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Eroica Fenice

La Tag: vernissage contiene 26 articoli

Eventi/Mostre/Convegni

Il Pio Monte della Misericordia promuove la cultura con “Sette Opere Per la Misericordia”

Pio Monte della Misericordia e Accademia di Belle Arti ancora insieme per la cultura   Sette opere. Sette borse di studio in palio. Il Pio Monte della Misericordia si dimostra anche quest’anno attento al talento dei giovani studenti dell’Accademia di Belle Arti riproponendo il premio “Sette Opere Per la Misericordia”. Il vernissage è stato inaugurato venerdì 6 aprile nelle sale dedicate alle mostre temporanee della Fondazione “Circolo Artistico Politecnico” mentre la premiazione avverrà il 21 al Pio Monte della Misericordia di Napoli. In palio, non solo la possibilità di esporre, ma anche di guadagnare un premio di 1000 euro e un viaggio con soggiorno per due giorni a Torino, in occasione della fiera “Artissima“. Abbiamo intervistato a proposito Maria Cristina Antonini, docente di pittura dell’Accademia, e due partecipanti, Luca Cuccurullo e Luca Esposito. Professoressa Antonini, come nasce l’idea di istituire questo premio d’arte ispirato alle Sette Opere della Misericordia? L’idea è del Pio Monte della Misericordia, nello specifico della Contessa Maria Grazia Leonetti che lo ha inventato e che ha voluto gratificare il talento dei giovani talentuosi. Le loro opere saranno poi accostate in mostra ad altre sette di artisti famosi. Per l’Accademia è il quinto anno che i ragazzi si misurano con questo tema della Misericordia nelle categorie proposte cioè pittura, grafica, disegno, scultura, fotografia, installazione e video-proiezione. Le opere vincitrici saranno poi acquisite dal Pio Monte ed entreranno a far parte della loro prestigiosa collezione e saranno esposte ciclicamente così da dare ulteriore visibilità agli studenti. Per questi motivi e per la serietà con cui viene gestito ed organizzato, in Accademia è sicuramente l’evento più atteso dell’anno. Luca Cuccurullo, parlaci del tuo lavoro. Il lavoro è stato concepito partendo da una domanda. Perché io voglio comunicare attraverso quest’opera “la Misericordia”? Io sono mai stato misericordioso? Me come generico cittadino europeo. Cittadino di un’Europa che dovrebbe accogliere ed alloggiare queste persone in difficoltà, che scappano da fame e guerra. Coloro che arrivano vanno spesso incontro a situazioni diverse da quelle da cui scappano, ma non comunque dignitose. Vanno incontro all’astio di una popolo che ancora non è pronto ad accoglierli. L’Europa ha da offrire più i limiti della sua burocrazia, che misericordiosi interventi. In fondo cos’è l’Europa, se non ciascun cittadino che la abita? Il fenomeno è epocale, ed in una fase, se pur già decennale, comunque ai primi stadi. E comunque c’è malcontento da entrambe le parti. Rimane quindi ancora un problema irrisolto, che non sembra prendere la giusta direzione. Ho voluto rappresentare quindi il tutto come una barca fantasma, che aleggia su di noi, il quale potrà prendere corpo, solo grazie alla consapevolezza di chi li dovrebbe accogliere. Finché non accadrà ciò, rimarrà solo un chiacchiericcio, fomentato dai media. In un’Europa bianca, piatta e sterile nei confronti di questa povera gente. Luca Esposito, e invece il tuo? Ispirandomi all’opera di Misericordia “Seppellire i morti”, ho pensato ad un’immagine che avevo catturato circa un anno fa, e facente parte di un progetto più ampio che conta all’incirca trenta fotografie. Il culto per la […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Fuga in Egitto alle antiche terme comunali di Ischia

Candele e luce azzurra soffusa, calda, a solleticare l’anima, in sottofondo la magnifica voce di Fiorenza Calogero nota artista napoletana, tornata ad Ischia dopo aver preso parte all’ultima edizione della Festa di Sant’Anna. Una suggestiva atmosfera data da un amabile gioco di luci soffuse e dall’utilizzo di candele, colora le Antiche Terme Comunali di Ischia, divenute una preziosa ed emozionante pinacoteca, resa speciale, fino al 28 gennaio – dalle opere che compongono la mostra collettiva Fuga in Egitto, ideata dall’assessorato alla cultura del comune di Ischia. «L’idea della mostra nasce dalla volontà di esplorare con un gruppo di artisti le tematiche legate ad un soggetto che ha avuto una larghissima fortuna nella storia dell’arte. Un tema, quello della Fuga in Egitto, che si inserisce in qualche modo nella scia del Natale, ma che riporta anche alla quotidianità. Con gli artisti che hanno accolto l’invito ci siamo chiesti: cosa accade quando la stella cometa, che è il simbolo del presepe, sparisce? Con essa spariscono anche le speranze? La vita di ogni giorno ci mette alla prova, come accade per la Sacra Famiglia che deve mettersi in viaggio, ma la speranza non viene meno». Queste le parole dell’assessore alla cultura del comune di Ischia, Salvatore Ronga. Fuga in Egitto: la speranza di avere un futuro migliore Ciò che alimenta la Fuga in Egitto spesso, è la speranza; la speranza di un mondo migliore, la speranza di poter avere un futuro dignitoso, la speranza di non dover combattere una guerra atroce e senza significato. Ed è allora che la speranza si riscontra nella bellezza dell’arte, che sia una fotografia, un quadro, un dipinto, una frase incisa nero su bianco o semplicemente una sinfonia. La fuga non sempre è sinonimo di codardia o mancanza di responsabilità. Spesso è l’unica via per sopravvivere e non sottostare alle stragi, e per alimentare la speranza in un futuro migliore. Come hanno fatto, di recente, tanti cristiani perseguitati nelle guerre che insanguinano l’Iraq e la Siria. Il male è la guerra, non chi fugge da essa. «Sono molto felice dell’impegno e della dedizione con la quale ogni artista ha interpretato il tema che ha scelto, all’interno di un racconto, – prosegue l’assessore Ronga – la forza e la potenza di questa mostra è il progetto sotteso. Non è una collettiva nella quale ogni artista partecipante lavora per conto proprio ignorando cosa stiano facendo gli altri.» Probabilmente è proprio questa collaborazione reciproca, il mettere insieme diversi artisti, con caratteristiche e competenze differenti, il vero segreto della suggestione che la mostra stessa emana. C’è bellezza soffusa, c’è magnificenza abilmente proporzionata, c’è gradevolezza e al contempo fiducia, auspicio. Denotazioni somatiche che narrano mescolanza di etnie, ad Ischia la fuga in Egitto della Sacra Famiglia, come narrata nel Vangelo di Matteo, diventa il modo per raccontare ospitalità ed inserimento; ciò si materializza anche attraverso l’abile occhio fotografico di Lucia De Luise, fotografa estremamente brava e conosciuta, che ha fotografato alcuni ischitani con tratti somatici tendenzialmente mediorientali sul porto d’Ischia, (come richiamo degli […]

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Museo Filangieri e Città del Gusto insieme per Bollicine del Principe 2017

Arte. Design. Eccellenze enogastronomiche. Queste sono le tre parole chiave che meglio riassumono il prossimo splendido evento targato Città del Gusto (Gambero Rosso). Dopo Tre bicchieri 2018 e Berebene 2018, il Museo Filangieri di Napoli, sito in Via Duomo, 288, si appresta ad ospitare il 15 dicembre Bollicine del Principe 2017, un vernissage che promette di stupire i suoi ospiti con una sinfonia di bellezza. Ad attenderli ci saranno, in primis, la presentazione dell’Abito di Corte di Maria Argentina Caracciolo Duchessa di Martina e il Manto dell’Ordine di San Gennaro, donato al museo dall’ultimo duca di Sangro e di Martina, Riccardo De Sangro. Coerentemente con l’intento di valorizzare sia il patrimonio artistico che quello gastronomico del territorio campano, la serata continuerà con una serie di degustazioni, nelle quali grandi protagoniste saranno le bollicine, con spumanti di numerose aziende autoctone – e non della grande distribuzione come troppo spesso accade -. Oltre ad apprezzare l’arte spumantistica campana non mancheranno prelibatezze dolci e salate. Salvatore Capparelli, Angelo Grippa e La Fattoria degli Esposti hanno creato per Bollicine del Principe una elegante bouquet di sapori fatto di tradizionalità ed estro creativo che include, rispettivamente, lievitati, dessert, panettoni e farinacei di livello assoluto. Un percorso multisensoriale, quindi, che si inserisce nel contesto di un museo, il Museo Civico Gaetano Filangieri, che è già di per sé uno spettacolo da non perdere. Voluto fortemente dal Principe di Satriano, esso è un caleidoscopico scrigno di tesori che vanta oltre 3000 oggetti, dipinti, sculture, oltre ad ospitare al suo interno una biblioteca e un archivio storico con documenti dal XIII al XIX secolo. Un motivo in più, insomma, per lasciarsi deliziare da un evento da non perdere assolutamente. Bollicine del Principe 2017 al Museo Filangieri La manifestazione prevede un Vernissage di apertura alle ore 17.00 per la stampa, mentre l’evento aperto al pubblico inizierà alle ore 19.00. Bollicine del Principe – Venerdì 15 dicembre, dalle ore 17.00. Napoli, Museo Civico Gaetano Filangieri, via Duomo 288 Prezzo del biglietto 25 € Per informazioni e prenotazioni:  Città del gusto, Napoli tel. 0813119800/13 –  338.169.17.87 email napoli@cittadelgusto.it –  eventi.na@cittadelgusto.it

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Napoli & Dintorni

Maestro dove andiamo? A Castel dell’Ovo presentata la personale di Vittorio Contrada

Nelle sale espositive del Castel dell’Ovo si svolgerà fino al 25 Giugno la mostra di Vittorio Contrada, dal titolo “Andare Oltre”, a cura di Daniela Ricci. Il titolo è un manifesto del percorso creativo dell’artista. La mostra è stata realizzata in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli e con il Patrocinio Morale dell’ Assessorato all’Istruzione e alle Politiche Sociali della Regione Campania. Vittorio è figlio del suo secolo, il ‘900. Nato a Tripoli, classe 1937, ha conservato nei suoi lavori i colori della terra africana. In ogni singola opera, infatti, il fruitore è avvolto da colori caldi come il verde, il blu e il giallo. Cromatismi accesi per raccontare su tela il lato emotivo della realtà. Cento opere per “un viaggio esistenziale” nell’attualità; cento domande, per l’osservatore, sul malessere dell’uomo contemporaneo, sulla sua dignità e sui valori messi in discussione dai tempi moderni in “una società che brucia all’istante ciò che crea.” Storie di uomini ma soprattutto di donne. La curatrice e critica d’arte Daniela Ricci, che ringraziamo, ci ha concesso una breve intervista. Una sua riflessione sulla mostra. Il progetto espositivo, partendo dagli anni ’70 ad oggi, indaga l’universo femminile. Attraverso colori materici i corpi evocano l’ambiguità della donna nei suoi silenzi. La ricerca di Vittorio, con tutte le implicazioni filosofiche, è concentrata sulla forza e la bellezza femminile portatrice di emozioni, sentimenti e maternità. Vittorio Contrada: espressionista contemporaneo Linee curve di colore per un linguaggio che trova radice nell’Espressionismo dei primi anni del ‘900. Vittorio, autodidatta e appassionato di pittura, risente l’ influenza di Gauguin e Van Gogh per poi ritagliarsi un proprio stile, riconoscibile con un colpo d’occhio. Le opere in mostra intendono far riflettere sulla condizione dell’ uomo contemporaneo costretto sempre più all’isolamento. Chiari richiami al primitivismo intendono far riflettere sulla vera dimensione dell’ essere umano e della società. Un invito, quello di Vittorio, ad “andare oltre”…

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Alessandro Ciambrone: il Museo Internazionale d’arte contemporanea Euro – Mediterraneo

Era un bambino che veniva dal mare, giocava sotto le chiese sognando un giorno di progettarne una come quella del suo paese. Alessandro Ciambrone, architetto ed artista, è stato nominato da parte dell’Amministrazione Comunale Direttore del Museo Internazionale d’arte Contemporanea (MIACE) di Castel Volturno. Il 25 Maggio alle ore 19.00, presso l’Auditorium S. Maria del Mare in Pinetamare, sarà inaugurato il MIACE. Per l’occasione sarà presentata una mostra di primavera, composta d’ artisti provenienti da tutta la Campania. Alessandro Ciambrone e l‘arte che  bagna Castel Volturno  Il Museo Internazionale d’arte contemporanea, fortemente voluto dall’Assessore alla cultura e all’Istruzione Carlo Nugnes, potrà contare su un Comitato scientifico capitanato dal suo direttore Alessandro Ciambrone. Il Comitato è composto da dieci professionisti di comprovata esperienza nel settore del management e della promozione degli enti museali. Sono stati programmati 12 laboratori tematici: Architettura e Progettazione; Arte figurativa e scultura; Fotografia; Graphic design; Interior Design; Lavorazione della seta di San Leucio; Comunicazione ed Ufficio stampa; Visual Art; Tutela ambientale; Differenze Culturali; Sviluppo sociale; Cinema, Teatro e Musica e Cucina Mediterranea. Un’ officina pensata e progettata per creare sviluppo e cultura sul territorio. Una possibilità per i giovani in cerca di maestri ed alta formazione. Il museo MIACE ha già raggiunto numerosi accordi con realtà territoriali nazionali e internazionali grazie a Gina Affinito, componente del Comitato scientifico, e al suo direttore Alessandro Ciambrone. Già tantissimi gli artisti italiani che hanno sposato l’iniziativa; uno tra tanti è Paolo Di Martino, che ha donato al Comune in segno di augurio e di collaborazione una sua grande tela. Si toglie le scarpe, scende sulla spiaggia come quando era bambino e la madre lo invitava a non sudare, Alessandro lascia sulla sabbia le proprie orme che portano al mare: mancano pochi giorni all’inaugurazione ma Ciambrone, come un pescatore, sa aspettare; perché lui è l’uomo che viene dal mare.

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Napoli & Dintorni

Tu vuo’ fa’ l’americano? Prina e Guyton per il Museo Madre di Napoli

“Siamo Arrivati!” Sono in tanti, sono in fila e sono tutti ospiti del Madre. Andrea Viliani, direttore del Museo, in occasione dell’ inaugurazione delle due mostre personali di Stephen Prina e Wade Guyton, in un’ istituzione pubblica italiana, ha guidato i visitatori in una calda domenica di Maggio per gli spazi espositivi del Museo. Si suda, la sala è gremita di gente e il direttore incanta i presenti. Stephen Prina, artista italo-americano, uno dei più influenti autori contemporanei, la cui ricerca – che si articola fra opere visive, sonore e performative – esplora l’ eredità delle pratiche artistiche concettuali degli anni Sessanta e Settanta, analizzando le matrici storiche. La mostra dal titolo – English for Foreigners – è un viaggio nel passato, quello di suo padre, nella prima metà del ventesimo secolo, dall’ Italia fascista agli Stati Uniti d’ America.” Un viaggio nel tempo, quindi, che si articola da un lato come analisi storica, dall’ altro come il racconto del rapporto tra genitore e figlio. “Un uomo di nome Pietro, mio padre, figlio del suo secolo. Suonava il clarinetto in una banda nel Comune di Canischio, in Piemonte. Poi sono arrivate le Camicie nere e hanno preteso che la banda suonasse l’ inno del Partito Nazionale Fascista. Era il 1923 – aveva 17 anni – l’ evento lo convinse ad emigrare in America.” “ Non parlava una parola d’ inglese quando la nave sbarcò.” Second Book in English for Foreigners in Evening Schools di Houghton è il titolo del libro utilizzato per apprendere la nuova lingua. Il punto di partenza di questa mostra, spiega Andrea Viliani, è il libro ereditato dall’ artista insieme ad altri oggetti personali. Le annotazioni sulle pagine di quel libro diventano per Stephen spunto di ricerca. Prina ha scansionato ogni doppia pagina del libro contenente almeno una di queste note, realizzando 18 stampe digitali. In sala, un dittico, in scala ridotta, di San Giuseppe falegname di Georges de La Tour, prende spunto ed ispirazione dalla Pop art. Questa copia di La Tour è realizzata con tecniche pittoriche difformi da quelle originali. Stampa digitale su vinile per raffigurare uno scalpello di legno ed una spirale a trucioli, dettagli del dipinto originale ed un pannello monocromatico della stessa dimensione. La mostra è completata da una componente musicale – The Second of Everything I Read is You – un richiamo alla traccia suonata dal clarinetto del padre rivisitata ad arte dal figlio. Wade Guyton come Andy Warhol La visita capitanata da Viliani continua al terzo piano del Museo dove è stata allestita la personale di Wade Guyton. Da venti anni Guyton investiga nelle sue opere lo stato e l’ impatto della produzione e della circolazione di immagini digitali, così spiega il direttore. Nella sua pratica artistica Wade, fatte proprie le esperienze della Pop Art e dell’ Arte Concettuale, crea un suo stile. Con l’ utilizzo di stampanti a getto d’ inchiostro, riporta su tela di lino una serie di immagini, segni o motivi ricorrenti precedentemente processati da programmi come […]

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Napoli & Dintorni

“Without Borders”: opere d’ arte prive di confini formali, nel salotto buono di Palazzo Serra di Cassano

Il 10 Maggio, nello storico Palazzo Serra di Cassano, è stata inaugurata l’ associazione culturale MaPiLs. L’ opening è stato affidato all’ artista Gaetano Orazio ed alla sua esposizione dal titolo “Without Borders”, a cura di Maria Pia De Chiara, collaborata da Stella Orazio e Maria Laura Baldascini. L’esposizione sarà aperta al pubblico fino al 20 Giugno. Gaetano Orazio, poeta e pittore, torna a Napoli dopo 30 anni condividendo il concept di MaPils. Il progetto espositivo sposa perfettamente con l’ idea di Maria Pia De Chiara di offrire alla città un spazio libero. MaPiLs è molto di più di una semplice galleria, è un luogo dove si può vivere e respirare l’ arte. Appena si entra nell’ “open space”, sedendosi comodamente in poltrona, è possibile sfogliare uno dei tanti cataloghi contenuti nella libreria vintage. Gli ospiti sono avvolti da bianche pareti dove con cura e professionalità Maria Pia ha creato un dialogo emozionale tra le opere in mostra. Without Borders: “dal vocabolario della polvere” Gaetano Orazio propone una rivoluzione con il suo linguaggio. L’ anima dell’ artista è la base della sua poetica. Su tele prive di cornici, segni, macchie e colori appaiono energie tratte da Madre Terra e “sorella poesia”. Il suo linguaggio riprende elementi romantici tra arte e vita. Come artista e come poeta si fa interprete ed intermediario tra la natura e l’ uomo. Gaetano esprime il suo stato d’animo e i sentimenti attraverso la violenza del colore, la sintesi della forma e l’incisività del segno. Da espressionista astratto, Gaetano, esalta la deformazione dei corpi, l’esasperazione dei colori e la consistenza tonale del chiaroscuro. L’uso dei colori , cancellando la distinzione tra figure e sfondo, dando come risultato una composizione alquanto astratta ma chiaramente nostalgica, disorienta lo spettatore. Maria Pia De Chiara, che ringraziamo, ci ha detto che “l’open space in futuro accoglierà mostre fotografiche, installazioni e performance. A tal proposito ricorda che il 12 Maggio, alle 20.30, Gaetano Orazio proporrà agli ospiti di MaPiLs, “Effetti postumi”, performance artistica istantanea con la partecipazione di Moreno Pirovano”.

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Acappella di Corrado Folinea ospita “Solo cose belle”

Il 28 Aprile, presso la preziosa galleria d’arte contemporanea Acappella di Corrado Folinea, è stata inaugurata la mostra dal titolo “Solo cose belle” a cura di Tenzing Barshee; in collaborazione con Spazio Artisti, programma di residenze in Pozzuoli – Napoli. La mostra sarà aperta al pubblico fino al 10 Luglio 2017. Corrado Folinea, punta per la collettiva di primavera su quattro giovani artisti stranieri: Daphne Ahlers, Vittorio Brodmann, Daniel Faust e Lilli Thiessen. Il progetto espositivo portato in mostra ha per oggetto “Solo cose belle”, un richiamo alla bellezza e al suo valore simbolico, causando nel fruitore delle opere ansia (per la perdita della bellezza) e piacere al tempo stesso per chi la possiede. La bellezza iconica della scultura “Never Let Jealousy Threaten Female Bonds” di Daphne Ahlers, racconta la leggenda del cadavere di una donna ritrovata nella Senna nel 1880 che si pensò si fosse suicidata. La donna, dall’ identità misteriosa, divenne simbolo di bellezza e per la ricerca della sua identità le si fece un calco in cera del bel viso. Una maschera mortuaria prodotta in serie, idealizzata e forse anche venduta. Il mito dell’“Ignota della Senna” viaggiò oltreoceano sbarcando negli Stati Uniti dove la maschera era conosciuta anche come “La Bella italiana”, per la bellezza pari alla Monna Lisa. L’artista, con la sua scultura in latex, ha attribuito nuovi significati all’immagine del mito. Cinque maschere scultoree verde alga in fila ricoperte da lunghe trecce. Una scelta, quella dell’ artista, di celare una volta per tutte l’immagine di una donna suicidatasi con il solo intento di sparire, di essere dimenticata per sempre. Daphne, stupisce e sorprende lasciando il segno. La galleria Acappella di Corrado Folinea racconta storie d’artisti contemporanei Vittorio Brodmann, con le sue opere fa della pittura un medium la cui finalità estetica è superata dal messaggio del pittore. Daniel Faust, porta in mostra oscuri oggetti museali attraverso le sue bizzarre fotografie scattate in giro per il mondo. Lilli Thiessen, adopera materiali naturali come sabbia o conchiglie, raccolte sulle spiagge degli Stati Uniti e in Normandia, per le sue composizioni astratte. Un richiamo geografico e materico, che fa nascere la voglia di viaggiare. Modi diversi per raccontarsi e creare bellezza. Per chi avesse la curiosità di fare un giro a Via Cappella Vecchia, 8 può trovarsi circondato da “solo cose belle”.

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Paola De Rosa: metafisica del contemporaneo a Castel dell’Ovo

Paola De Rosa, inaugurata la mostra “Vie Crucis”. Il 12 Aprile, nella splendida cornice del Castel dell’Ovo, è stata inaugurata la mostra d’arte contemporanea dal titolo “Vie Crucis”, dell’architetto Paola De Rosa. Mostra che sarà aperta al pubblico fino al 25 Aprile, ed è stata realizzata in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli. La personale è stata allestita nelle Sale delle Terrazze dove le bianche pareti hanno assunto colore con le geometrie meta–surrealiste dell’artista Paola De Rosa. Il progetto espositivo esprime ciò che esiste oltre l’apparenza sensibile della realtà empirica. La prospettiva dei lavori presenti in sala è costruita secondo molteplici punti di fuga incongruenti tra loro, l’occhio del fruitore dell’opera è costretto a ricercare l’ordine di disposizione delle immagini. Superfetazioni architettoniche riempono lo spazio vuoto di personaggi. Paola De Rosa: meta-surrealismo ridotto all’osso Paola De Rosa, architetto vinto dalla pittura, ci ha concesso una breve intervista. Una riflessione sulla mostra. La mostra è una doppia raccolta di lavori dal medesimo titolo. La prima datata 2012, la seconda del 2015. Da pittrice prima e da architetto dopo ho subito anche il fascino dell’arte antica. Da giovanissima ho metabolizzato la pittura di Giotto, Masaccio, Piero della Francesca. Si può notare un chiaro riferimento alle “Carceri d’Invenzione di Giambattista Piranesi” incise tra il 1745 e il 1760. Ho fatto una indigestione di tutto il ‘ 900: Balla, Boccioni, Soutine, Ensor, Bacon per approdare, infine, ad un mio stile. Nelle tue opere non ci sono personaggi. Geometrie immateriali e carni al sangue sono protagoniste. Perchè? La carne come simbolo è un chiaro riferimento alla passione di Cristo. Della figura umana resta solo il lacerto e la carne sanguinante dell’agnello di Dio. La scelta della carne come soggetto principale dei miei lavori trova una risposta poco artistica. Mi piace la carne. Ho un ottimo macellaio. La carne diventa segno e simbolo, con forme ben delineate, seppur opportunamente deformate per accentuare la loro bellezza. La gamma cromatica è ridotta all’osso e le singole Stazioni più drammatiche diventano frammenti di nature morte. Il titolo della mostra è molto forte. C’è un messaggio cristiano che vuoi lanciare? Ho scelto un titolo che nasce da una ricerca artistico- teologica. Il messaggio è soggetto ad interpretazioni, ma prima bisogna passare per tutte le Stazioni della mia Via Crucis. Vie Crucis è visitabile a Napoli – Castel dell’Ovo, Sala delle Terrazze dal 12 al 25 aprile 2017. Orari: dal lunedì al venerdì (14-19); sabato (10-19); domenica e festivi (10-14) Ingresso: libero.

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Napoli & Dintorni

The Young Pope: la fotografia di Gianni Fiorito a Palazzo Reale

Il 10 Aprile, nel suggestivo spazio dell’Ambulacro di Palazzo Reale di Napoli, è stata inaugurata la mostra fotografica di Gianni Fiorito “The Young Pope/la mostra”, a cura di Maria Savarese. Un omaggio che la Regione Campania, in collaborazione con il Polo museale della Campania, ha voluto fare al premiatissimo regista napoletano e a Gianni Fiorito, fotografo e suo collaboratore. La mostra sarà aperta fino al 13 Giugno. Trentotto grandi foto raccontano la prima regia televisiva del Premio Oscar Partenopeo. Un percorso di immagini tra personaggi, scene, ricostruzioni di quello che è stato il più importante evento televisivo dell’anno, realizzato sul set durante i lunghi mesi in cui Gianni Fiorito – fotografo di scena – ha seguito la lavorazione della serie tv, una produzione internazionale (Wildside, Shy, HBO, Canal +) con un pubblico diffuso in 110 paesi. “The Young Pope/la mostra” è la sintesi fotografica della famosa saga televisiva e dei suoi personaggi. Scatti fatti ad arte per raccontare immagini di scena, immagini di backstage, dove si evidenzia il rapporto tra registi e attori. Un lavoro meticoloso, quello di Fiorito, per ripercorrere la creazione del Papa rivoluzionario firmato Sorrentino. The Young Pope: un Papa rivoluzionario Maria Savarese, storica e critica d’arte, e il fotografo di scena Gianni Fiorito, ci hanno concesso una breve intervista. “The Young Pope/ la mostra”, riflessione di Maria Savarese. “Torno a lavorare con il maestro Gianni Fiorito dopo tre anni, curai la prima mostra antologica dedicata alla filmografia di Paolo Sorrentino. Young Pope è stato l’evento televisivo del 2016 con 15 milioni di telespettatori solo in Italia. La scelta dell’Ambulacro di Palazzo Reale non è casuale, la lunghezza è di 36 metri come un rollino fotografico srotolato; sono state allestite 38 fotografie che raccontano immagini di backstage, immagini di scena, maraccontano anche l’uso scenografico del notevole patrimonio architettonico e paesaggistico italiano, e narrano la creazione in studio di ambienti non utilizzabili dal vero (la Cappella Sistina e altri ambienti vaticani). La mostra è corredata da un catalogo edito da Arte’m, più che un catalogo, un vero e proprio libro che ripropone le immagini in mostra e non solo. L’esposizione fotografica sarà itinerante per l’Italia e presto lo sarà anche all’estero”. Il rapporto tra cinema e fotografia di scena per il maestro Gianni Fiorito. “La mia narrazione fotografica, anche se parte da strumenti tecnici simili a quelli cinematografici, è un racconto completamente diverso. Un luogo, un dialogo, lo stato d’animo di un personaggio possono essere raccontati in cinematografia con un movimento di macchina, un cambiamento di fuoco, un tempo di ripresa, lungo o breve, in ogni caso beneficia dell’uso della parola. In fotografia lo stesso luogo, lo stesso stato d’animo o dialogo dev’essere racchiuso unicamente in uno scatto, e senza colonna sonora. Da qui nasce la necessità della sintesi”.

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