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Eroica Fenice

Animali da bar in scena al Teatro Bellini

Animali da bar in scena al Teatro Bellini

Martedì 18 febbraio è andato in scena Animali da bar, l’ultimo spettacolo targato Carrozzeria Orfeo al teatro Bellini di Napoli: uno spettacolo divertente, dissacrante, che indaga dentro ognuno di noi ma, soprattutto, mette a nudo le pieghe della società.

Sei in sala, seduto, in attesa che lo spettacolo cominci: proprio quando le luci cominciano ad affievolirsi, ecco che una voce fuori campo, maschile e cavernosa, ti avverte con tono di minaccia e utilizzando espressioni molto colorite, di spegnere il cellulare, che lo spettacolo sta per iniziare.

Si apre il sipario, e ti ritrovi in uno di quei trasandati e un po’ malfamati bar di provincia, popolato dei suoi tipici animali, o soliti avventori: già Stefano Benni, negli anni 70, con il suo Bar Sport ci aveva illustrato e insegnato tutta l’architettura e la microsocietà presente in questa tipologia di esercizi commerciali e, negli anni, nulla sembra essere cambiato.

I personaggi che ruotano attorno a questo bancone sono Mirka, la barista ucraina, appassionata di canzoni e cartoni animati Disney, che per arrotondare affitta il suo utero e fa da badante al vecchio proprietario del bar, un misantropo razzista che ormai non esce più di casa, e del quale, proprio per questo, sentiremo per tutto lo spettacolo solo la voce fuori campo; c’è poi Swarovski, uno scrittore alcolizzato, fallito e nichilista fino all’estremo, costretto dal suo editore a scrivere un libro sulla Grande Guerra; Sciacallo, un giovane ragazzo bipolare storpio che, dietro indicazioni di Mirka, svaligia le case dei defunti; Milo, il nipote del proprietario del bar, imprenditore di un’azienda di pompe funebri per animali di piccola taglia; e infine Colpo di Frusta, un attivista buddista, pacifista e ‘melariano’, padre biologico del figlio che Mirka aspetta, che però subisce le violenze domestiche della moglie.

Animal da bar, dal bancone del bar al sottosuolo

I sei personaggi ruotano attorno a quel bancone raccontando di sé, delle proprie vite, esperienze, illusioni e speranze per il futuro. Costituiscono un’umanità grottesca, estrema, ma soprattutto cruda. Come in “Memorie dal sottosuolo” di Dostoevskij, i personaggi, uniti dal fatto di essere dei ‘perdenti’ e ai margini delle buone consuetudini della società, analizzano in maniera sempre crudele e senza fronzoli, tutte le azioni e le circostanze che li hanno  portati ad essere quelli che sono: reietti, inetti. Persone profondamente infelici e insoddisfatte, di loro stesse e della società che le circonda.

«Il teatro non è altro che il disperato sforzo dell’uomo di dare un senso alla vita»

Vale dunque la pena andare a teatro e immergersi in tutto questo? Sì, sì e ancora sì: fatevi prendere per mano da questi strampalati personaggi, veri e propri animali da bar, e fatevi guidare in un viaggio attraverso le pulsioni e i pensieri e i sentimenti più reconditi dell’uomo, mettendo in gioco voi stessi. Magistrale il lavoro degli attori, dei registi, degli autori e di tutti componenti della compagnia teatrale Carrozzeria Orfeo, che annuncia anche un futuro spettacolo in arrivo, in collaborazione proprio con il Teatro Bellini di Napoli. In attesa che arrivi, troviamo il tempo per noi stessi e andiamo a teatro, perché, come disse un nostro concittadino, qualche tempo fa: «Il teatro non è altro che il disperato sforzo dell’uomo di dare un senso alla vita».

Fonte immagine: https://www.facebook.com/concerteria.it/photos/gm.1430954970397786/3250798431603093/?type=3&theater

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