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Eroica Fenice

La Tag: romanzo contiene 64 articoli

Libri

Quattro madri, un romanzo di Shifra Horn sul coraggio delle donne sole

Fazi Editore, dopo aver tradotto e pubblicato alcune delle sue opere, propone l’ultima edizione del primo romanzo della famosa e pluripremiata autrice israeliana Shifra Horn, Quattro madri. Ambientato a Gerusalemme, il romanzo segue le vicende di quattro generazioni di donne appartenenti alla stessa famiglia. La storia, narrata da Amal, inizia dal racconto della sua nascita, avvenuta nel 1948 nel letto di ottone della bisnonna Sarah, per poi procedere a ritroso nel tempo. È così che il lettore fa la conoscenza di Mazal, la capostipite e madre di Sarah, che allevò da sola la figlia dopo averla fatta nascere quando era poco più che una ragazzina. Ed è con lei che comincia la maledizione di queste donne così diverse l’una dall’altra ma destinate, dopo l’arrivo di una femmina nella loro casa, a essere abbandonate dai mariti. Questa stessa sorte, infatti, tocca a Sarah – la più bella tra le donne di Gerusalemme – che con i suoi lunghi capelli dorati seduce chiunque la veda ed è capace di curare gli altri oltre che occuparsi da sola dei figli. Pnina Mazal, la sua secondogenita, riesce a comunicare con i suoi interlocutori in qualsiasi lingua le parlino; mentre, la figlia Gheula, dai capelli rossi, ribelle e selvaggia come una volpe, è un avvocato che dedica la propria vita ad aiutare i diseredati. Quattro madri : la forza è donna Shifra Horn incanta grazie a una prosa che scorre in maniera ritmata e senza interruzioni sotto gli occhi dei lettori. Le sue parole e ciò che evocano dipingono nella mente immagini e lasciano percepire odori e sensazioni difficili da dimenticare. Dall’acqua di rose di Sarah – il vero fulcro su cui poggia il passato e il presente delle donne della sua famiglia – al sapore dei frutti del suo gelso, dal rituale per la purificazione nel mikveh ai colori e ai suoni di una Gerusalemme lontana; tutto, in Quattro madri, contribuisce a risvegliare i sensi così da diventare parte della storia. Una storia tutta al femminile dove è il gentil sesso a essere protagonista con le sue debolezze, i suoi desideri, i suoi bisogni e, soprattutto, la sua determinazione, la sua forza; una forza straordinaria che le donne, in particolar modo le madri, posseggono e alla quale attingono giorno dopo giorno come si farebbe da una fonte inesauribile. Quattro madri è un romanzo appassionato, tenero e dolce; uno stupefacente esempio letterario che incoraggia le donne a non dimenticare che la loro forza non ha eguali ed è da sempre il sostegno dell’umanità.

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Recensioni

Rebecca West negli interni de La famiglia Aubrey (Recensione)

Un mondo in continuo divenire è quello dipinto da Rebecca West ne La famiglia Aubrey, romanzo familiare e di formazione in uscita per la Fazi Editore il 5 luglio. Uno scritto che rispecchia l’animo poliedrico di un’autrice multiforme, scrittrice di romanzi e critica letteraria ribelle come il personaggio di Henrik Ibsen dal quale trasse il suo pseudonimo. Una storia che prevede un viaggio nasce da una partenza. In casa Aubrey c’è subbuglio, un trasloco è in atto, e la malinconia insieme al prezioso mobilio guarda in dissolvenza le figurine femminee della casa, dirette alla loro nuova vita a Lovegrove. Il loro futuro è un tuffo nel passato, tra la natura che aveva visto crescere il padre di famiglia, figura maschile più assente che mai tra le pagine di Rebecca West. Fin dal principio un alone di mistero incombe su questa partenza, su un futuro più che mai economicamente incerto. L’allontanamento progressivo dalla caotica e ingombrante presenza delle cose della borghesia intrise di esperienza di vita, conduce i protagonisti in un mondo di atavico splendore, lontano dal pettegolezzo, velato di fantasie e di fantasmi. La vita familiare degli Aubrey è «attraversata da correnti di preferenze e avversioni, perdono e risentimento». La voce parlante è quella della piccola Rose, una bambina perspicace, le cui spine non si ritraggono quando si tratta di confabulare con la sorella Mary della maggiore, Cordelia. Le avversioni nascono dal sentimento della cacofonia. La casa degli Aubrey è una melodia in perpetua composizione, che non concede, soprattutto sotto il vigile e severo controllo paterno, errori di esecuzione. Cordelia non sembra avere doti musicali agli occhi delle sue sorelle e di sua madre, pianista eccellente e acuta conoscitrice della musica. Anime diverse convivono sotto lo stesso tetto in questa famiglia nata dall’immaginario di Rebecca West. Anche nell’assenza di spensieratezza dovuta allo sradicamento da un mondo conosciuto, il senso del gioco permane, frutto inevitabile dell’innocenza dei bambini. «Riuscivamo a capire che papà avesse un reale interesse nei nostri confronti, e noi nei suoi, poiché appartenevamo alla stessa famiglia. E riuscivamo a capire che la mamma avesse un altro tipo di interesse nei nostri confronti, che noi ricambiavamo pienamente. Ma non riuscivamo a capire come mamma e papà fossero così importanti l’uno per l’altra, visto che non erano imparentati». La delicata descrizione del quotidiano costella le pagine de La famiglia Aubrey, seguendo l’elegante figura di una madre spesso sola e la loquacità dei suoi quattro figli, «la dolcezza tiepida del latte e miele». Fanciullezza ed età adulta ne La famiglia Aubrey di Rebecca West Lo stesso mondo degli adulti rivela increspature e incertezze, è messo in discussione dagli occhi dell’infanzia. «La amavo. Tuttavia mi rendevo conto che la trappola dell’essere adulti l’aveva fatta inciampare, e ora era legata a terra, a contorcersi senza via d’uscita». Le personalità non sono mai ben definite, a cavallo tra la consapevolezza del sé e il timore di un futuro incerto. La realtà messa a punto da Rebecca West è una sinestesia tra suoni e colori. […]

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Libri

Lo sapevi che I MISS YOU, il capitolo conclusivo della trilogia DIMILY di Estelle Maskame

Pubblicato da Salani Editore, Lo sapevi che I MISS YOU? è il terzo capitolo, quello conclusivo, della saga di romanzi young adult   DIMILY – il primo è Lo sapevi che I LOVE YOU? e il secondo Lo sapevi che I NEED YOU? editi sempre da Salani – della giovanissima autrice scozzese Estelle Maskame. Eden Munro non è più la ragazza spensierata di qualche anno fa. Da quando si è innamorata del fratellastro Tyler Bruce, la sua vita ha subito dei cambiamenti radicali a causa di questo amore impossibile osteggiato, in particolar modo, dal padre di lei che non riesce a perdonarle l’essersi innamorata di Tyler. Quest’ultimo è sempre stato un ragazzo problematico, dipendete dall’alcool e dalla droga, considerati  gli unici mezzi per superare gli abusi subiti da bambino che lo hanno portato a essere sempre arrabbiato, instabile e scostante. Solo con Eden il giovane era riuscito, o almeno così sembrava, a far pace con i demoni che lo tormentavano dall’infanzia. Eppure, quando ormai, decisi e nuovamente riuniti, avevano detto ad amici e familiari della loro storia, Tyler abbandona la ragazza a Santa Monica per ritrovare se stesso. Eden, rimasta sola ad affrontare lo sdegno e l’incredulità di chi non era a conoscenza della loro relazione, detesta il suo amore e non riesce a perdonare ciò che le ha fatto passare. Sarà il ritorno di Tyler in città a costringerla a fare i conti con quello che prova e a capire se i suoi sentimenti per lui sono realmente svaniti o meno. Lo sapevi che I MISS YOU? di Estelle Maskame, un romanzo genuino e mai scontato Estelle Maskame, grazie a uno stile scorrevole e dei personaggi ben caratterizzati nel loro essere e nel loro agire, è riuscita a proporre una trama intrigante che tratta dell’amore particolare, ma non impossibile, tra due fratellastri che non hanno potuto contrastare il sentimento nato spontaneamente tra loro. Le figure di Eden e Tyler si evolvono, nel corso dei tre libri che li vedono protagonisti, come singoli individui e come coppia camminando a tratti divisi e a tratti di pari passo. Entrambi si ritrovano a doversi confrontare con la propria maturazione interiore oltre che con i cambiamenti che investono il loro rapporto ed è interessante vederli crescere separati oltre che insieme superando le difficoltà – nei libri si parla di temi attuali come il bullismo, la dipendenza da alcool e droghe, la violenza sui minori – che si presentano lungo il cammino che hanno intrapreso. Lo sapevi che I MISS YOU? è un romanzo giovane che ben mostra le mutevoli dinamiche che animano i cuori dei due protagonisti la cui storia coinvolge e sorprende i lettori tenendoli incollati alle pagine fino alla fine.  

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Libri

Lune di miele di Chuck Kinder per Fazi Editore: gli uomini di carta (Recensione)

Chuck Kinder, pubblicata la seconda edizione di Lune di miele Lune di miele, pubblicato per la prima volta nel 2002 dopo un ventennale lavoro di limatura da parte di Chuck Kinder, è un romanzo in pieno stile americano proposto in Italia da Fazi editore. L’autore, originario del West Virginia, è attualmente professore emerito di Inglese presso l’Università di Pittsburgh. Come in un gioco di scatole cinesi, è difficile separare l’autore dai suoi personaggi, e i personaggi – a loro volta scrittori – dai loro alter ego letterari: Kinder fu amico intimo di Raymond Carver, e a lui si ispira nel tratteggiare la figura di Ralph Crawford; l’altro grande protagonista, Jim Stark, vale invece come voce dello stesso Kinder. L’impressione che si ha leggendo Lune di miele è perciò quella di trovarsi di fronte ad un immenso tributo alla letteratura americana di tutti i tempi: da Hemingway a Philip Roth, da Jack London a Fitzgerald, tutti i grandi a stelle e strisce hanno il loro cameo nell’opera di Kinder, che li inserisce nel più generale quadro del rapporto tra lo scrittore e la propria opera. La deresponsabilizzazione in nome dell’arte: Ralph e Jim Ralph e Jim, legati da una duratura amicizia e dalla professione comune, non “scrivono” semplicemente: sono scrittori. Quello che la lunga tradizione di autori che li hanno preceduti ha restituito loro è lo stereotipo dell’artista dalla vita colma di eccessi e sopra le righe, trascinata tra alcol, droghe e sesso, tra estasi e ribellione. Per questo i due amici si persuadono a vivere il più intensamente possibile, accumulando esperienze folli da cui puntualmente traggono le loro storie. Restano però inevitabilmente invischiati nel ruolo che si sono costruiti. Convinti che solo attraverso il rifiuto di una vita “borghese” e convenzionale potranno raccontare le loro storie, si gettano in una spirale di tradimenti, prime e seconde mogli, risse e sbronze da cui ogni volta, raggiunto l’apice del parossismo, cercheranno di liberarsi con fughe, “nuove vite” e nuove “lune di miele”. Per quanto scappino lontano, però, i due restano in balìa del caos. Si lasciano travolgere dagli eventi senza riuscire a porvi un freno e senza considerare le ricadute sulle persone che li circondano; è l’indimenticabile “teoria dei tacchini”: “La pioggia comincia a cadere sulla testa di uno stupido tacchino e lui guarda in aria a bocca aperta completamente sbalordito. Poi qualche volta si dimentica di chiudere quella stupida boccaccia e glu, glu, glu, è bello che andato”. Chuck Kinder e le sue descrizioni realistiche di scenari allucinati Lo stile è diretto e spesso colorito, con la tipica vena scatologica attraverso cui viene sdoganato tutto ciò che è tradizionalmente considerato impudico e vergognoso. Tutto il testo è attraversato da una sottile ironia e da una leggerezza che ci fa sorridere anche delle situazioni più disastrose. Resta tuttavia con un velo di malinconia che funge da eco lontana di quella vita genuina verso cui i protagonisti segretamente tendono. Ralph e Jim dovranno quindi fare i conti con l’unica massima in grado di […]

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Libri

Oltre le pagine. Intervista a Eleonora C. Caruso

Dopo l’esordio di Comunque vada non importa, Indiana Editore, Eleonora C. Caruso pubblica nel 2018 il suo secondo romanzo Le ferite originali edito da Mondadori. Fedele al genere della fanfiction di cui porta con sé lo pseudonimo CaskaLangley (ecco spiagata la C.), vive oggi a Milano circondata dalla sua collezione di manga. Forte e senza scrupoli, dal  linguaggio  schietto che ne rispecchia la personalità di donna che non si pone alcun limite, Eleonora C. Caruso ha risposto ad alcune delle nostre domande togliendoci qualche curiosità. Eleonora C. Caruso, Le ferite originali è il suo secondo romanzo dopo una ”pausa” di 6 anni. Nota una Eleonora più matura, non solo come persona ma anche come scrittrice? Speriamo di sì! In questi sei anni ho scritto e vissuto molto, mi auguro che il risultato sia un’opera più matura rispetto al mio primo romanzo. Tuttavia, riguardo alla “pausa”, bisogna tenere presente i tempi editoriali. Ho iniziato ad abbozzare “Le ferite originali” poco prima che uscisse “Comunque vada non importa”. Poi la promozione e le vicende private mi hanno tenuta lontana dal testo per parecchio tempo, ma era comunque già pronto due anni fa, il resto è stata soprattutto attesa… è una cosa che nessuno dice mai, agli aspiranti autori: preparatevi ad aspettare moltissimo! Nel suo secondo romanzo ‘Le ferite originali’ tutti i personaggi soffrono. Il dolore, quindi, la ispira più della gioia? Al contrario, invece: proprio perché la gioia mi ispira più del dolore, preferisco partire dal dolore per portare i personaggi i più vicini possibili alla gioia, prima della fine del libro. Le storie di dolore fini a se stesse, quelle che iniziano male e finiscono peggio, non mi piacciono molto. Alla fine, quello di cui scrivo è sempre la ricerca dell’equilibrio, con se stessi e con gli altri, ma per farlo onestamente credo sia importante partire dall’assunto che tutti soffriamo, per un motivo o per l’altro, e non c’è niente di strano in questo. Nei suoi romanzi lei tratta con sfacciata incisività e con linguaggio temerario temi come il disturbo bipolare, l’omosessualità, la bulimia, disturbi borderline della personalità: di cosa si serve per descriverli? Molta empatia e molta onestà, il resto è artigianato, cioè la voglia di scrivere e riscrivere finché non ottengo il risultato migliore nei limiti delle mie capacità attuali. Poi, ci sono i casi specifici. Per il disturbo bipolare, per esempio, prima ho ideato e scritto il personaggio di Christian, e quando sono stata sicura di conoscerlo bene l’ho sottoposto a un amico psichiatra, che mi ha indicato la terapia a cui l’avrebbe sottoposto se fosse stato un suo paziente. Per quanto riguarda l’omosessualità, invece, devo ammettere che non riesco a considerarlo un “tema”. Quando incontro un personaggio, è lui a farmi conoscere il suo orientamento sessuale. Il mio lavoro è solo dire: “ok”. C’è un pubblico preciso a cui Eleonora C. Caruso indirizza i suoi romanzi? Non ho in mente un pubblico ideale, quando scrivo, ma credo di rivolgermi ai lettori che nei romanzi non cercano rassicurazioni, questo sì. […]

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Turbine di Juli Zeh, Fazi Editore pubblica il bestseller tedesco

Turbine di Juli Zeh, il romanzo bestseller in Germania Juli Zeh ha esordito nel 2005 con il romanzo Aquile e angeli e da allora si è mostrata una scrittrice prolifera e versatile: vanta numerose pubblicazioni di diversi generi (si ricordano Gioco da ragazzi, Il silenzio è un rumore, Corpus delicti, per citarne alcuni), la più recente è Turbine, bestseller tedesco nel 2016 ed edita quest’anno da Fazi Editore. Turbine di Juli Zeh, la trama in breve Unterleuten, un paese vicino Berlino, è l’ambientazione del romanzo. Un villaggio fatto di poche persone, retto da una società semi anarchica e lontano dal caos, dalla politica, dal resto del mondo, ignaro dell’esterno e ignorato da esso. È proprio per l’esigenza di prendere le distanze da tutti che Gerard, insieme alla moglie Jule e alla figlia di pochi mesi Sophie, decide di trasferirvisi, senza sapere «che ci si può sentire stretti persino in un paese di duecento abitanti». I due, che si trovano in un momento poco idilliaco della loro vita insieme, vedono devastata la tranquillità del posto da colui che chiamano la bestia, Shaller, un meccanico che inquina l’aria bruciando rottami e pneumatici. In una villa poco distante si sono trasferiti da poco la bella Linda, appassionata di cavalli, e il fidanzato Frederik, amante dei videogiochi. Attorno alle vite dei protagonisti, e dei tantissimi altri personaggi presentati, ruotano le vicende di Kron e Gombrowski, la cui inimicizia risale a tempo addietro. Su questo scenario si inserisce il periodo storico del socialismo e della campagna di collettivizzazione del Novecento.  Turbine: una lettura impegnativa, ma scorrevole Turbine è una lettura impegnativa, non soltanto per la lunghezza del romanzo, ma anche per la storia raccontata, ma Juli Zeh, attraverso uno stile fluido, è riuscita a conquistarmi pagina dopo pagina portandomi ad una conclusione inaspettata che, per un po’, mi ha lasciato l’amaro in bocca. La scrittrice ci presenta tutti i personaggi poco per volta, e lo fa in maniera dettagliata, così che il lettore abbia un quadro completo di ognuno. Eppure nonostante quella completezza, l’intrico di rabbia, odio, segreti che provengono da un passato lontanissimo, sono venuti fuori poco alla volta. Unterleuten, quel villaggio presentato, almeno nelle prime pagine, come un luogo idilliaco, crolla sotto il “turbine” della violenza, e con esso anche i suoi abitanti. E la descrizione placida dell’ambientazione sopisce sempre di più, fino a diventare fosca e ombrosa, fino a prendere consapevolezza che «l’unica libertà che resta è quella di opporsi, per essere responsabili almeno della propria infelicità».      

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Libri

Lamentation, il romanzo d’apertura alla “Jay Porter Series” di Joe Clifford

Disponibile nelle nostre librerie dal 3 maggio grazie a CasaSirio Editore e all’impeccabile traduzione di Alessandra Brunetti, Lamentation è il romanzo – uscito nel 2014 – che apre la serie che ha per protagonista Jay Porter, scritta dall’acclamato autore americano Joe Clifford. Siamo nell’anonima cittadina di provincia di Ashton dove vive, da solo ormai da anni, il giovane Jay Porter cercando di sopravvivere onestamente con dei lavori saltuari. Lasciato dall’unica ragazza che abbia mai amato – e ami – Jenny che ha portato con sé Aiden, il loro figlioletto di quasi due anni e che ora convive con il compagno Brody, Jay può contare unicamente sull’amico di infanzia Charlie dopo l’incidente nel quale sono morti i genitori e la sparizione del fratello maggiore Chris diventato un tossicodipendente. È proprio quest’ultimo a tornare nella sua vita con una sconvolgente scoperta che coinvolgerà il protagonista in una storia rocambolesca ammantata di mistero; un mistero che Jay, inizialmente restio a crederci visti i burrascosi trascorsi con il fratello paranoico e problematico, deciderà di risolvere a tutti i costi pur di aiutare, per l’ennesima volta, Chris a smascherare la potente e influente famiglia locale dei Lombardi. “Lamentation” di Joe Clifford : il riscatto degli ultimi Scritto con uno stile discorsivo scorrevole e semplice, il lavoro di Joe Clifford scopre sin da subito le sue carte in quanto a intenti: portare l’attenzione dei lettori sulla dipendenza. Dipendenza non soltanto dalla droga – che l’autore conosce bene visti i suoi trascorsi con l’eroina seguiti dal lungo e difficile percorso della riabilitazione affrontato per disintossicarsi – ma, anche, la dipendenza nell’ostinarsi a insistere nell’adottare comportamenti sbagliati e dai legami familiari. Per quanto riguarda la prima, centrale è il personaggio di Chris, al quale si affiancano altre figure di giovani che, come lui, si sono persi a causa della droga; mentre, in relazione alle altre due, è Jay a esserne l’esempio lampante. Il protagonista, infatti, sa di dover lasciar perdere il fratello per il quale ha perso tanto nella vita; eppure, proprio per il loro legame di sangue, non riesce a disinteressarsi di lui lasciandolo a se stesso e ai suoi problemi. Il tema principale del romanzo – a cui fa da sfondo il minaccioso monte Lamentation – si sviluppa ed evolve in una maniera unica e trasudante suspense grazie a una trama in cui non mancano giochi di potere, aggressioni, omicidi e segreti inconfessabili che, se resi di pubblico dominio, provocherebbero dei danni irreparabili. L’arduo compito di Jay sarà proprio quello di fare giustizia non soltanto per il bene delle persone a lui care ma anche per quello dell’intera comunità ignara dell’altro mostro, oltre a quello della droga, che agisce indisturbato ad Ashton provocando dolore alle sue innocenti vittime. Lamentation è un’opera matura nella quale gli ultimi riescono, seppur faticosamente, a ottenere il loro riscatto in un mondo che, troppo spesso, volta loro le spalle emarginandoli e facendoli sentire inutili quando, invece, a ogni vita umana, persino quando si tratti della più derelitta, dovrebbe essere riconosciuto il proprio incalcolabile valore.

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Libri

“Ripley Bogle” di Robert McLiam Wilson, (auto)biografia di un giovane senzatetto irlandese

In uscita oggi per la Fazi Editore, Ripley Bogle è il romanzo d’esordio dello scrittore nordirlandese Robert McLiam Wilson. La storia ha per protagonista Ripley Bogle, un ventiduenne originario di Belfast finito a vivere come un barbone a Londra. Incallito bevitore e fumatore, il giovane racconta in prima persona, rivolgendosi in maniera schietta e diretta al lettore, episodi della sua vita presente e passata descrivendo con incredibile lucidità e precisione i luoghi da lui visti e frequentati, le persone conosciute e, in particolar modo, i suoi stati fisici e mentali. Figlio di una prostituta irlandese e di un alcolizzato gallese, il Ripley bambino ha da subito dovuto fare i conti con la problematica e violenta realtà del suo Paese coinvolto, dalla fine degli anni ’60 alla fine degli anni ‘90, in quelli che furono definiti “The Troubles” (“i disordini”) che vedevano contrapporsi i cattolici ai protestanti in una guerriglia sanguinosa e quotidiana. Scacciato a sedici anni per il suo amore proibito verso una ragazza protestante, Ripley finisce in strada. Una piccola parentesi di “normalità” il protagonista sembra trovarla durante il semestre come studente del facoltoso Trinity College di Cambridge dal quale, tuttavia, verrà allontanato perché reputato non adatto a quell’ambiente troppo bene e troppo aristocratico per uno come lui. È a Londra che, l’inesorabile declino iniziato anni addietro, riprende da dove si era interrotto e del quale lui stesso non fa mistero ma, anzi, parla senza celare i contrastanti sentimenti che lo agitano al rievocarne i dettagli conducendo delle riflessioni profonde e impressionanti. “Ripley Bogle” di McLiam Wilson, “Il dolore è il latte versato del rimpianto” Edito per la prima volta nel 1989 in Gran Bretagna, il romanzo di McLiam Wilson si aggiudicò il prestigioso Rooney Prize per la letteratura irlandese per poi essere adattato, per ben due volte, per il teatro. Nell’opera, che l’autore scrisse a soli 23 anni, si riscontrano molte somiglianze tra il creatore e il suo personaggio: entrambi sono nati a Belfast, hanno frequentato l’università di Cambridge per poi lasciarla e hanno vissuto per strada. Queste analogie servono a chiarire l’origine della forza narrativa che pervade il romanzo – la cui narrazione si sviluppa nell’arco temporale di quattro giorni – perché solo chi ha vissuto sulla propria pelle una determinata esperienza è in grado di descriverla in una maniera tale da farla risultare di grande impatto. Questo impatto è poi aumentato ed enfatizzato dal linguaggio di Ripley: crudo, triviale, in altre parole, vero. Vero come sono le sue emozioni, i suoi rimorsi e i suoi rimpianti che, come la sua condizione, sono fonte di un dolore che non si attenua, che non lo abbandona un solo istante della sua miserabile vita di reietto posto ai margini della società come i personaggi di Charles Dickens da lui stesso spesso citati. Tuttavia, per il giovane, intelligente e bel Ripley Bogle dagli occhi verdi non c’è alcun riscatto sociale ma soltanto un lento procedere nella foschia di Trafalgar Square, con una sigaretta tra le labbra e uno stomaco vuoto da dover […]

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Grande Madre Acqua, il toccante romanzo di Živko Čingo

Pubblicato da CasaSirio Editore il 3 maggio, Grande Madre Acqua è il toccante romanzo dell’autore Živko Čingo dal quale, nel 2004, è stato anche tratto l’omonimo film Golemata Voda (The Great Water) scritto e diretto dal regista Ivo Trajkov. A narrare i fatti in prima persona rievocando i ricordi della sua infanzia è Lem, un orfano “accolto” nell’orfanotrofio chiamato “Chiarezza” – un istituto in cui prima venivano curate le persone con problemi mentali conosciuto come “Città della Pace” – che torna indietro nel tempo e agli anni in cui visse lì insieme ai tanti altri bambini soli o abbandonati del secondo dopoguerra. Compito di strutture come la “Chiarezza” nella Jugoslavia del presidente Tito, era quello di formare all’obbedienza e all’uniformazione grazie all’instaurazione di un clima di puro terrore al loro interno. A occuparsi di far vigere l’ordine, servendosi di metodi e modi discutibili, erano la compagna Olivera Srezoska, educatrice e assistente del direttore dell’orfanotrofio e, quest’ultimo, il compagno Ariton Iakovleski chiamato da tutti Piccolo Padre. Entrambi temuti perché capaci di una crudeltà al di fuori dell’ordinario, i due dettavano la loro legge e quella del regime a suon di punizioni corporali e umiliazioni di ogni sorta volte a piegare gli animi e la volontà dei piccoli divisi, anche tra di loro, in vittime e aguzzini. L’arrivo di Keïten, un ragazzino dal riso facile, sognatore, forte e carismatico, sarà da stimolo e da sostegno a Lem che, grazie a lui alla Grande Madre Acqua della quale riecheggia il richiamo al di là dell’altissimo muro che li imprigiona, non perderà la speranza in un futuro migliore e libero. Grande Madre Acqua, la testimonianza di un’infanzia abbandonata e maltrattata L’opera dello scrittore macedone Živko Čingo – autore, tra l’altro, di diversi racconti e pièce teatrali – indaga, nel profondo, la disperazione e il senso di impotenza di bambini inermi costretti a subire ogni tipo di ingiustizia da quegli adulti che, considerata la tenera età e la loro condizione di orfani, avrebbero dovuto sì educarli e prepararli al mondo esterno ma anche, e soprattutto, accudirli e proteggerli. È sconcertante vedere con quanta lucidità la voce narrante che, non va dimenticato, è quella di un bambino, descriva situazioni inconcepibili lasciando trasparire tutta la rabbia, la frustrazione e l’infelicità radicate nel profondo del suo animo e di quello dei suoi coetanei. Le sensazioni dolorose che Grande Madre Acqua provoca sono intensificate dalla consapevolezza di star leggendo una storia che, purtroppo, non è solo quella di Lem, di Keïten e degli altri bambini jugoslavi della “Chiarezza” all’indomani del secondo conflitto mondiale, di una storia, dunque, unica e sola fissata in un preciso momento storico. La loro è la storia di tutti gli orfani di ogni Paese ed epoca che, in fondo, come ogni essere umano, chiedono di poter sognare, di essere liberi e di ricevere l’amore di una famiglia e il calore di una Madre che, come l’acqua, li culli tra le sue braccia riportandoli alla vita.

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“Primule fuori stagione”, il brillante esordio letterario di Luciana Pennino

Primule fuori stagione è il primo romanzo della scrittrice napoletana Luciana Pennino, edito da Iuppiter   Edizioni. Il libro, uscito a fine novembre 2017, racconta, in modo tragicomico, le vicende di una donna che a 46 anni si ritrova senza lavoro ed è costretta a ricominciare tutto da capo. Non a caso il romanzo si intitola Primule fuori stagione; la primula, infatti, è un fiore che rappresenta la speranza, i nuovi inizi. Come il fiore, anche la protagonista del racconto rifiorisce, ma fuori stagione, perchè non siamo in primavera. Le primule sono i primi fiori a sbocciare dopo il lungo inverno. Al contrario, le “primule” della Pennino rinascono proprio alla soglia della stagione fredda. «Comunque vada tra noi, vorrei che la primula rimanesse la tua pianta preferita… è il simbolo della rinascita, della speranza, dei nuovi inizi…». La storia è ambientata a Napoli, città in cui risiede anche l’autrice stessa, ma la protagonista – a cui la Pennino ha scelto di non dare un nome, perché, ha dichiarato, “sapevo che ciò avrebbe contribuito all’identificazione da parte di molte donne, creando un’empatia maggiore tra il soggetto di cui si narra e chi legge” – ha vissuto anche a Milano e rivive i ricordi legati al periodo trascorso nel capoluogo lombardo. L’intero romanzo costituisce un lungo monologo della protagonista scandito dalle vicende dolorose e, allo stesso tempo, comiche della sua vita e dei personaggi che incontra sul suo cammino. Primule fuori stagione: la forza di ricominciare raccontata da Luciana Pennino Dato il clima di precarietà che caratterizza la società odierna, non è difficile immedesimarsi nella storia della protagonista del romanzo di Luciana Pennino: una donna di 46 anni, residente a Napoli, che, dopo una lunga carriera, perde il rassicurante posto fisso e si ritrova a fare i conti con la vita e la sua imprevedibilità. La perdita del lavoro comporta ovviamente smarrimento e coincide con la perdita della propria collocazione sociale e personale. La vita sembra subire una battuta d’arresto. La piatta ma confortante routine quotidiana della protagonista viene improvvisamente sconvolta da un terremoto che fa crollare ogni certezza, scombina tutti i suoi piani, costringendola a cambiare tutto, a rivedere le sue priorità, a rimettersi in discussione alla soglia dei cinquant’anni, proprio quando credeva di aver raggiunto finalmente un equilibrio personale, avendo fatto pace col passato. Inizia, invece, un lungo e doloroso percorso, un viaggio verso l’ignoto, un salto nel vuoto. “Nel reagire a questa notizia sconquassante, mi si rivela l’esistenza di un vasto assortimento di stati d’animo, balordamente antitetici, che vanno da un infinito senso di scoramento a un’esaltazione immotivata, da una rabbia acuta e sorda a un abbandono fatalistico a quel che sarà, da uno sconvolgente smarrimento a una reattività incontrollata. Nulla, però, rispetto all’emozione che mi scorterà a lungo: la paura!”. Tuttavia, è proprio quando la terra sotto ai piedi viene a mancare, che la protagonista – tornata a lavorare a Napoli dopo una parentesi lavorativa a Milano e una storia d’amore finita male – riscopre se stessa, trovando la forza di […]

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