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Eroica Fenice

Un tenero scrivano: Leo Gullotta ne il “Bartleby” di Melville al Teatro Sannazaro

Bartleby di Melville un tenero scrivano: Leo Gullotta al Teatro Sannazaro

Un’anteprima nazionale di rilievo attira al Napoli Teatro Festival 2019 l’attenzione che esso merita nel panorama culturale estivo della città partenopea.
Martedì 9 e mercoledì 10 luglio, al Teatro Sannazaro di via Chiaia, è andato infatti in scena un classico della letteratura moderna che ha fatto registrare il tutto esaurito ad entrambe le rappresentazioni.
Bartleby lo scrivano – il celebre racconto di Herman Melville datato 1853 – è stato proposto nel riadattamento curato da Francesco Niccolini per la regia di Emanuele Gamba, che soltanto nel 2020 comincerà il suo tour teatrale in giro per l’Italia.

A vestire i panni del protagonista Bartleby è Leo Gullotta, volto noto ed amato dagli spettatori che ne hanno applaudito più volte la performance. Funziona l’interazione sul palco con il resto degli attori: con le due brave attrici Giuliana Colzi e Lucia Socci, e con i tre convincenti Andrea Costagli, Dimitri Frosali e Massimo Salvianti.

La sceneggiatura è fedele al racconto originale, la scenografia essenziale e le luci e le musiche sapientemente indovinate. Non appena si apre il sipario, compare ciò che ne costituirà l’ambientazione centrale: tre scrivanie, cinque sedie e cinque lampade accanto ad esse. Una porta sullo sfondo che nasconde un bagno e un lavandino. Fa il suo ingresso Rita, la donna delle pulizie armata di straccio e spazzolone: non le sfugge una briciola nel suo pulire in lungo e in largo quel luogo così sobrio pieno di faldoni, fascicoli, e carta per scrivere. Uno ad uno fanno poi il loro ingresso coloro che a quel luogo conferiscono la giusta atmosfera: uno studio legale diretto da un avvocato senza nome, apparentemente buono e giusto, aiutato dai suoi tre dipendenti Turkey, Nippers e Miss Ginger, che in questa versione è una donna e dunque differisce dal fattorino Ginger Nut melvilliano.Le caratteristiche dei personaggi sono altrimenti rispettate: Turkey è un modello di efficienza al mattino, ma dopo pranzo diventa insolente e scontroso; Nippers è invece intrattabile al mattino ma dà il suo meglio di pomeriggio. I ritmi dello studio si susseguono simili ed uguali, cadenzati da una musica da “loop” che li accompagna, finché il principale non decide di assumere un nuovo scrivano.

All’annuncio di lavoro risponde Bartleby, che si presenta in ufficio vestito di grigio, un colore non casuale volto ad amplificarne la cifra antracite di fondo. Gullotta rispecchia in tutto e per tutto la “gentilezza cadaverica” che deve impersonare. Bartleby lavora come il più dedito degli scrivani: non ha eguali per la bravura nel redigere, la rapidità di esecuzione, l’assenza di errori. Ma non appena gli viene chiesta una qualsiasi cosa che esuli dalla mansione per cui è stato assunto, egli rifiuta con la battuta ferma che l’ha reso celebre nella storia della letteratura: «I would prefer not to», qui reso con un grave: «Avrei preferenza di no».

C’è stupore, incredulità, malumore, un turbinio di reazioni incresciose e contrarie girano attorno alla solidità dello scrivano che fa tutt’uno con la sua sedia alla scrivania e puntualmente preferisce non fare altro che ciò che deve fare. Gullotta ha sempre sulle labbra un sorriso malinconico e, allo stesso tempo, sornione: l’abbigliamento non cambia per tutto il tempo della rappresentazione, sempre tutto grigio, sempre tutto spettrale. Mentre le voci dello studio legale iniziano a circolare spargendo dubbi sull’assurdità del comportamento del collega, Bartleby-Gullotta non fa alcuna piega. «Avrei preferenza di no» è la battuta più frequente e disarmante ad ogni richiesta avanzata in ufficio, mentre mangia biscotti allo zenzero e riempie di briciole il pavimento. Persino Rita, la donna che più si sente vicina all’operatività un po’ naïf dello scrivano, se la prende con lui quando lo scopre essersi impossessato del bagno dello studio come suo domicilio personale. Bartleby non ha una casa, perciò può abitare ovunque, e sceglie di fare del suo posto di lavoro il luogo in cui risiedere.

A malincuore, l’avvocato è costretto a cacciarlo e a cambiare sede per l’ufficio: la trama del racconto è famosa. La polizia arresterà Bartleby per vagabondaggio e l’avvocato andrà a trovarlo in prigione pagando perché gli riservino dei pasti dignitosi. Ma nel rivederlo, Bartleby lo riconoscerà senza avere nulla da dirgli. Ottima l’interpretazione di Gullotta, che nell’ultima scena somiglierà più ad un bambino cresciuto che dorme che ad un uomo che per inedia ha deciso di lasciarsi morire nel mesto punto interrogativo di chi si domanda cosa vuol dire scegliere e cosa significa preferire.

LIBERAMENTE ISPIRATO AL RACCONTO DI HERMAN MELVILLE  BARTLEBY, THE SCRIVENER: A STORY OF WALL STREET DI FRANCESCO NICCOLINI
REGIA EMANUELE GAMBA
CON LEO GULLOTTA, GIULIANA COLZI, ANDREA COSTAGLI, DIMITRI FROSALI, MASSIMO SALVIANTI, LUCIA SOCCI
PRODUZIONE ARCA AZZURRA PRODUZIONI

 

Fonte immagine: napoliteatrofestival.it

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