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BARBABLÙ di Paura a Galleria Toledo | Recensione

BARBABLÙ (I. Paura) a Galleria Toledo

BARBABLÙ di Paura è uno spettacolo pluridisciplinare e itinerante che interroga la contemporaneità di una delle storie più macabre della tradizione occidentale, ovvero quella di Barbablù, toccando la tematica della violenza sulle donne. La rappresentazione si è tenuta al Teatro Stabile d’innovazione Galleria Toledo, con concetto, regia, drammaturgia e testo Stéphane Ghislain Roussel  e con interpreti Alessandra D’Elia e Julien Ségol, basso lirico. Prodotto da Galleria Toledo con il sostegno di Neimënster – Centre Culturel de Rencontres – Abbaye de Neumünster (LU) e Ministero della Cultura del Granducato di Lussemburgo, lo spettacolo è andato in scena dal 22 al 25 maggio 2025.

Struttura e percorso emotivo dello spettacolo BARBABLÙ di Paura

La rappresentazione è caratterizzata da un prologo, tre atti e un epilogo. Gli atti sono pensati come una metafora delle fasi di una storia d’amore con finale infausto, passando dal momento iniziale dell’innamoramento alla realizzazione che non tutte le fiabe hanno un lieto fine e che la realtà è ben più cruda e paurosa di quel che ci aspettiamo. In BARBABLÙ di Paura) la protagonista vive fortemente le tutte le emozioni che caratterizzano questo tipo di vicenda e anche lo spettatore viene trascinato in questo turbinio di sensazioni, dall’infatuazione alla presa di coscienza della realtà dei fatti, alla paura, ma anche alla rabbia e alla determinazione di fare qualcosa per cambiare il corso degli eventi.

Le fonti d’ispirazione e la denuncia della violenza

In questa narrazione la storia di Barbablù diventa un mezzo per denunciare la tematica della violenza sulle donne rielaborandola in diverse chiavi: si ispira infatti a diverse versioni del racconto, come la fiaba di Perrault risalente al XVII secolo, o il film muto francese realizzato da Georges Méliès nel 1901, protagonista del primo atto dello spettacolo; sono fonte di ispirazione anche testi più contemporanei.

L’esperienza immersiva dello spettacolo BARBABLÙ (I. Paura) nel teatro

BARBABLÙ di Paura si svolge coinvolgendo tutta la struttura teatrale: gli spettatori sono accompagnati dalla platea al palco, ai camerini e agli spazi esterni seguendo un racconto che pian piano mescola sempre di più l’ambiente con la scenografia, curata nei minimi dettagli. Il teatro si trasforma in un castello degli orrori. Come viene infatti detto dalla protagonista a un certo punto:  I nostri corpi di donne sono castelli di fantasma e  voglio essere io la padrona del castello. Gli spettatori vengono coinvolti in maniera ravvicinata, sempre più partecipi con gli attori, che si muovono anche tra il pubblico come se fosse parte integrante dello spettacolo.

Il ricco simbolismo: tra le voci dei personaggi e le scenografie

Una delle caratteristiche principali di BARBABLÙ di Paura è la presenza di numerosi simbolismi. Primo fra tutti, il fatto che si voglia chiaramente dare voce alla parte femminile, il che viene espresso attraverso la sola recitazione parlata della protagonista, mentre la figura maschile, interprete del personaggio di Barbablù manifesta il suo essere tramite il canto lirico, con estratti musicali da 2 lied su poesie di Heinrich Heine di Guy Ropartz e 2 estratti dall’opera liricaIl Castello di Barbablù di Béla BartokI simbolismi sono rappresentati in svariati modi, con l’utilizzo di specifici oggetti di scena, costumi e dettagli scenografici sottili.

Un finale di speranza: un messaggio politico contro la violenza

A differenza della storia originale, BARBABLÙ di Paura) propone un finale diverso, dove la protagonista femminile ha la meglio sulla violenza e l’imposizione maschilista non solo di Barbablù, ma di una società patriarcale che lei desidera ribaltare. Roussel afferma infatti: È uno spettacolo estetico ma anche politico. Spero sia una proposta che possa aprire il cammino a un pensiero d’azione, al pensiero di come si può cambiare.

Scritto con Maria Rosaria d’Alessandro

Fonte immagine: ufficio stampa

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