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Eroica Fenice

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“Amleto” di Giuseppe Pestillo e “Certe Stanze” di Ettore Nigro: poesia e teatro come ricerca di senso

Giuseppe Pestillo e Ettore Nigro hanno portato Amleto-Pazzo ad arte e Certe Stanze al chiostro di San Domenico Maggiore. Ecco come è andata

Non sono matto, sono pazzo ad arte!

Qual è il confine tra normalità e follia? Tra essere e non essere? Tanti sono i dilemmi che attanagliano l’animo umano, alla perenne ricerca di se stesso, di una propria identità che vada al di là delle etichette. L’Amleto shakespeariano non è tanto lontano dall’uomo contemporaneo: passano i secoli ma gli interrogativi restano gli stessi, problematici e privi di risposta. Si ricerca allora un dialogo che rompa il riecheggiare di un eterno monologo, che permetta di trovare insieme una soluzione, o quantomeno di alleviare il peso della coscienza. Ma l’interlocutore sembra muto ed indifferente e dunque il dialogo torna ad essere un monologo, con la speranza che almeno le parole possano colmare il vuoto di un’esistenza priva di significato.

Amleto – Pazzo ad arte di Giuseppe Pestillo, liberamente tratto dall’opera shakespeariana

È proprio per le tematiche affrontate che questa tragedia risulta ancora così attuale, calata in una quotidianità che non la desacralizza ma la eleva, rendendola intramontabile. Amleto-Pazzo ad arte, Frammenti di una vita che ci “ri-guardano” è lo spettacolo messo in scena al chiostro di San Domenico Maggiore nell’ambito della rassegna “Morsi di teatro”. L’azione scenica ha visto protagonista l’attore e regista Giuseppe Pestillo, che ha interagito con il pubblico costruendo insieme il dramma e modificandolo a seconda delle interferenze del mondo esterno. Aerei (frequenti) che sorvolavano il cortile, cellulari che squillavano (“Padre! Padre! Carmen? Non sei mio padre! Chi è Carmen?”), voci in lontananza, tutto è stato preso e calato nella scena, rendendo la rappresentazione divertente e coinvolgente per gli spettatori seduti intorno all’attore, come in un allegro simposio.

Certe stanze, i versi musicali di Anna Marchitelli per la regia di Ettore Nigro

Il monologo si trasforma in una lettura corale con Certe stanze, concerto per musica e voce tratto dall’omonima raccolta poetica di Anna Marchitelli, con la regia di Ettore Nigro e le musiche di Mario Autore. Ciò che emerge con prepotenza è la figura della femmina scurpiona, radicata in una Grande Madre e in una Napoli sottintesa ed abissale. Erotici e ferini, i versi della Marchitelli danzano con forza e leggiadria sulle note del piano, in un rapporto di reciproca musicalità, accompagnando il pubblico in una dimensione di parole sussurrate, capaci di ricucire il senso perduto.

Faccio l’amore col pensiero

che usa la tua stessa lingua

con i tratti del tuo profilo

che in una statua greca ha imitato

con l’eco dei discorsi al sapore di abisso

tirati fino a tardi slargati al giorno dopo

in bocca solo briciole

il mistero. […]

Citando Montale, “è ancora possibile la poesia nella società delle comunicazioni di massa?”. Nonostante la consapevolezza di essere tutti figli smarriti e spaventati la poesia continua a sopravvivere, come ricerca di significato ed appiglio per sfuggire all’insensatezza del quotidiano.

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