Carlo costruisce con la sua comicità un personaggio divertente e irresistibile, ma allo stesso tempo cinico e scorretto. Un esempio lampante di quanto appena descritto all’interno del suo spettacolo è rappresentato dal suo interloquire continuamente con il pubblico, fingendo di “filtrare” con una ragazza seduta in prima fila o interrompendo lo spettacolo per farsi portare una birra da bere. Ma il perno centrale del monologo di Francesco de Carlo è stato senza dubbio il populismo, analizzato e schernito in ogni sua sfumatura: dai novax ai terrapiattisti, fino alla sfiducia che il popolo nutre nei confronti delle istituzioni. Le altre tappe del tour Dopo Napoli il Francesco de Carlo live 2019 toccherà le città di Pisa, Padova, Venezia, Conegliano e Cagliari. Un lungo tour che, ricordiamo, servirà per promuovere Cose di questo mondo, lo special di stand up comedy presto disponibile su Netflix. Ma invitiamo caldamente chi può ad andare ad assistere dal vivo allo spettacolo del comico romano, narratore di una storia personale che è anche la nostra, con tutte le dovute paranoie e ossessioni che la caratterizzano pronte ad essere esorcizzate da una sana risata.

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Teatro

Saverio Raimondo, incontro del terzo tipo al Kestè

Come anticipato nella precedente intervista, Saverio Raimondo si è esibito al Kestè, domenica sera 17 marzo. L’umanità è sommersa da miriadi di dubbi e, probabilmente, molti di questi non li risolveremo mai. Allora ci armiamo di pazienza e facciamo filosofia e ci serviamo del potere dell’immaginazione e ricorriamo alla scienza o alla religione, ma molti sono i quesiti a cui non siamo riusciti a dare ancora una risposta: da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? Esistono gli extraterrestri? Sapete, con l’approdo di Saverio Raimondo a Napoli, alla luce di quanto assistito domenica al Kestè, sono pronta a fornirvi le prove di vita aliena nel cosmo. Agli scettici mi sento di dire:«Vi tengono nascosta una verità indicibile, le testimonianze dell’esistenza aliena sono inopinabili e dovreste seguire Saverio Raimondo per convincervene». Non ho ben capito da quali viaggi interstellari provenga questo straniero, ma certo è che lui non appartiene al pianeta Terra. Non è verde e non è dotato di navicella spaziale. Possiede ben tre occhi, di cui uno grandissimo, che è quello comico. È lungo di poco, ha una voce buffa ed è alquanto indisciplinato, ma la sociologia aliena è materia ancora tutta da esplorare e non sono riuscita a redigere una tesi psicosociale in merito per spiegare la genialità che si cela nella sua irriverente comicità. Saverio Raimondo e il suo spettacolo Ad aprire lo spettacolo del 17 marzo ci pensano Maristella Losacco, con la sua irriverente comicità al femminile e un’adolescenza travagliata alle spalle, e Vincenzo Comunale, un giovanissimo talento partenopeo della comicità che, con sguardo vigile nei confronti della realtà, riesce con maestria a scaldare il pubblico di Saverio Raimondo. Quella di Vincenzo è una personalità artistica luminosa, dall’anima zen e il senso dell’umorismo trascinante. La sua positività è contagiosa. A breve, tra l’altro, sarà in scena il suo primo spettacolo al Kestè. Saverio Raimondo si è presentato al pubblico coniugando i congiuntivi, a causa del suo timore di essere scambiato per Di Maio, considerata l’innegabile somiglianza. Stiamo parlando di un’eccellenza della satira odierna, ma prima ancora Saverio Raimondo è un ansioso, sin dalla nascita, grazie a una madre apprensiva. L’ansia è, praticamente, la sua forza. Saverio ha scritto un libro su di essa (dal titolo Stiamo calmi. Come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare l’ansia) perché ritiene che l’ansia meriti di trionfare su una civiltà che vive un’epoca di deresponsabilizzazione collettiva. Così ha imparato a convivere e a scherzare su questo sentimento, che per lui rappresenta ormai la forza motrice che lo spinge a migliorarsi. Nel suo tipico stile americano e senza mai prendersi sul serio, in un cocktail di humour surreale, comicità demenziale e paradossi, il nostro satiro offre il suo punto di vista politicamente scorretto sulle contraddizioni più profonde della società. Ci parla di disabilità, di Chiesa, di donne, di sesso, di perversioni feticiste (e di cunningulus!) con uno spirito estremamente romantico e sentimentale, ma a questo punto mi limiterei a mostrarvi una foto, perché ogni mia parola non sarebbe abbastanza. La satira di […]

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