Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Autobiografia erotica, una relazione pericolosa al Piccolo Bellini

Autobiografia erotica, una relazione pericolosa al Piccolo Bellini

Con “Autobiografia erotica”, in scena dal 17 al 22 Aprile, la casa di produzione di Silvio Orlando si affida ancora una volta alla penna di Domenico Starnone e fa un passo ulteriore nelle complessità di quel sentire che chiamiamo amore. La scena è affidata questa volta a Pier Giorgio Bellocchio e Vanessa Scalera, che con Orlando sono stati già protagonisti in Lacci. Nei panni di Aristide e Mariella, si rivedono dopo 20 anni in un appartamento romano. Non sono due vecchi amici ma due sconosciuti che si sono incontrati, una volta sola e per poche ore 20 anni prima, e hanno avuto un furtivo e frettoloso rapporto sessuale. Lui neanche si ricordava lei chi fosse quando ha ricevuto la mail in cui, con linguaggio provocatorio e ammiccante, lo convocava. Lui accetta l’invito e ora lei gli chiede di scavare in quelle poche ore di molti anni prima, di ricostruirle minutamente, utilizzando, per giunta, ancora un linguaggio lascivo: cosa è accaduto allora?

Autobiografia erotica, un capovolgimento dell’amore senza paura dell’oscenità che lo rappresenta

Perché parlarne con il linguaggio dolce dell’amore? Meglio l’oscenità. Comincia così un gioco in cui i due ripercorrono, scompongono e analizzano il loro primo incontro, mettendo a confronto, ora con allegria, ora con crudeltà, due esperienze sessuali molto diverse: dal punto di vista femminile e maschile.

Andrea De Rosa in “Autobiografia erotica” dirige il duo rendendo quasi inevitabile il concatenarsi degli eventi come una ‘relazione pericolosa’ che gioca a sfregiare ogni idealizzazione sentimentale. Dietro l’esibizione verbale si rivelerà invece il pulsare commovente e fragile della vita, con un finale che porterà nuovi sensazioni nel profondo dell’anima.

L’esperienza più importante che si possa fare ancora oggi a teatro è quella di mettere in discussione la propria identità. Per questo si è affascinati da quei personaggi che, credendo di conoscersi, nel corso di un dramma o di una commedia finiscono invece per vedere sgretolarsi le proprie certezze, scoprendo che ciò che credevano di sapere di se stessi e della propria vita era falso, artefatto o almeno incompleto. È ciò che accade ad Aristide Gambia nel corso del bellissimo testo che Domenico Starnone ha tratto dal suo romanzo. Una donna si ripresenta nella vita di Aristide a distanza di vent’anni e lo invita, in maniera insieme ludica e misteriosa, a ripercorrere un episodio che lui aveva velocemente archiviato nel reparto “avventure erotiche senza importanza della mia vita”: una mezza giornata trascorsa insieme, una scopata veloce, vent’anni prima. Attraverso un linguaggio crudo ed esplicito, la memoria di quella giornata diventa pian piano il pretesto per andare a fondo nel pozzo nero della rimozione, dove spesso accantoniamo ciò che crediamo senza alcuna importanza e che è invece lì, in agguato, pronto a rimescolare profondamente il senso della nostra vita.

“Ho scelto di cancellare dalla scena e dal testo originale qualunque riferimento realistico”, dice De Rosa. “Dopo molti spettacoli in cui ho sperimentato a fondo gli apparati che le nuove tecnologie offrono al teatro (soprattutto nel campo delle tecnologie del suono), ho scelto stavolta di lavorare solo con gli attori. Un tavolo e due sedie per concentrarmi esclusivamente sulla domanda che il testo porta dentro di sé, l’unica che mi preme davvero: chi siamo noi, chi siamo veramente?”.

Print Friendly, PDF & Email