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Eroica Fenice

La Tag: procida contiene 5 articoli

Napoli & Dintorni

I quaderni di Marcopolo: la nuova guida è sulle coste amalfitane, Capri, Ischia, Procida

Coste amalfitane, Capri, Ischia, Procida ed i tesori nascosti della costiera queste e mille mila altre informazioni sono presenti nella nuova guida di Marcopolo “costiera”. Il progetto tutto nuovo appartenente alla collana “I quaderni di marcopolo”, questa, si arricchisce e si rinnova di tante novità per i molti lettori e viaggiatori in cerca delle più particolari informazioni sulle scenografiche località della società amalfitana. Nella magica cornice del prestigioso hotel Romeo di Napoli, Luigi Pignataro ha introdotto il nuovo libretto, sulle coste amalfitane,  arricchito di spettacolari fotografie, sublimi perle per i soggiorni dei viaggiatori e cento e più luoghi dove recarsi per assaggiare la migliore cucina tradizionale caratteristica delle coste mediterranee. Corrado Azzolini, direttore editoriale di Alma Media, si dimostra entusiasta del nuovo progetto affermando che “in una realtà sicuramente non facile, come quella che sta vivendo oggi l’editoria, abbiamo con coraggio progettato questo stupendo lavoro che offre ai nostri lettori tutte le risposte necessarie ai suoi quesiti”. E cosi anche il nuovo amministratore delegato di Alma Media, Andrea Baracco, che con fierezza illustra il finito lavoro. I quaderni di Marcopolo, una presentazione stellata Dal balcone del Romeo Hotel, con intorno la cornice magica del Vesuvio ed in lontananza la sagoma di Ischia, chef stellati e maestri pizzaioli hanno offerto alla platea i migliori ingredienti della terra campana rivisitati in modo magistrale. Da quella stessa veduta presente all’interno di “costiera” ci spostiamo con l’immaginazione tra i profumi di Capri, tra le righe della monografia che celano i segreti più nascosti di questi magici posti. Più di 500 gli indirizzi dedicati agli hotel ed alle dimore scelte per i turisti nelle coste amalfitane, 1000 fotografie ed altrettante cartine, mappe tematiche ed indicazioni pratiche per raggiungere le mete prescelte. Insomma, tutto spiegato alla perfezione nella presentazione di Marcopolo sui “quaderni-diari di viaggio”. Varie sono anche le testimonianze di personaggi illustri, all’interno della guida, che narrano con i propri sensi le esperie legate ai luoghi descritti. Ne “I quaderni di Marcopolo” essi raccontano i propri viaggi, le loro avventure, i ricordi che inevitabilmente vengono lasciati all’interno di ogni luogo che viene visitato, insieme ovviamente anche a quelli che ogni viaggiatore porta con se. Ed è proprio questo il senso della descrizione minuziosa di “costiera”: rendere il viaggio nelle coste amalfitane, dall’andata al ritorno, una sicurezza. Permettere al turista di programmare anche emozionalmente il proprio tragitto, di dare l’opportunità a 360° di scoprire i posti, nascosti o visibili, dell’amata costiera amalfitana, di Capri, di Ischia, di Procida. Non ci resta quindi che prendere per mano i nostri accompagnatori, di custodire gelosamente sottobraccio la nostra guida, e di partire all’avventura.

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Napoli & Dintorni

PedalòNA, una traversata in pedalò per l’ambiente

‘A Pedivella e l’Associazione Culturale Habibì domenica 18 giugno si faranno promotrici dell’iniziativa denominata ‘a PedalòNA, con il patrocinio di Cicloverdi FIAB Napoli, Legambiente Campania Onlus e WWF Napoli. La traversata ciclistica sarà effettuata con un pedalò, attraversando le acque del canale di Procida percorrendo i 5Km che separano l’isola flegrea dal Monte di Procida. La Capitaneria di porto ha fin da subito dato il nullaosta nei confronti dell’iniziativa, controllando che tutto procederà senza intoppi ed assicurandosi che le manovre saranno sempre sicure. Gli organizzatori lanciano uno slogan per promuovere la loro PedalòNA «La bicicletta non deve avere ostacoli». Habibì che aveva come luogo di aggregazione ‘a Pedivella, il ciclocafè di piazzetta Nilo a Napoli, è l’associazione che promuove da sempre una mobilità sostenibile ed alternativa, così come chi ha deciso di patrocinare ‘a PedalòNA. Dalle ore sette del mattino, prevedendo una durata di circa tre ore e mezza, i membri delle associazioni promotrici partiranno con un pedalò scortato da un gommone, per salvaguardare la sicurezza dell’iniziativa. Sarà lanciato un forte messaggio riferito alla necessità di una mobilità sostenibile. La scelta del piccolo tratto di mare non è stata casuale. È necessario sensibilizzare i cittadini all’uso della bicicletta anche durante il periodo delle vacanze estive, promuovendo l’uso del mezzo con incentivi. In molti Paesi il trasporto della bici sulle navi, sui treni, aerei e qualsiasi altro mezzo di trasporto, non prevede alcun costo aggiuntivo. Da molti anni ormai la bicicletta sembra per fortuna essere entrata di prepotenza tra gli usi e costumi dei Partenopei, complici forse le dinamiche innescate dalle amministrazioni comunali, che con l’incremento delle ZTL e con la realizzazione del cosiddetto “lungomare liberato” hanno incentivato l’uso del mezzo di trasporto che proprio quest’anno compie 200 anni. Ma non ci si può accontentare, i risultati si vedono ma sono ancora pochi.  Se lo zampino delle amministrazioni potrebbe essere anche messo in discussione, sicuramente le associazioni quali Habibì, hanno lavorato per portare culturalmente in auge nel Golfo di Napoli la bicicletta, favorendo in tutti i sensi il benessere fisico dei cittadini.  Non bisogna però trascurare inoltre l’operato delle ciclofficine, che fanno scuola su tutto ciò che riguarda la cultura della bicicletta: la macchina che a parità di lavoro disperde meno energia in assoluto e il mezzo che facilmente tutti possono imparare ad aggiustare. Un lavoro pulito quindi, NO OIL, che coinvolge trasversalmente la cittadinanza e chi amministra il territorio; è necessario l’uso delle biciclette, per un futuro più verde. «La bici aerea, leggera, quasi trasparente, è una miniera di esperienza, di gesti possibili, di cortesie e situazioni imprevedibili, è una generatrice di contatti umani, d’incontri. È, finalmente e di nuovo, l’avventura, il pellegrinaggio, la parola che acquista peso e senso nell’andare».  Emilio Rigatti, Minima Pedalia, Ediciclo, 2004  

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Eventi nazionali

Vivara, la riserva naturale a breve sarà riaperta al pubblico

Quando lo scorso febbraio il cancello di via Santa Margherita è stato riaperto dopo ben quarant’anni, probabilmente nessuno aveva creduto veramente alla riapertura definitiva del ponte che collega Procida all’isolotto di Vivara. E invece, dopo mesi e mesi di ripensamenti, di annunci poi smentiti e di rinunce, stavolta la notizia è ufficiale: Vivara sarà riaperta al pubblico il prossimo 8 Aprile. Da quella data infatti il ponte “tibetano”, che misura 362 metri di lunghezza e che ha vinto nel 2001 il Guinness World Record del ponte più lungo del mondo, permetterà il passaggio a tutti coloro che hanno atteso per anni di poter visitare finalmente Vivara. Riserva Naturale di Stato, fiore all’occhiello del golfo di Napoli e meta turistica ambitissima, l’isolotto di appena 0,4 chilometri quadrati si prepara quindi ad accogliere migliaia di visitatori, provenienti da ogni parte del mondo. «È un gran risultato», ha affermato Antonio Carannante, assessore del Comune di Procida con delega a Vivara. «Vivara tornerà finalmente alla comunità. Riaprirà con la consapevolezza di essere in tutto e per tutto una riserva naturale, che ci impegneremo a tutelare e a proteggere e che renderemo finalmente visibile a tutti», ha aggiunto poi, tradendo una certa emozione in attesa della cerimonia inaugurale che si terrà il prossimo 7 Aprile,  con la partecipazione del sindaco di Procida Raimondo Ambrosino e di tutta l’amministrazione comunale. La riapertura di Vivara tra intese, accordi e conflitti: una vittoria comune  A La Repubblica Antonio Carannante ha dichiarato: «io fin quando non vedrò quel portone riaperto, non ci crederò ancora», scherzando sull’apertura di Vivara al pubblico. Parole forse goliardiche, ma che invece fanno perfettamente intuire il clima di tensione e carico di aspettative che ha accompagnato in questi anni la dura battaglia per restituire l’isola alla comunità e al pubblico. Infatti nonostante Vivara abbia un proprio Comitato di Gestione e sia stata dichiarata Riserva Naturale di Stato sin dal 2012, rimane pur sempre un territorio privato, di proprietà della Fondazione Albano Francescano. Una serie di accordi e di intese, spesso non immuni da divergenze di vedute e conflitti, stipulati tra questi due enti e il Comune di Procida e la Soprintendenza dei beni e delle attività culturali hanno però alla fine prodotto il risultato sperato: quello di mettere in sicurezza l’isola e di renderla visitabile. Proprio a questo scopo, la ringhiera del ponte che collega Vivara all’isola di Arturo è stata ulteriormente innalzata di 10 centimetri, mentre un nuovo parapetto è stato allestito per rendere agibile la traversata. Inoltre, una serie di corsi saranno organizzati nei prossimi mesi per preparare nuove guide turistiche che accompagneranno i visitatori (attesi a migliaia) e che li istruiranno sulla storia dell’isolotto e sui ruderi borbonici ancora visibili lungo il tragitto che conduce al cuore dell’isolotto. Coi suoi sentieri, gli scavi archeologici (ai quali probabilmente sarà dedicato nel prossimo futuro anche un progetto dell’Università di Napoli Suor Orsola Benincasa) e un paesaggio naturale tra i più belli e suggestivi al mondo, Vivara si prepara dunque a tornare una delle protagoniste […]

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Attualità

Procida, riaperto al pubblico l’ex carcere di Terra Murata

Terra Murata. Da ex carcere di Procida a polo culturale. Nonostante possa sembrare un’idea bizzarra quella di assimilare l’arte alla prigionia, è proprio dall’ideale della bellezza intravista da dietro le sbarre che muove quest’iniziativa del Comune di Procida. L’avranno capito per primi i detenuti dell’ex penitenziario, quando davanti ai loro occhi il mare, quieto o burrascoso che fosse, finiva inevitabilmente per acquistare il senso della libertà negata, scomposta in tanti piccoli rettangoli d’azzurro quante erano le vecchie sbarre arrugginite a delimitarne il perimetro. L’avranno capito poi i procidani, amputati nella loro coscienza identitaria del nucleo più antico della storia dell’isola, rappresentato dal borgo di Terra Murata, dove sorge appunto la fortezza. L’avrà capito il regista Nanni Loy che nel 1971 non trovò scenografia migliore di Terra Murata per girare il film “Detenuto in attesa di giudizio”, con protagonista Alberto Sordi. L’avranno capito anche i ragazzini del posto che ogni giorno accoglievano la sfida che i viottoli impervi dell’altura a picco sul mare proponevano loro, scavalcando muri di cinta, cancelli e steccati per inerpicarsi lassù, dove il fragore delle onde viene amplificato dal vento e il brivido del proibito corteggia spudoratamente la voglia di esplorare quelle celle buie e anguste. Ebbene, associazioni culturali, volontari e semplici cittadini dell’isola di Procida hanno deciso, insieme alle istituzioni comunali, di assecondare il desiderio di quanti vogliono vedere cosa si celi dietro le mura fortificate dell’ex carcere, annunciandone la riapertura parziale al pubblico a partire dal prossimo 15 Novembre. Roccaforte, residenza signorile, prigione borbonica e penitenziario: le quattro vite di Palazzo d’Avalos di Terra Murata Se si decide di salire a piedi verso Terra Murata, bisogna prepararsi in anticipo all’idea di un percorso affascinante, in cui persino l’erica e i sassi ai margini dei sentieri raccontano storie. Tutto ha inizio nel 1529, quando Carlo V d’Asburgo assegnò Procida ai d’Avalos, i quali lasciarono una forte impronta sull’assetto urbanistico dell’isola. Fu in particolare Innico d’Avalos a trasformare l’allora Borgo di Terra Casata in Borgo di Terra Murata; e proprio a lui si deve l’edificazione dell’ex carcere, inizialmente un edificio dalla doppia funzione di residenza signorile e di fortezza, cui fu dato il nome di Castello d’Avalos. Il fossato antistante trasformato in piazza d’armi, la facciata a picco sul mare fortificata e l’aspetto elegante di quella rivolta a sud furono il frutto del minuzioso lavoro dei due architetti Giovan Battista Cavagna e Benvenuto Torelli. Se si pensa che il progetto determinò l’abolizione della porta di Sant’Angelo e la soppressione del percorso che collegava Terra Murata direttamente al porto, provocando il successivo insediamento della Corricella, allora si può facilmente comprendere il valore di quest’opera nel conferire a Procida l’aspetto che è riuscita a conservare fino ad oggi. Passato ai Borbone nel 1736, il Castello d’Avalos fu poi adibito a residenza reale, fino alla ristrutturazione del 1815, a seguito della quale fu prima una scuola militare realizzata da Ferdinando I, poi carcere borbonico voluto da Francesco I nel 1830 ed infine, dall’Unità d’Italia fino al 1988 (anno della sua chiusura), […]

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Attualità

Procida e la processione del Venerdì Santo

Non importa se voi siate ferventi cattolici, agnostici o atei: la processione del Venerdì Santo di Procida costituisce un evento di grandissima suggestione unico nel suo genere. Al di là della forte valenza sacrale, rappresenta per i procidani un simbolo d’identità, tradizione e senso di collettività. Dopo la veglia della statua del Cristo morto che inizia alle 5,00 di mattina, parte alle 7,30 dalla Terra Murata il corteo che attraversa il centro storico dell’isola e che vede sfilare i “confratelli turchini”, vestiti con un abito e un cappuccio bianco e il “mozzetto”, una mantellina, di colore azzurro, i quali portano i cosiddetti Misteri. Si tratta dei carri allegorici fatti prevalentemente in cartapesta, legno e stoffa, di dimensioni differenti e  rappresentanti episodi tratti dal Nuovo e Vecchio Testamento ai quali i procidani lavorano durante l’inverno nei cortili delle case e che vengono “svelati” solo alcune ore prima della processione. Ad aprire la processione è il suono lugubre della tromba e di tre colpi di tamburo che ricorda il suono che  accompagnava i condannati a morte nell’epoca romana e che serve a scandire il passo di chi trasporta i Misteri nel corteo. Tra i cinquanta Misteri che hanno sfilato quest’anno, oltre agli episodi tradizionali come l’Arca di Noè e l’Ultima Cena si è  fatto notare un carro singolare rappresentante Gesù con tuta arancione prigioniero in una gabbia come chiaro riferimento al pilota giordano arso vivo dall’Isis un paio di mesi fa. Dopo il corteo dei carri  la processione prosegue con la sfilata dei turchini che portano le catene che rappresentano la cattura di Cristo, poi la statua della Crocifissione e l’antica statua dell’ Addolorata che viene accompagnata da bambine che portano fiori e bambini di età inferirore a due anni in braccio dai loro padri. Tutta la popolazione partecipa alla processione e  i bambini piccoli, “gli angioletti” con abiti neri in segno di lutto finemente ricamati e un copricapo con un lungo pennacchio di derivazione spagnola, rappresentano uno degli momenti più caratteristici ed emozionanti della processione. Il corteo  funebre si chiude in maniera impressionante con la statua del Cristo morto, un’opera di Carmine Lantricene (1728), seguita dal pallio, un baldacchino funebre sorretto dai rappresentanti della Marina Militare Procidana. Il tutto si conclude con l’accompagnamento musicale della banda dell’isola. La processione del venerdì Santo dura circa tre ore e termina al porto di Marina Grande; una volta finito il corteo, le statue del Cristo Morto e dell’Addolorata vengono ricondotte nell’Abbazia di San Michele Arcangelo dove, nel primo pomeriggio, viene celebrata la famosa funzione religiosa dell’Agonia. In serata una fiaccolata riaccompagna poi le statue nella loro chiesa di appartenenza, quella di S. Tommaso. La processione, che ha tradizione antichissime e pare abbia avuto inizio nel 1627 ad opera della Confraternita dei Turchini, vede la partecipazione attiva di circa 2000 figuranti ma sono in realtà tutti i procidani che si mobilitano per attendere questo evento.  La processione del Venerdì Santo si configura così non esclusivamente come un corteo ma come una manifestazione corale di tutta la comunità procidana fiera delle proprie […]

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