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Eroica Fenice

La Tag: Romanzo contiene 9 articoli

Libri

Sylvie Richterovà presenta la riedizione di Topografia al FLIP

Sylvie Richterovà e la riedizione di Topografia in occasione del Festival della Letteratura Indipendente di Pomigliano d’Arco Sylvie Richterovà è una scrittrice e saggista ceca residente in Italia dagli anni Settanta e docente universitaria presso La Sapienza di Roma fino al 2009, dove insegnava letteratura ceca. In occasione del Festival della Letteratura Indipendente di Pomigliano d’Arco, in provincia di Napoli (promosso dal comune, dalle librerie Wojtek e Mio nonno è Michelangelo e dal blog Una banda di cefali), la scrittrice è stata tra gli ospiti per la presentazione della riedizione del suo libro. Si tratta di Topografia (Mìstopis, 1975 edizione samizdat) che è tornato dopo anni con una nuova versione pubblicata da Rina Edizione. La presentazione si è svolta alla Torre dell’Orologio nel comune di Pomigliano il giorno sabato 4 settembre, assieme allo scrittore e giornalista Davide Morante, a Gaia Seminara, docente a contratto di Lingua e letteratura ceca all’Orientale di Napoli e Alessia Cuofano, laureanda in Lingue e letterature delle Americhe sempre dell’Università Orientale. Topografia di Sylvie Richterovà, un libro censurato del regime comunista Dopo aver illustrato la vita, l’educazione e le restanti pubblicazioni, Alessia Cuofano  ha presentato il libro spiegando che Topografia non era una nuova pubblicazione piuttosto una riedizione dopo quarantanni e una pubblicazione in samizdat ossia “pubblicazioni clandestine dattiloscritte e auto-edite che venivano prodotte nei paesi di influenza comunista […] per eludere la censura.” “Pubblicato in samizdat, erano le auto-pubblicazioni di autori che non volevano nemmeno passare attraverso la censura tanto sapevano, non solo, erano veramente indipendenti, siamo ad un festival della letteratura indipendente, questo è un punto estremo dell’indipendenza, che poteva ripiegare in una ragione completamente […] a Roma erano molto sopresi di come si facevano, da un lato c’erano gruppi di persone che si occupavano di questa produzione clandestina e di libri di qualità, dall’altra dattilografe che facevano le copie […] autori che firmavano le copie all’inizio poiché una copia firmata da me era mia [….] l’edizione a stampa, la prima era l’edizione di una casa editrice ceca in esilio, in Canada a Toronto, dagli anni Novanta in poi tutti i miei libri […] sono stati pubblicati nel mondo.” La cultura della Cecoslovacchia comunista e quello sbarramento tra Europa dell’est e dell’ovest Ha preso poi la parola la scrittrice che, riguardo al suo romanzo, ha confessato che: “Un’organizzazione cronologica non mi interessava, io mi ricordo ancora la mia ribellione alla forma codificata, questo è troppo facile. La mia scrittura, soprattutto direi, i primi libri come Topografia, è un bisogno di elaborare con la coscienza cose più forte di me che sentivo, ed erano talmente forti sul piano esteriore. Io nel mondo ho conosciuto l’est e l’ovest europeo vivendo da una parte all’altra, io nel ’71 avevo il passaporto italiano, dal ’67, ed io tornavo la e passavo periodi e periodi drammatici e sono delle cose che ognuno vive, se no fugge e io penso che sia giustissimo elaborarlo. Ci vuole una creatività più forte di quella di una storia che ci inventiamo.”.  Del dissidio […]

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Notizie curiose

Towel Day, cos’è e perché si festeggia?

Il 25 maggio in tutto il mondo si festeggia il Towel Day, ossia la giornata dell’asciugamano. Di cosa si tratta e perché è nata? Scopriamolo insieme! Che cos’è il Towel day? Celebrato per la prima volta il 25 maggio del 2001, due settimane dopo la morte dello scrittore britannico Douglas Adams, il Towel day è nato da un’iniziativa dei fan dell’autore del romanzo di fantascienza umoristica “Guida galattica per autostoppisti”. L’asciugamano è un accessorio considerato fondamentale in tutti i romanzi della serie e per questo ogni anno i fan dell’autore di tutto il mondo si riuniscono e indossano un asciugamano per tutto il giorno. “Guida galattica per autostoppisti”: l’importanza dell’asciugamano Come si legge nel romanzo più famoso di Douglas Adams, “Guida galattica per autostoppisti”, pubblicato per la prima volta nel 1979, l’asciugamano è “l’oggetto più utile che un autostoppista galattico possa avere”, in quanto consente di coprirsi e stare al caldo quando si attraversano “i freddi satelliti di Jaglan Beta”; ci si può sdraiare sopra sulle spiagge di marmo di Santraginus V; si può usare come letto per dormire sul “mondo deserto di Kakrafoon sotto le stelle rossastre” o ancora lo si può usare “come vela di una mini-zattera” per seguire il “lento corso del pigro fiume Falena”. Infine, si legge nel romanzo di Adams, l’asciugamano è anche un’ottima arma da combattimento, in quanto nel momento in cui viene avvolto intorno alla testa allontana i vapori nocivi ed è utile per segnalare delle emergenze: “Potete bagnarlo per usarlo in un combattimento corpo a corpo; potete avvolgervelo intorno alla testa per allontanare vapori nocivi o per evitare lo sguardo della Vorace Bestia Bugblatta di Traal (un animale abominevolmente stupido, che pensa che se voi non lo vedete nemmeno lui possa vedere voi: è matto da legare, ma molto, molto vorace); infine potete usare il vostro asciugamano per fare segnalazioni in caso di emergenza e, se è ancora abbastanza pulito, per asciugarvi, naturalmente”. Nel suo romanzo di maggior successo Adams parla inoltre di “immensa utilità psicologica” dell’asciugamano. “Per una qualche ragione – scrive l’autore inglese- se un figo (figo = non–autostoppista) scopre che un autostoppista ha con sé l’asciugamano, riterrà automaticamente che abbia con sé anche lo spazzolino da denti, la spugnetta per il viso, il sapone, la scatola di biscotti, la borraccia, la bussola, la carta geografica, il gomitolo di spago, lo spray contro le zanzare, l’equipaggiamento da pioggia, la tuta spaziale, ecc. ecc. E dunque il figo molto volentieri si sentirà disposto a prestare all’autostoppista qualsiasi articolo di quelli menzionati (o una dozzina di altri non menzionati) che l’autostoppista eventualmente abbia perso. Il figo infatti pensa che un uomo che abbia girato in lungo e in largo per la galassia in autostop, adattandosi a percorrerne i meandri nelle più disagevoli condizioni e a lottare contro terribili ostacoli, vincendoli, e che dimostri alla fine di sapere dov’è il suo asciugamano, sia chiaramente un uomo degno di considerazione”. “Guida galattica per gli autostoppisti è l’adattamento di una serie radiofonica britannica andata in […]

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Libri

Carinola e i suoi misteri nel romanzo di Concetta Di Lorenzo

In occasione dell’uscita del suo romanzo “I misteri di Calinulo”, thriller incentrato sulla scomparsa del vescovo Pietro e i delitti della cattedrale di Carinola, l’autrice Concetta Di Lorenzo ha concesso un’intervista alle pagine di Eroica. Fin da bambina ha sempre avuto una spiccata curiosità per soddisfare la sua voglia di conoscenza: è con questo dato che Concetta Di Lorenzo, storica, scrittrice e docente originaria di Carinola, ha esordito nella piacevole intervista che abbiamo condiviso. Stati Uniti e Canada sono stati la sua casa per svariati anni di studio, ma il legame con la sua terra ha travalicato ogni confine, spingendola, al suo ritorno in Italia, ad approfondire sempre più le ricerche storiche riguardanti il territorio: e tale passione emerge chiaramente dalle sue pagine. Carinola fa da sfondo alle pagine di questo avvincente romanzo Vorrei partire da una domanda molto personale. Come nasce l’idea? Beh, nasce chiaramente dai miei studi storici del territorio. A lungo andare mi sono resa conto che gli avvenimenti storici di questo piccolo territorio erano troppo importanti per essere lasciati nel dimenticatoio. E che la gente non conosceva nulla della propria storia. Tramandarla era quindi necessario, soprattutto ai giovani, che saranno i custodi del futuro. Ma come ben sai anche tu, i giovani non amano leggere la storia in maniera “tradizionale” e così ho pensato di scrivere dei thriller storici ambientati a Carinola proprio per stimolarne la lettura e la conoscenza storica. Come e quando è nata in te la passione per i documenti d’archivio e le ricerche storiche? È nata quasi per caso molti anni fa. Volevo semplicemente fare una ricerca genealogica sulla mia famiglia, stimolata dai racconti dei miei nonni e dei miei genitori su alcuni antenati. Così ho iniziato a frequentare l’Archivio di Stato di Caserta, l’Archivio Comunale, quello Parrocchiale e quello Diocesano. Oltre ai documenti che mi interessavano, trovavo, soprattutto a Caserta, documenti storici straordinari, che non mi sarei mai sognata di trovare. E così non ho più lasciato la ricerca d’archivio. Quali sono le dinamiche che percorrono il tuo romanzo? Il filo conduttore si dipana attorno ai delitti di due canonici della Cattedrale di Calinulo (Carinola) in un periodo storico molto importante e molto confuso, quello svevo. Carinola era allora città regia e Federico II l’aveva affidata a suo genero Riccardo, conte di Caserta, ma veniva amministrata da un balivo (o baiulo), funzionario regio, affiancato da due giudici. Il particolare periodo storico e la morte del giudice penale fanno in modo che sia il giovane balivo Raymondo a occuparsi – molto maldestramente – anche dei due delitti. L’espediente dei delitti è sicuramente l’occasione per far muovere tanti personaggi della Curia Reale di Federico II e per parlare di importanti monumenti e personaggi della nostra storia: l’Eremo di san Martino, l’Episcopio, la Cattedrale e il Convento di San Francesco. Carinola costituisce lo scenario di fondo dell’azione. Che cosa ti ha spinto a pensare a un giallo animato da delitti? In realtà è stato una cosa molto naturale pensarlo. Carinola, attraverso i secoli, non […]

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Libri

Sulphur, di Cesare Carpenito: incontro con l’autore

In occasione dell’uscita del suo romanzo “Sulphur”, ambientato in un borgo del Sud Italia di fine anni Cinquanta, il cui cuore pulsante è incarnato da una miniera di zolfo, l’autore Cesare Carpenito ha concesso un’intervista alle pagine di Eroica. Quella di Cesare Carpenito – scrittore, docente liceale di Lettere, collaboratore del “Quotidiano del Sud” e notevole violinista, originario di Tufo (AV) – è un’opera prima intessuta di echi lontani, saldamente radicata alla sua terra. In un borgo meta-letterario dell’Irpinia di fine anni Cinquanta, si snodano le vicende di due adolescenti, i quali, attraverso un percorso di formazione, vivranno scoperte destinate a mutare per sempre i loro destini. Scavando nel vissuto dei personaggi, emergono, passo dopo passo, alcune memorie e tracce peculiari della realtà di provincia che fa da sfondo alla vita interna del romanzo, che l’autore mira a custodire: tale legame atavico con le proprie radici traspare chiaramente dalla piacevole intervista che abbiamo condiviso. “Sulphur” e il suo background  Vorrei partire da una domanda molto personale. Come nasce l’idea? Ho coltivato a lungo l’idea di questo romanzo: per anni mi sono interrogato sul possibile fluire di questa storia che, ormai, da troppo tempo accarezzavo. L’ispirazione, senza dubbio, affonda le proprie radici nel mio vissuto, sia sotto il profilo territoriale, sia sotto quello culturale. Ho creduto che, per un’opera prima, non ci fosse nulla di più adatto che aprire il proprio io, le proprie suggestioni, la propria personalissima mitologia interiore. Qual è il filo conduttore del romanzo, quali sono le dinamiche che lo percorrono? “Sulphur” si sviluppa come romanzo di formazione, dunque il filo conduttore è rappresentato dalla storia di due adolescenti, Enea e Ninetto, i quali, pur essendo molto diversi, sono legati da un’amicizia fraterna. La loro vita trascorre fra le arcane credenze custodite dagli anziani, la musica della banda del paese e la poesia appresa sui libri di scuola sgualciti. L’estate narrata nell’opera, però, li cambierà per sempre, per volere di un destino ineluttabile che, inconsapevoli, si portavano già cucito addosso. Ovviamente il titolo è un riferimento alla tua terra, che costituisce lo scenario di fondo dell’azione. Che cosa ti ha spinto ad ambientarvi la storia che hai costruito? La storia si svolge a Borgo San Michele, paese meta-letterario di un’Irpinia di fine anni Cinquanta che non esiste più, se non nel ricordo stemperato di qualche anziano. Il cuore pulsante del borgo è incarnato dalla miniera di zolfo e, in questo aspetto, senza dubbio, lo scenario di fondo è debitore delle mie radici… di Tufo (AV). Tuttavia, il background mitico e sociale alitante intorno ai protagonisti, a mio avviso, per quanto locale, si innalza all’universale, richiamandosi a un comune sentire atavico che ha caratterizzato le nostre realtà di provincia sin dall’antichità, prima di infrangersi contro il muro di gomma della globalizzazione forzata, per imprigionarci, dunque, in un modello sociale che ci ha sradicati e spersonalizzati nelle nostre identità più profonde, come profetizzato dal Pasolini degli “Scritti corsari”. Chi o cosa è stata la tua fonte di ispirazione? Io non […]

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Libri

David James Poissant, La casa sul lago è il suo primo romanzo

Dopo il successo della raccolta di racconti “Il paradiso degli animali”, David James Poissant torna con un romanzo, “La casa sul lago” (titolo originale Lake Life), collegato proprio a un paio di quei racconti. L’edizione italiana è a cura della NN Editore. La trama La famiglia Starling decide di trascorrere un weekend nella loro casa delle vacanze sulle rive di Lake Christopher nel North Carolina, l’ultimo della loro vita. Lisa e Richard Starling, due professori della Cornell University giunti ormai a fine carriera, infatti, comunicano ai figli, Michael e Thad – rispettivamente commesso in un negozio e aspirante poeta – che intendono trasferirsi a vivere in Florida e vendere la casa. Notizia difficile da mandar giù per i due fratelli che non accettano di doversi separare dalla casa che, sin dall’infanzia, è stata la meta fissa di tutte le loro estati. Ad incupire ancora di più l’atmosfera in casa Starling, dopo la notizia della vendita dell’appartamento, è un evento tragico: un bambino annega nel lago sotto i loro occhi, Michael si tuffa per salvarlo, ma i suoi tentativi risultano vani. Questo triste accadimento fa vacillare l’apparente equilibrio familiare, costringendo tutti i membri della famiglia a guardare le proprie vite da un’altra prospettiva e a svelare le proprie paure e debolezze, oltre che segreti, bugie e tradimenti, da cui nessuno è immune, nemmeno i componenti acquisiti della famiglia, Diane, moglie di Michael, e Jake, fidanzato di Thad. David James Poissant racconta l’America odierna “La casa sul lago” è il primo romanzo di Poissant. Si divide in quattro parti, corrispondenti ai giorni del fine settimana (venerdì – giorno in cui avviene l’incidente al lago – , sabato, domenica e domenica sera), e 40 capitoli, per un totale di 341 pagine. Si tratta di un romanzo sull’America di oggi. David James Poissant non si risparmia e tocca con tatto vari argomenti. Con un abile intreccio parla di famiglia, vita, morte, fede, perdono, non dimenticando di fare menzione anche dell’odierna situazione politica americana. Il filo conduttore del libro è l’amore, un sentimento forte ed imprevedibile, soggetto a mutamento, ma che resiste al tempo che passa. L’amore come elemento salvifico a cui affidarsi per ricominciare a vivere. Quello proposto dall’autore è un racconto minuzioso e denso di particolari, che pone attenzione soprattutto alla complessa psicologia di tutti i personaggi coinvolti. Poissant analizza nel dettaglio le personalità e le vite dei suoi protagonisti, consegnando al lettore una narrazione autentica e diretta.  La casa sul lago è un libro ben fatto, che ha molto da dire e vale la pena leggere. Chi è David James Poissant David James Poissant vive a Orlando e insegna alla University of Central Florida. Ha scritto diversi saggi e racconti che sono apparsi su New York Times, Chicago Tribune e numerose antologie e hanno ricevuto numerosi premi, tra cui l’Alice White Reeves della National Society of Arts & Letters. Con la raccolta “Il paradiso degli animali” ha vinto il Florida Book Award 2014 ed è stato finalista al Los Angeles Times Book […]

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Libri

Il mistero della casa delle civette – Recensione

Max e Francesco Morini sono gli autori de “Il mistero della casa delle civette “, nuovo giallo pubblicato il 6 agosto per la Newton Compton editori. Il mistero della casa delle civette – Sinossi Come gli altri romanzi della serie, Il mistero della casa delle civette è ambientato a Roma. Siamo a Novembre, il clima uggioso si accorda perfettamente allo stato di malinconia in cui troviamo immerso il protagonista Ettore Misericordia. Per fortuna, un nuovo caso di omicidio lo spinge ad uscire dal torpore in cui è piombato: una anziana cartomante viene trovata morta nel suo appartamento nei pressi di Piazza Vittorio, pugnalata con un compasso. Per quanto questo particolare sembri apparentemente di poca importanza, Misericordia si rende subito conto del legame tra l’arma delitto e la simbologia massonica. Parte dunque l’indagine, che si rivelerà lunga e ingarbugliata. Nel corso delle ricerche, Misericordia si troverà a contatto con diverse figure: Greta Falconieri, l’anziana vicina di casa; il signor Chatelet, eccentrico proprietario di un negozio di abbigliamento e amico di lunga data della vittima; il mago Paradisi, un tempo famosissimo ed ora dimenticato da tutti. Sembrerebbe un delitto di facile risoluzione, molti indizi portano a galla storie di uomini famosi, sedute medianiche e richiami al periodo della seconda guerra mondiale coinvolgendo personaggi del calibro di Mussolini e il sensitivo Rol, ma del colpevole nemmeno l’ombra. Le indagini porteranno Misericordia e Fango a scavare sempre più a fondo, alla ricerca di luoghi magici e simbologie nascoste, fino ad arrivare alla soluzione finale. Il romanzo si configura come l’ultimo episodio, temporalmente parlando, della saga di cui sono protagonisti il ​​libraio-investigatore Ettore Misericordia e il suo fidato amico Fango. Autodidatta coltissimo e profondo conoscitore dei segreti di Roma, Misericordia ama sfruttare le sue conoscenze per risolvere intricati casi polizieschi. Il risultato è un romanzo brillante e scorrevole, in cui i colpi di scena si susseguono a ritmo serrato. A rendere godibile la lettura de “Il mistero della casa delle civette”, anche una scrittura briosa e scorrevole, caratterizzante di tutti i personaggi. Ogni figura che si incontra nella lettura è abilmente accessibile attraverso piccoli vezzi e manie, che li rendono facilmente riconoscibili e memorabili; ciò non vuol dire, certamente, che si tratti di personaggi stereotipati o “macchiettistici”, anzi la loro caratterizzazione li rende, da un lato, simpatici al lettore, dall’altro permettono di trattare con delicatezza temi difficili come la vecchiaia, la solitudine, la diversità. Altro elemento di spicco è la scelta di inserire anche personaggi realmente esistiti, dei quali si raccontano soprattutto stravaganze e particolari aneddoti, anch’essi ampiamente documentati, che si dimostrano funzionali all’impianto misterico ed esoterico della trama. Il mistero della casa delle civette infatti è incentrato su un omicidio a sfondo massonico, così che Misericordia e Fango si trovano ad analizzare la dimensione mistica e alchemica che aleggia nei principali luoghi romani. Un romanzo che vale la pena leggere, se non altro, per scoprire aspetti della Città Eterna che non sono noti a tutti. Gli autori Francesco e Max Morini, fratelli, autori teatrali e televisivi, […]

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Libri

Il nome della madre, il nuovo romanzo di Roberto Camurri

Recensione de Il nome della madre, il secondo romanzo di Roberto Camurri pubblicato da NN Editori il 28 maggio di quest’anno. Roberto Camurri, breve biografia È nato nel 1982 a Fabbrico, a detta sua; “un paese triste e magnifico di cui è innamorato forse perché è riuscito a scappare“. Attualmente vive a Parma ed è sposato con Francesca con cui ha una bambina. Lavora per una cooperativa sociale che ha a che fare con la disabilità mentale e che lo ha aiutato molto nel tentativo di eliminare ogni tipo di giudizio, nel suo pensiero e nel suo modo di trasporlo nei racconti che scrive; è così che ha elaborato il suo primo romanzo A Misura D’Uomo, con cui nel 2018 vince il Premio Pop e il Premio Procida. È stato tradotto in Olanda ed è in corso di traduzione in Spagna. Il nome della madre è il suo secondo romanzo. “Il mio avvicinarmi alla scrittura ha un inizio particolare, ero in terza elementare e la maestra ci aveva detto di fare un tema a piacere e, dopo aver scritto quattro fogli protocollo, mi son detto che scrivere era la cosa più bella del mondo”. È un autore giovane, dall’animo sensibile, che osserva e ascolta le svariate realtà che lo circondano ma che con grande sensibilità riesce a portare alla luce storie di una straordinaria bellezza. Il nome della madre, recensione Questo romanzo è uscito il 28 maggio 2020 per NN Editore. E’ una storia familiare, intima ma profonda, che attraversa la vita di Pietro, figlio di Ettore, dalla corsa in ospedale quando si sono rotte le acque, il suo primo pianto, l’odore della pelle del neonato, ai primi gemiti infantili, fino all’abbandono della madre che senza spiegazioni se ne va. Ettore non lo accetta, aspetta un suo ritorno, la cerca nei ricordi, nei lineamenti del figlio che le assomiglia così tanto, ma nel frattempo Pietro cresce; “hai le labbra tutte screpolate, gli aveva detto la maestra a scuola durante l’intervallo. Sono cose che vede una mamma, gli aveva detto.” In quel pesino; Fabbrico, le loro vite scorrono in quelle righe malinconiche e pensierose, alla ricerca di un sentimento perduto, del loro essere, tra la vita di campagna lenta e faticosa, nei campi verdi e i pascoli, sognando quella di città, verso un futuro diverso ma sempre vuoto, perché lei non c’è . Pietro sente un conflitto con quel paese, con il padre, con il mondo che non capisce e con la voglia di scoprirlo; “Sente gli odori freschi di quell’estate, dell’erba appena tagliata che riesce a entrare perché sta guidando piano, senza la voglia di tornare a casa, “l’odore di una stalla che gli penetra nelle narici e gli fa grattare il naso”. Nel rapporto difficile con il padre e con se stesso arriva uno spiraglio; Miriam. La ama ma non sa come affrontare quei sentimenti, non li comprende, lei lo rassicura ma l’animo di Pietro è inquieto sempre alla ricerca di quella figura oscura, ignota a cui vorrebbe dire tante cose; […]

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Libri

Le mezze verità, un romanzo dell’autrice inglese Elizabeth Jane Howard

È uscito da poco nelle nostre librerie Le mezze verità, un romanzo della prolifica scrittrice inglese Elizabeth Jane Howard – ideatrice della saga de I Cazalet – a cura di Fazi Editore. May si è da poco risposata con il Collonello Herbert, un uomo dal carattere particolare a tratti inquietante e con il quale vive in una grande casa – acquistata dalla donna – nelle campagne del Surrey. Entrambi hanno dei figli dai precedenti matrimoni: Alice, figlia di Herbert, sta per convolare a nozze con Leslie Mount – un uomo con una famiglia ingombrante che, tuttavia, non ama ma che rappresenta per lei l’opportunità per allontanarsi dal padre dispotico – mentre, Oliver ed Elizabeth sono i figli poco più che ventenni di May. Il primo, intelligente e sarcastico, ma incapace di trovare o mantenere un lavoro, è deciso a sposare una donna ricca che lo mantenga; la seconda, invece, prova a rendersi indipendente offrendosi di cucinare per persone abbienti. Ed è proprio grazie a una cena in casa del “nuovo ricco” John Cole che la giovane trova, proprio in quest’ultimo, l’amore nonostante la differenza d’età e l’insofferenza della figlia sua coetanea Jennifer. Le storie dei personaggi, tutti protagonisti, si sviluppano nelle tre parti di cui il romanzo si compone, con un susseguirsi di mezze verità che, alla fine, troveranno ognuna la propria rivelazione. Le mezze verità e la malinconia e ironia dell’amore Come nei suoi altri lavori, anche in questo romanzo Elizabeth Jane Howard riconferma il suo innato talento nel descrivere nella maniera più minuziosa possibile i caratteri dei personaggi da lei creati: la confusione di May; la cattiveria di Herbert; l’immaturità di Oliver; la solitudine di Alice; il bisogno di amore di Elizabeth. Ed è proprio all’amore che la scrittrice rivolge la sua attenzione mostrandolo in tutte le sue forme con quella che è la palese intenzione di distinguere cosa è l’amore da ciò non lo è. Fondendo ironia e malinconia, speranze e realtà, mezze verità e verità intere, il tutto condito da una scrittura scorrevole nella forma, leggera ma non banale nei contenuti, la Howard ha dato vita a una storia che, grazie anche a degli inaspettati colpi di scena, si legge con interesse, piacere e un pizzico di curiosità che cattura e mantiene viva l’attenzione fino alla fine. In Le mezze verità ogni personaggio giunge, a un certo punto, al suo personalissimo bivio dove il fare i conti con se stessi diventa un’esigenza da soddisfare a ogni costo per potersi comprendere, perdonare e accettare così da poter andare avanti serenamente con la propria vita. [Fonte immagine: Sito Fazi Editore]

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Culturalmente

Fermo e Lucia, un vero e proprio romanzo a sè

“Fermo e Lucia” è la prima stesura del romanzo di Alessandro Manzoni successivamente rielaborato e pubblicato col titolo “I Promessi Sposi”. Il 24 aprile 1821 è la data d’inizio di un nuovo capitolo della storia della Letteratura Italiana, il giorno in cui Alessandro Manzoni dà avvio alla stesura di una pietra miliare della nostra cultura: il Fermo e Lucia. Il manoscritto che conserva questo stato dell’opera riporta, come estremi temporali, l’inizio, 24 aprile 1821, e il termine della scrittura il 17 settembre 1823. La prima data simboleggia il temporaneo arresto del lavoro manzoniano sul già avviato Adelchi per concentrarsi sul nuovo progetto che darà vita a I Promessi Sposi. È la data, insomma, del passaggio dalla tragedia al romanzo, quel romanzo che ha rivoluzionato e innovato il canone italiano, il primo romanzo moderno. Parlare del 24 aprile 1821 come data di inizio de I Promessi Sposi non sarebbe però del tutto corretto. Quello che noi leggiamo, e abbiamo sempre letto, è un testo che ha subito svariate e molteplici revisioni da parte dell’inarrestabile mano del Manzoni. Infatti, il Fermo e Lucia è il primo mattone di una storia romanzesca di successo, quel pezzo iniziale che il successo però non lo ha mai potuto guardare in faccia perché mai divenuto edizione e rimasto sempre e solo allo stadio di redazione. Manzoni non ha mai pubblicato il Fermo e Lucia: terminata la sua scrittura, il testo viene sottoposto alla revisione dei fidati amici Fauriel e Visconti, dopodiché, facendo tesoro dei giudizi e postille degli amici, inizia il lungo e tortuoso lavorìo di perfezionamento che ha condotto direttamente alla Ventisettana, ovvero all’edizione pubblicata con il titolo ufficiale di I Promessi Sposi. Il Fermo e Lucia non va dunque considerato come laboratorio di scrittura utile a preparare il terreno al futuro romanzo, bensì un’opera autonoma, dotata di una struttura del tutto indipendente dalle successive elaborazioni dell’autore. Rimasto per molti anni inedito (sarebbe stato pubblicato solo nel 1915 da Giuseppe Lesca, col titolo Gli sposi promessi), il Fermo e Lucia viene oggi guardato con grande interesse. Anche se la tessitura dell’opera è meno elaborata di quella de I Promessi Sposi, nei quattro tomi del Fermo e Lucia si ravvisa un romanzo irrisolto a causa delle scelte linguistiche dell’autore che crea un tessuto verbale ricco, ove s’intrecciano e si alternano tracce di lingua letteraria, elementi dialettali, latinismi e prestiti di lingue straniere. Nella seconda Introduzione a Fermo e Lucia l’autore definì la lingua usata «un composto indigesto di frasi un po’ lombarde, un po’ toscane, un po’ francesi, un po’ anche latine; di frasi che non appartengono a nessuna di queste categorie, ma sono cavate per analogia e per estensione o dall’una o dall’altra di esse». Oltre all’aspetto linguistico, che Manzoni maturerà per tutti gli anni ’20 e ’30 (fino alla stesura della Quarantana), il Fermo e Lucia differisce profondamente da I Promessi Sposi per la struttura narrativa più pesante, dominata dalla suddivisione in quattro tomi e dalla mancata scorrevolezza dell’intreccio narrativo, dovuta ai frequenti interventi dell’autore o alla narrazioni dettagliate delle vicende di alcuni protagonisti, specie della monaca di Monza. Uno spunto per la trama del racconto gli fu suggerito dall’“Historia Patria” di Giuseppe Ripamonti e dal trattato […]

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