Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La Tag: romanzo contiene 61 articoli

Libri

Lune di miele di Chuck Kinder per Fazi Editore: gli uomini di carta (Recensione)

Chuck Kinder, pubblicata la seconda edizione di Lune di miele Lune di miele, pubblicato per la prima volta nel 2002 dopo un ventennale lavoro di limatura da parte di Chuck Kinder, è un romanzo in pieno stile americano proposto in Italia da Fazi editore. L’autore, originario del West Virginia, è attualmente professore emerito di Inglese presso l’Università di Pittsburgh. Come in un gioco di scatole cinesi, è difficile separare l’autore dai suoi personaggi, e i personaggi – a loro volta scrittori – dai loro alter ego letterari: Kinder fu amico intimo di Raymond Carver, e a lui si ispira nel tratteggiare la figura di Ralph Crawford; l’altro grande protagonista, Jim Stark, vale invece come voce dello stesso Kinder. L’impressione che si ha leggendo Lune di miele è perciò quella di trovarsi di fronte ad un immenso tributo alla letteratura americana di tutti i tempi: da Hemingway a Philip Roth, da Jack London a Fitzgerald, tutti i grandi a stelle e strisce hanno il loro cameo nell’opera di Kinder, che li inserisce nel più generale quadro del rapporto tra lo scrittore e la propria opera. La deresponsabilizzazione in nome dell’arte: Ralph e Jim Ralph e Jim, legati da una duratura amicizia e dalla professione comune, non “scrivono” semplicemente: sono scrittori. Quello che la lunga tradizione di autori che li hanno preceduti ha restituito loro è lo stereotipo dell’artista dalla vita colma di eccessi e sopra le righe, trascinata tra alcol, droghe e sesso, tra estasi e ribellione. Per questo i due amici si persuadono a vivere il più intensamente possibile, accumulando esperienze folli da cui puntualmente traggono le loro storie. Restano però inevitabilmente invischiati nel ruolo che si sono costruiti. Convinti che solo attraverso il rifiuto di una vita “borghese” e convenzionale potranno raccontare le loro storie, si gettano in una spirale di tradimenti, prime e seconde mogli, risse e sbronze da cui ogni volta, raggiunto l’apice del parossismo, cercheranno di liberarsi con fughe, “nuove vite” e nuove “lune di miele”. Per quanto scappino lontano, però, i due restano in balìa del caos. Si lasciano travolgere dagli eventi senza riuscire a porvi un freno e senza considerare le ricadute sulle persone che li circondano; è l’indimenticabile “teoria dei tacchini”: “La pioggia comincia a cadere sulla testa di uno stupido tacchino e lui guarda in aria a bocca aperta completamente sbalordito. Poi qualche volta si dimentica di chiudere quella stupida boccaccia e glu, glu, glu, è bello che andato”. Chuck Kinder e le sue descrizioni realistiche di scenari allucinati Lo stile è diretto e spesso colorito, con la tipica vena scatologica attraverso cui viene sdoganato tutto ciò che è tradizionalmente considerato impudico e vergognoso. Tutto il testo è attraversato da una sottile ironia e da una leggerezza che ci fa sorridere anche delle situazioni più disastrose. Resta tuttavia con un velo di malinconia che funge da eco lontana di quella vita genuina verso cui i protagonisti segretamente tendono. Ralph e Jim dovranno quindi fare i conti con l’unica massima in grado di […]

... continua la lettura
Libri

Oltre le pagine. Intervista a Eleonora C. Caruso

Dopo l’esordio di Comunque vada non importa, Indiana Editore, Eleonora C. Caruso pubblica nel 2018 il suo secondo romanzo Le ferite originali edito da Mondadori. Fedele al genere della fanfiction di cui porta con sé lo pseudonimo CaskaLangley (ecco spiagata la C.), vive oggi a Milano circondata dalla sua collezione di manga. Forte e senza scrupoli, dal  linguaggio  schietto che ne rispecchia la personalità di donna che non si pone alcun limite, Eleonora C. Caruso ha risposto ad alcune delle nostre domande togliendoci qualche curiosità. Eleonora C. Caruso, Le ferite originali è il suo secondo romanzo dopo una ”pausa” di 6 anni. Nota una Eleonora più matura, non solo come persona ma anche come scrittrice? Speriamo di sì! In questi sei anni ho scritto e vissuto molto, mi auguro che il risultato sia un’opera più matura rispetto al mio primo romanzo. Tuttavia, riguardo alla “pausa”, bisogna tenere presente i tempi editoriali. Ho iniziato ad abbozzare “Le ferite originali” poco prima che uscisse “Comunque vada non importa”. Poi la promozione e le vicende private mi hanno tenuta lontana dal testo per parecchio tempo, ma era comunque già pronto due anni fa, il resto è stata soprattutto attesa… è una cosa che nessuno dice mai, agli aspiranti autori: preparatevi ad aspettare moltissimo! Nel suo secondo romanzo ‘Le ferite originali’ tutti i personaggi soffrono. Il dolore, quindi, la ispira più della gioia? Al contrario, invece: proprio perché la gioia mi ispira più del dolore, preferisco partire dal dolore per portare i personaggi i più vicini possibili alla gioia, prima della fine del libro. Le storie di dolore fini a se stesse, quelle che iniziano male e finiscono peggio, non mi piacciono molto. Alla fine, quello di cui scrivo è sempre la ricerca dell’equilibrio, con se stessi e con gli altri, ma per farlo onestamente credo sia importante partire dall’assunto che tutti soffriamo, per un motivo o per l’altro, e non c’è niente di strano in questo. Nei suoi romanzi lei tratta con sfacciata incisività e con linguaggio temerario temi come il disturbo bipolare, l’omosessualità, la bulimia, disturbi borderline della personalità: di cosa si serve per descriverli? Molta empatia e molta onestà, il resto è artigianato, cioè la voglia di scrivere e riscrivere finché non ottengo il risultato migliore nei limiti delle mie capacità attuali. Poi, ci sono i casi specifici. Per il disturbo bipolare, per esempio, prima ho ideato e scritto il personaggio di Christian, e quando sono stata sicura di conoscerlo bene l’ho sottoposto a un amico psichiatra, che mi ha indicato la terapia a cui l’avrebbe sottoposto se fosse stato un suo paziente. Per quanto riguarda l’omosessualità, invece, devo ammettere che non riesco a considerarlo un “tema”. Quando incontro un personaggio, è lui a farmi conoscere il suo orientamento sessuale. Il mio lavoro è solo dire: “ok”. C’è un pubblico preciso a cui Eleonora C. Caruso indirizza i suoi romanzi? Non ho in mente un pubblico ideale, quando scrivo, ma credo di rivolgermi ai lettori che nei romanzi non cercano rassicurazioni, questo sì. […]

... continua la lettura
Libri

Turbine di Juli Zeh, Fazi Editore pubblica il bestseller tedesco

Turbine di Juli Zeh, il romanzo bestseller in Germania Juli Zeh ha esordito nel 2005 con il romanzo Aquile e angeli e da allora si è mostrata una scrittrice prolifera e versatile: vanta numerose pubblicazioni di diversi generi (si ricordano Gioco da ragazzi, Il silenzio è un rumore, Corpus delicti, per citarne alcuni), la più recente è Turbine, bestseller tedesco nel 2016 ed edita quest’anno da Fazi Editore. Turbine di Juli Zeh, la trama in breve Unterleuten, un paese vicino Berlino, è l’ambientazione del romanzo. Un villaggio fatto di poche persone, retto da una società semi anarchica e lontano dal caos, dalla politica, dal resto del mondo, ignaro dell’esterno e ignorato da esso. È proprio per l’esigenza di prendere le distanze da tutti che Gerard, insieme alla moglie Jule e alla figlia di pochi mesi Sophie, decide di trasferirvisi, senza sapere «che ci si può sentire stretti persino in un paese di duecento abitanti». I due, che si trovano in un momento poco idilliaco della loro vita insieme, vedono devastata la tranquillità del posto da colui che chiamano la bestia, Shaller, un meccanico che inquina l’aria bruciando rottami e pneumatici. In una villa poco distante si sono trasferiti da poco la bella Linda, appassionata di cavalli, e il fidanzato Frederik, amante dei videogiochi. Attorno alle vite dei protagonisti, e dei tantissimi altri personaggi presentati, ruotano le vicende di Kron e Gombrowski, la cui inimicizia risale a tempo addietro. Su questo scenario si inserisce il periodo storico del socialismo e della campagna di collettivizzazione del Novecento.  Turbine: una lettura impegnativa, ma scorrevole Turbine è una lettura impegnativa, non soltanto per la lunghezza del romanzo, ma anche per la storia raccontata, ma Juli Zeh, attraverso uno stile fluido, è riuscita a conquistarmi pagina dopo pagina portandomi ad una conclusione inaspettata che, per un po’, mi ha lasciato l’amaro in bocca. La scrittrice ci presenta tutti i personaggi poco per volta, e lo fa in maniera dettagliata, così che il lettore abbia un quadro completo di ognuno. Eppure nonostante quella completezza, l’intrico di rabbia, odio, segreti che provengono da un passato lontanissimo, sono venuti fuori poco alla volta. Unterleuten, quel villaggio presentato, almeno nelle prime pagine, come un luogo idilliaco, crolla sotto il “turbine” della violenza, e con esso anche i suoi abitanti. E la descrizione placida dell’ambientazione sopisce sempre di più, fino a diventare fosca e ombrosa, fino a prendere consapevolezza che «l’unica libertà che resta è quella di opporsi, per essere responsabili almeno della propria infelicità».      

... continua la lettura
Libri

Lamentation, il romanzo d’apertura alla “Jay Porter Series” di Joe Clifford

Disponibile nelle nostre librerie dal 3 maggio grazie a CasaSirio Editore e all’impeccabile traduzione di Alessandra Brunetti, Lamentation è il romanzo – uscito nel 2014 – che apre la serie che ha per protagonista Jay Porter, scritta dall’acclamato autore americano Joe Clifford. Siamo nell’anonima cittadina di provincia di Ashton dove vive, da solo ormai da anni, il giovane Jay Porter cercando di sopravvivere onestamente con dei lavori saltuari. Lasciato dall’unica ragazza che abbia mai amato – e ami – Jenny che ha portato con sé Aiden, il loro figlioletto di quasi due anni e che ora convive con il compagno Brody, Jay può contare unicamente sull’amico di infanzia Charlie dopo l’incidente nel quale sono morti i genitori e la sparizione del fratello maggiore Chris diventato un tossicodipendente. È proprio quest’ultimo a tornare nella sua vita con una sconvolgente scoperta che coinvolgerà il protagonista in una storia rocambolesca ammantata di mistero; un mistero che Jay, inizialmente restio a crederci visti i burrascosi trascorsi con il fratello paranoico e problematico, deciderà di risolvere a tutti i costi pur di aiutare, per l’ennesima volta, Chris a smascherare la potente e influente famiglia locale dei Lombardi. “Lamentation” di Joe Clifford : il riscatto degli ultimi Scritto con uno stile discorsivo scorrevole e semplice, il lavoro di Joe Clifford scopre sin da subito le sue carte in quanto a intenti: portare l’attenzione dei lettori sulla dipendenza. Dipendenza non soltanto dalla droga – che l’autore conosce bene visti i suoi trascorsi con l’eroina seguiti dal lungo e difficile percorso della riabilitazione affrontato per disintossicarsi – ma, anche, la dipendenza nell’ostinarsi a insistere nell’adottare comportamenti sbagliati e dai legami familiari. Per quanto riguarda la prima, centrale è il personaggio di Chris, al quale si affiancano altre figure di giovani che, come lui, si sono persi a causa della droga; mentre, in relazione alle altre due, è Jay a esserne l’esempio lampante. Il protagonista, infatti, sa di dover lasciar perdere il fratello per il quale ha perso tanto nella vita; eppure, proprio per il loro legame di sangue, non riesce a disinteressarsi di lui lasciandolo a se stesso e ai suoi problemi. Il tema principale del romanzo – a cui fa da sfondo il minaccioso monte Lamentation – si sviluppa ed evolve in una maniera unica e trasudante suspense grazie a una trama in cui non mancano giochi di potere, aggressioni, omicidi e segreti inconfessabili che, se resi di pubblico dominio, provocherebbero dei danni irreparabili. L’arduo compito di Jay sarà proprio quello di fare giustizia non soltanto per il bene delle persone a lui care ma anche per quello dell’intera comunità ignara dell’altro mostro, oltre a quello della droga, che agisce indisturbato ad Ashton provocando dolore alle sue innocenti vittime. Lamentation è un’opera matura nella quale gli ultimi riescono, seppur faticosamente, a ottenere il loro riscatto in un mondo che, troppo spesso, volta loro le spalle emarginandoli e facendoli sentire inutili quando, invece, a ogni vita umana, persino quando si tratti della più derelitta, dovrebbe essere riconosciuto il proprio incalcolabile valore.

... continua la lettura
Libri

“Ripley Bogle” di Robert McLiam Wilson, (auto)biografia di un giovane senzatetto irlandese

In uscita oggi per la Fazi Editore, Ripley Bogle è il romanzo d’esordio dello scrittore nordirlandese Robert McLiam Wilson. La storia ha per protagonista Ripley Bogle, un ventiduenne originario di Belfast finito a vivere come un barbone a Londra. Incallito bevitore e fumatore, il giovane racconta in prima persona, rivolgendosi in maniera schietta e diretta al lettore, episodi della sua vita presente e passata descrivendo con incredibile lucidità e precisione i luoghi da lui visti e frequentati, le persone conosciute e, in particolar modo, i suoi stati fisici e mentali. Figlio di una prostituta irlandese e di un alcolizzato gallese, il Ripley bambino ha da subito dovuto fare i conti con la problematica e violenta realtà del suo Paese coinvolto, dalla fine degli anni ’60 alla fine degli anni ‘90, in quelli che furono definiti “The Troubles” (“i disordini”) che vedevano contrapporsi i cattolici ai protestanti in una guerriglia sanguinosa e quotidiana. Scacciato a sedici anni per il suo amore proibito verso una ragazza protestante, Ripley finisce in strada. Una piccola parentesi di “normalità” il protagonista sembra trovarla durante il semestre come studente del facoltoso Trinity College di Cambridge dal quale, tuttavia, verrà allontanato perché reputato non adatto a quell’ambiente troppo bene e troppo aristocratico per uno come lui. È a Londra che, l’inesorabile declino iniziato anni addietro, riprende da dove si era interrotto e del quale lui stesso non fa mistero ma, anzi, parla senza celare i contrastanti sentimenti che lo agitano al rievocarne i dettagli conducendo delle riflessioni profonde e impressionanti. “Ripley Bogle” di McLiam Wilson, “Il dolore è il latte versato del rimpianto” Edito per la prima volta nel 1989 in Gran Bretagna, il romanzo di McLiam Wilson si aggiudicò il prestigioso Rooney Prize per la letteratura irlandese per poi essere adattato, per ben due volte, per il teatro. Nell’opera, che l’autore scrisse a soli 23 anni, si riscontrano molte somiglianze tra il creatore e il suo personaggio: entrambi sono nati a Belfast, hanno frequentato l’università di Cambridge per poi lasciarla e hanno vissuto per strada. Queste analogie servono a chiarire l’origine della forza narrativa che pervade il romanzo – la cui narrazione si sviluppa nell’arco temporale di quattro giorni – perché solo chi ha vissuto sulla propria pelle una determinata esperienza è in grado di descriverla in una maniera tale da farla risultare di grande impatto. Questo impatto è poi aumentato ed enfatizzato dal linguaggio di Ripley: crudo, triviale, in altre parole, vero. Vero come sono le sue emozioni, i suoi rimorsi e i suoi rimpianti che, come la sua condizione, sono fonte di un dolore che non si attenua, che non lo abbandona un solo istante della sua miserabile vita di reietto posto ai margini della società come i personaggi di Charles Dickens da lui stesso spesso citati. Tuttavia, per il giovane, intelligente e bel Ripley Bogle dagli occhi verdi non c’è alcun riscatto sociale ma soltanto un lento procedere nella foschia di Trafalgar Square, con una sigaretta tra le labbra e uno stomaco vuoto da dover […]

... continua la lettura
Libri

Grande Madre Acqua, il toccante romanzo di Živko Čingo

Pubblicato da CasaSirio Editore il 3 maggio, Grande Madre Acqua è il toccante romanzo dell’autore Živko Čingo dal quale, nel 2004, è stato anche tratto l’omonimo film Golemata Voda (The Great Water) scritto e diretto dal regista Ivo Trajkov. A narrare i fatti in prima persona rievocando i ricordi della sua infanzia è Lem, un orfano “accolto” nell’orfanotrofio chiamato “Chiarezza” – un istituto in cui prima venivano curate le persone con problemi mentali conosciuto come “Città della Pace” – che torna indietro nel tempo e agli anni in cui visse lì insieme ai tanti altri bambini soli o abbandonati del secondo dopoguerra. Compito di strutture come la “Chiarezza” nella Jugoslavia del presidente Tito, era quello di formare all’obbedienza e all’uniformazione grazie all’instaurazione di un clima di puro terrore al loro interno. A occuparsi di far vigere l’ordine, servendosi di metodi e modi discutibili, erano la compagna Olivera Srezoska, educatrice e assistente del direttore dell’orfanotrofio e, quest’ultimo, il compagno Ariton Iakovleski chiamato da tutti Piccolo Padre. Entrambi temuti perché capaci di una crudeltà al di fuori dell’ordinario, i due dettavano la loro legge e quella del regime a suon di punizioni corporali e umiliazioni di ogni sorta volte a piegare gli animi e la volontà dei piccoli divisi, anche tra di loro, in vittime e aguzzini. L’arrivo di Keïten, un ragazzino dal riso facile, sognatore, forte e carismatico, sarà da stimolo e da sostegno a Lem che, grazie a lui alla Grande Madre Acqua della quale riecheggia il richiamo al di là dell’altissimo muro che li imprigiona, non perderà la speranza in un futuro migliore e libero. Grande Madre Acqua, la testimonianza di un’infanzia abbandonata e maltrattata L’opera dello scrittore macedone Živko Čingo – autore, tra l’altro, di diversi racconti e pièce teatrali – indaga, nel profondo, la disperazione e il senso di impotenza di bambini inermi costretti a subire ogni tipo di ingiustizia da quegli adulti che, considerata la tenera età e la loro condizione di orfani, avrebbero dovuto sì educarli e prepararli al mondo esterno ma anche, e soprattutto, accudirli e proteggerli. È sconcertante vedere con quanta lucidità la voce narrante che, non va dimenticato, è quella di un bambino, descriva situazioni inconcepibili lasciando trasparire tutta la rabbia, la frustrazione e l’infelicità radicate nel profondo del suo animo e di quello dei suoi coetanei. Le sensazioni dolorose che Grande Madre Acqua provoca sono intensificate dalla consapevolezza di star leggendo una storia che, purtroppo, non è solo quella di Lem, di Keïten e degli altri bambini jugoslavi della “Chiarezza” all’indomani del secondo conflitto mondiale, di una storia, dunque, unica e sola fissata in un preciso momento storico. La loro è la storia di tutti gli orfani di ogni Paese ed epoca che, in fondo, come ogni essere umano, chiedono di poter sognare, di essere liberi e di ricevere l’amore di una famiglia e il calore di una Madre che, come l’acqua, li culli tra le sue braccia riportandoli alla vita.

... continua la lettura
Libri

“Primule fuori stagione”, il brillante esordio letterario di Luciana Pennino

Primule fuori stagione è il primo romanzo della scrittrice napoletana Luciana Pennino, edito da Iuppiter   Edizioni. Il libro, uscito a fine novembre 2017, racconta, in modo tragicomico, le vicende di una donna che a 46 anni si ritrova senza lavoro ed è costretta a ricominciare tutto da capo. Non a caso il romanzo si intitola Primule fuori stagione; la primula, infatti, è un fiore che rappresenta la speranza, i nuovi inizi. Come il fiore, anche la protagonista del racconto rifiorisce, ma fuori stagione, perchè non siamo in primavera. Le primule sono i primi fiori a sbocciare dopo il lungo inverno. Al contrario, le “primule” della Pennino rinascono proprio alla soglia della stagione fredda. «Comunque vada tra noi, vorrei che la primula rimanesse la tua pianta preferita… è il simbolo della rinascita, della speranza, dei nuovi inizi…». La storia è ambientata a Napoli, città in cui risiede anche l’autrice stessa, ma la protagonista – a cui la Pennino ha scelto di non dare un nome, perché, ha dichiarato, “sapevo che ciò avrebbe contribuito all’identificazione da parte di molte donne, creando un’empatia maggiore tra il soggetto di cui si narra e chi legge” – ha vissuto anche a Milano e rivive i ricordi legati al periodo trascorso nel capoluogo lombardo. L’intero romanzo costituisce un lungo monologo della protagonista scandito dalle vicende dolorose e, allo stesso tempo, comiche della sua vita e dei personaggi che incontra sul suo cammino. Primule fuori stagione: la forza di ricominciare raccontata da Luciana Pennino Dato il clima di precarietà che caratterizza la società odierna, non è difficile immedesimarsi nella storia della protagonista del romanzo di Luciana Pennino: una donna di 46 anni, residente a Napoli, che, dopo una lunga carriera, perde il rassicurante posto fisso e si ritrova a fare i conti con la vita e la sua imprevedibilità. La perdita del lavoro comporta ovviamente smarrimento e coincide con la perdita della propria collocazione sociale e personale. La vita sembra subire una battuta d’arresto. La piatta ma confortante routine quotidiana della protagonista viene improvvisamente sconvolta da un terremoto che fa crollare ogni certezza, scombina tutti i suoi piani, costringendola a cambiare tutto, a rivedere le sue priorità, a rimettersi in discussione alla soglia dei cinquant’anni, proprio quando credeva di aver raggiunto finalmente un equilibrio personale, avendo fatto pace col passato. Inizia, invece, un lungo e doloroso percorso, un viaggio verso l’ignoto, un salto nel vuoto. “Nel reagire a questa notizia sconquassante, mi si rivela l’esistenza di un vasto assortimento di stati d’animo, balordamente antitetici, che vanno da un infinito senso di scoramento a un’esaltazione immotivata, da una rabbia acuta e sorda a un abbandono fatalistico a quel che sarà, da uno sconvolgente smarrimento a una reattività incontrollata. Nulla, però, rispetto all’emozione che mi scorterà a lungo: la paura!”. Tuttavia, è proprio quando la terra sotto ai piedi viene a mancare, che la protagonista – tornata a lavorare a Napoli dopo una parentesi lavorativa a Milano e una storia d’amore finita male – riscopre se stessa, trovando la forza di […]

... continua la lettura
Libri

La casa in riva al lago, un romanzo della scrittrice australiana Ella Carey

La casa in riva al lago è un romanzo di genere sentimentale dell’autrice australiana Ella Carey pubblicato da Newton Compton Editori. Anna è una giovane donna che gestisce con successo il suo Italian Café insieme all’amica e socia Cass nella città di San Francisco conducendo una vita tranquilla dedita al lavoro e al prendersi cura dell’amato nonno novantaquattrenne Max. Fuggito dalla Germania orientale negli Stati Uniti, in seguito all’invasione sovietica negli anni della Seconda Guerra Mondiale, l’uomo non le ha mai raccontato nulla del suo passato fino a quando, oppresso dal peso dei ricordi dolorosi a esso legati, non le fa una richiesta particolare, anzi, bizzarra, che Anna non si sente tuttavia di rifiutare considerato il profondo affetto che la lega a lui e anche la sua età. Max vuole che la nipote si rechi nei luoghi della sua giovinezza, nel castello appartenuto alla sua aristocratica famiglia, per recuperare un oggetto di valore da lui nascosto nella sua vecchia camera e riportarglielo. Titubante, eppure fortemente intenzionata a esaudire il desiderio del nonno, Anna affronta il lungo viaggio che l’attende trovandosi a fare i conti con l’ostilità degli abitanti del luogo al solo sentir pronunciare il nome di Max Albrecht e un avvocato berlinese che si occupa per conto dei nuovi proprietari del luogo: l’avvenente Wil Jager, disposto, dopo aver ascoltato le sue motivazioni, ad aiutarla a ritrovare l’oggetto misterioso e a ricostruire insieme a lei una storia incredibile ed emozionante iniziata nel lontano 1934. La casa in riva al lago, storia di un amore mai passato Grazie all’alternanza temporale che costruisce l’intreccio narrativo, passando dagli anni ’30 del secolo scorso al 2010 e viceversa, vengono presentati sia gli avvenimenti ormai appartenenti al passato – resti tuttavia vividi e ben definiti da una descrizione accurata e ricca di particolari sui modi, i linguaggio e lo spirito di quell’epoca – sia quelli inerenti al presente anch’essi ben tratteggiati. La storia è quella di un amore senza tempo rimasto vivo in un ricordo difficile da dimenticare e, per questo motivo, ancora più doloroso da sopportare. A questo amore vanno ad aggiungersene altri come quello per la famiglia, la propria Patria e gli ideali, tutti fonte di rammarico perché carichi di rimorsi e di rimpianti. La Carey, grazie a un’ambientazione da favola altamente suggestiva – quella dell’irreale Schloss Siegel e dei luoghi della Germania dell’Est – a una trama densa di emozioni resa scorrevole anche perché scritta nella maniera più semplice e diretta possibile, a dei personaggi ben caratterizzati, ha creato un romanzo affascinante e trascinante che rende il lettore partecipe di un amore talmente forte da non essere mai passato.

... continua la lettura
Eventi/Mostre/Convegni

Maria Pia Selvaggio, le donne e la Camorra

Maria Pia Selvaggio ha presentato “Le Padrone di casa” a Terme di Telese. Ecco come è andata… Le donne irrompono sulla scena letteraria telesina togliendo il velo dell’ignoranza dei molti e accendendo un dibattito su uno degli aspetti più peculiari della camorra: il suo volto femminile. Questo l’argomento, complesso, intrigante, inedito dell’ultima opera letteraria di Maria Pia Selvaggio, “Le Padrone di casa” (Edizioni 2000diciassette), presentata sabato 24 marzo nella Sala Goccioloni delle Terme di Telese (BN), alle ore 18,00, con il patrocinio morale del Comune di Telese Terme e un parterre d’eccezione, che ha incluso il Sindaco della città, Pasquale Carofano; il Consigliere delegato alla Cultura, Giovanni Liverini; l’Assessore con delega alle Pari Opportunità, Filomena Di Mezza; Lucia Minauro, Magistrato, Consigliere presso Corte d’Appello di Napoli; Giovanna Salerno, dirigente Digos della Questura di Benevento; Alessandro Puel, Comandante Provinciale dei Carabinieri di Benevento. La voce, ammaliante, del mezzosoprano Cira Scoppa, accompagnata al violino da Mariarosaria Improta, e le letture drammaturgiche ed energiche di Esther Riccio hanno concorso a rendere ancora più ricca la serata. Dopo la visione del trailer promozionale, ad opera di Gaia Studio – di Gennaro Sebastianelli – che racconta in maniera immediata il senso del romanzo il quale unisce cronaca e fantasia, e i saluti istituzionali, si è entrati nel vivo del dibattito, moderato dalla giornalista Maria Grazia Porceddu, sviscerando l’opera nella sua doppia prospettiva, narrativa e sociale. Le padrone di casa di Maria Pia Selvaggio: femmine di rispetto Il romanzo si apre con un omicidio, caso giudiziario realmente accaduto, che fa da premessa all’intreccio perché impulso narrativo del racconto e marchio inequivocabile del milieu entro cui si svolge la vicenda. In una sera di novembre viene ucciso un boss e per una decina di anni gli inquirenti non trovano il filo che lega l’omicidio alla camorra. Non essendoci eredi, infatti, gli “affari di famiglia” erano passati sotto il controllo delle quattro sorelle del boss, le “padrone di casa”. Donne ricche, laureate, che innestano le loro attività e l’educazione ricevuta e lo fanno ferocemente, con un’attenzione e una spietatezza che lascia sbigottiti. Ma il libro va oltre. Maria Pia Selvaggio entra nell’animo delle sue protagoniste, saggiandole e attraversandole nelle loro debolezze. Ne risulta un quadro imprevisto, con donne sensibili che vogliono essere belle, che non desiderano sfiorire, che vogliono amare e essere amate e che si preoccupano di vanità come vene varicose, evidenziando quella diversità di genere con l’universo maschile che esiste ed è innegabile. Questo romanzo rappresenta un crescendo narrativo per la scrittrice, che su nove libri all’attivo, sceglie di incentrarne cinque su figure femminili particolarmente forti, controverse e discutibili sotto diversi aspetti, fino ad arrivare alle feroci padrone di casa di quest’ultimo lavoro. Un eloquio seducente per una realtà spietata Con l’intervento dell’avvocato Di Mezza, scopriamo che la camorra da tempo conosce le cosiddette “femmine di rispetto”, perché ha un sistema organizzativo orizzontale che consente un avvicendamento, una successione non formalizzata tra capi e che può prevedere, se necessario, anche leaders femminili, talvolta più determinati e più efferati dei […]

... continua la lettura
Libri

A misura d’uomo, l’esordio d’autore di Roberto Camurri

Si intitola A misura d’uomo il romanzo d’esordio di Roberto Camurri, giovane autore emiliano, pubblicato per NN editore il 25 gennaio scorso. Si tratta di un romanzo di racconti, in cui si intrecciano le vite di diversi personaggi, costantemente alle prese con un senso di malessere e pervasi da incomprensibili sensi di colpa e dalla voglia di evadere dalla realtà di provincia. Le vicende dei protagonisti del primo libro di Camurri sono infatti ambientate a Fabbrico, un paese di poche anime in provincia di Reggio Emilia, circondato da campi e con sole due strade, di cui è originario lo stesso autore. A misura d’uomo: storie d’amore e di amicizia in un paese di provincia Davide e Valerio si conoscono da bambini, sono nati e cresciuti a Fabbrico, paesino dell’Emilia “a misura d’uomo”, a cui sono molto legati, ma che a un certo punto sembra opprimerli, trascinandoli in una spirale di smarrimento e inquietudine. La loro è un’amicizia solida e vera. Una sera d’estate Davide incontra Anela. I due si innamorano e iniziano una relazione. L’arrivo di Anela crea inevitabilmente una spaccatura tra i due amici che, infatti, ben presto si allontanano. Un giorno Valerio decide di lasciare il paese e di partire per la città per costruire il suo futuro, così Davide inizia a perdersi… « Lì, appoggiata alla finestra chiusa, dietro i vasi che strabordavano d’acqua, si era sentita un’intrusa, come se assistesse a uno spettacolo che non riusciva a capire fino in fondo, come se la sua presenza fosse parte di un triangolo, un vertice che doveva esserci solo per non far perdere consistenza a quella che sarebbe stata una retta infinita, destinata al precipizio ». Al racconto del triangolo d’amore e di amicizia che unisce Davide, Valerio e Anela si intrecciano le storie di altri personaggi, amici dei protagonisti, ai quali sono legati da un filo fatto di sogni, paure e “male di vivere“. Ci sono la bella Elena e il fragile Mario, Paolo e l’audace Maddalena, Luigi, il partigiano Giuseppe e la vecchia Bice, proprietaria del bar del paese, dove i protagonisti si ritrovano per scambiarsi confidenze tra un caffè o una sambuca. I “quadri” di Roberto Camurri Camurri ha uno stile di scrittura personale e molto particolare. Come detto, la sua opera d’esordio è un romanzo di racconti che ha come nucleo la relazione tra Valerio, Anela e Davide, attorno alla quale si intessono le storie di altri personaggi. I racconti però non seguono una precisa sequenza temporale. L’autore ha infatti scelto di operare continui salti temporali. Tra flash back e balzi in avanti nel tempo, Camurri costruisce scene che costituiscono storie a sé, ma che si intersecano e amalgamano perfettamente tra loro. A misura d’uomo è un romanzo che parla d’amore, d’amicizia, di vita e di morte, che racconta sentimenti ed emozioni contrastanti, in modo autentico, con un linguaggio semplice, rapido, a tratti delicato, a tratti grezzo e viscerale. L’autore “trascina” letteralmente il lettore nella narrazione, creando empatia tra i personaggi e il lettore. […]

... continua la lettura