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Eroica Fenice

BeQuiet Talent Show, lo spettacolo natalizio al Teatro Bellini

BeQuiet Talent Show Christmas Edition al Teatro Bellini

BeQuiet Talent Show Christmas Edition è approdato al Teatro Bellini di Napoli il 19 dicembre

Siamo alle soglie dell’allucinazione e della follia visionaria: la società futura sarà composta da vip e personaggi dalla fama mordi e fuggi di warholiana memoria, di incapaci famosi per aver comprato cifre mirabolanti di follower su Instagram e da fantocci senza un’anima e senza talento, ma desiderosi di guadagnarsi famelicamente un posticino all’ombra dello showbusiness, come cannibali pronti a sbranare i corpi dei loro simili per accaparrarsi un soffio di celebrità in più del proprio vicino.

Stiamo parlando della sinossi di un nuovo romanzo distopico? Di una profezia dell’oracolo di Delfi o dei Libri Sibillini? Di un pamphlet concepito dall’erede di George Orwell? No, ci stiamo addentrando nel sottobosco, ampio e frondoso, degli effetti della mercificazione dell’arte, della società di consumo che aveva profetizzato un certo Pier Paolo Pasolini, che se fosse stato vivo forse avrebbe storto il naso e stropicciato gli occhietti di fronte ai vari talent show, ormai veri e propri tritacarne pronti a maciullare i presunti talenti dei partecipanti, che soltanto raramente riescono ad emergere a far rimanere impressi i propri volti nella memoria dello spettatore per un lungo periodo.
Il tempo di qualche mese, di un inedito confezionato ad hoc con autotune e via alla prossima edizione, via a nuovi nomi e a nuovi volti da cannibalizzare, in un’avvicendamento vorticoso che ricorda i ritmi di una danza tribale e mortale. Dello stato dell’arte come merce di scambio e consumo, ci si potrebbe disquisire per ore e chiamare in causa una bibliografia sterminata, ma basti pensare al “saltimbanco” Aldo Palazzeschi, poeta incendiario e futurista, che, con occhio mobile e lucido, aveva intuito lo stridore delle lacrime del poeta, incrostate sotto la maschera che mette a nudo le sue contraddizioni dell’arte ridotta a mercato.  Ci troviamo al cospetto della deriva dell’arte, degli effetti del successo e delle drammatiche conseguenze che essa potrebbe avere a discapito degli artigiani dell’arte, di coloro che respirano l’odore e la fragranza della musica da sempre, che hanno risalito la china del sacrificio e che hanno scelto la strada meno battuta, come recita la poesia di Frost:

Con un sospiro mi capiterà di poterlo raccontare/ chissà dove tra molti e molti anni a venire: due strade divergevano in un bosco, e io/ io ho preso quella meno battuta, /e da qui tutta la differenza è venuta.

Tentando di mostrare le sterpaglie, i ciottoli e i cespugli irti di quella strada meno battuta, il BeQuiet ha calcato le tavole del palcoscenico del Teatro Bellini il 19 dicembre, riversandosi sul pubblico col suo talent show parodico, l’unico in Italia che ti rende meno famoso di prima. Come una fiumana, condotta dal timoniere Giovanni Block, le onde del BeQuiet si sono infrante sulla platea, sgretolandosi in risate, frizzi, lazzi e momenti di musica, rendendo tutto ciò un enorme gioco da offrire al pubblico e alla sua sensibilità.
Ingabbiare un concetto nei codici retorici o nelle gabbie della parola è un’operazione ardua, specie se si tenta di incapsulare un’idea nelle strette maglie dei nostri codici linguistici. Prima di addentrarci nella angolature della serata appena trascorsa, iniziamo con il rispondere alla prima domanda.
Che cos’è il BeQuiet? Rispondere richiede cautela, per abbattere e penetrare il muro del già detto, del non detto e del detto male.

BeQuiet è un agglomerato di sinapsi, processi creativi e condivisione partecipativa. Un movimento sorto nel 2012 dal magma della scena underground napoletana da un’idea dell’artista Giovanni Block, che, tra i tanti riconoscimenti di cui si fregia, ha ricevuto la Targa Siae/Club Tenco del Premio Tenco come miglior autore emergente e il primo premio assoluto del Festival Musicultura, nonché un premio speciale dall’Università delle Marche per il miglior testo, oltre a tanti altri premi, progetti e iniziative che lo rendono un componente davvero prezioso della scena musicale odierna. BeQuiet è un circuito che ingloba e raccoglie una rete di pubblico, appassionati, addetti ai lavori, musicisti e cultori della musica d’autore e ha trovato, da due anni a questa parte, la propria casa di penombre, luce e chiaroscuri al Bellini.

BeQuiet Talent Show Christmas Edition: Risum Movere, per intrattenere e far riflettere la platea

Lo spettacolo del BeQuiet Talent Show è iniziato proprio con una profezia ironica e grottesca, alle spalle di Giovanni Block che riceve una suprema investitura: in un’epoca di talent dominanti, bisogna creare l’unico talent che ti renda meno famoso di prima. L’investitura arriva immediatamente dopo la sua esibizione un po’ swing, un po’ Buscaglione e un po’ Celentano.
Vestito elegantemente e col cipiglio da padrone di casa, Block ha raccolto le redini del collettivo di artisti per dare forma a una parodia dei talent show, una metariflessione giocosa e interattiva che ha chiamato più volte anche il pubblico in causa, inframezzando il tutto con momenti di musica, performance di grandi artisti (primi su tutti Francesco Lettieri, Alfina Scorza, Ivan Dalia, i Barabba, i Dottor Jazz & Dirty Bucks Swing Band): è apparso chiaro a tutti che lo scopo di Block non era soltanto far ridere, ma che anelasse a qualcosa d’oltre.

L’oltre in questione è da ricercare nel risum movere di Plauto o nell’umorismo pirandelliano: il sentimento del contrario, quello che ti porta a ridere amaramente, forse anche sguaiatamente e a squarciagola, ma poi a riflettere con un velo di malinconia che ti rimane appiccicato alla pelle, quasi a lasciarti una sostanza vischiosa addosso. Il sentimento del contrario ha colpito in pancia il pubblico già alla vista della parodia di alcuni personaggi emblematici dello showbiz, come Parcella Bella, la fashion blogger pagatissima e macchiettistica, sottoprodotto di una cultura basata sull’apparenza più sciocca, sfrenata e selvaggia; Lele Mosina, agente e produttore capace di decidere, col pollice su o giù come gli imperatori nell’arena dei gladiatori, le sorti di chiunque; e Djsukrist, emblema della decadenza di ogni tipo di morale, morale ormai incapace di parlare al pubblico.

Il no talent show del BeQuiet non premia la conoscenza, ma le conoscenze. Non premia il talento, ma premia l’adesione a canoni formali e decisi a tavolino dai vari produttori e magnati dello spettacolo, non premia alcun messaggio edificante e ricreativo dell’arte, ma l’avvenenza sessuale, come macchiettisticamente espresso da Parcella Bella di fronte alla possanza fisica dei vari musicisti.

La risata che ne scaturisce è immediata e fragorosa, ma si blocca in gola, non scivola con semplicità, rimane incastrata come quei bocconi troppo difficili da ingoiare; è amara, fredda e dal gusto di fiele, e ti svuota dentro dopo come un bisturi affilato.
Ma non c’è tempo di rifletterci troppo, perché il BeQuient Talent Show è ritmato come un circo, intessuto di momenti di intrattenimento, veloci e dinamici, di qualche cameo (come Tony Tammaro o Luciano Labrano, anche autore dello spettacolo insieme a Davide Santocchi e allo stesso Block) e di momenti di godimento estetico e musicale e di varietà.
Block si configura il vero e proprio collante di questa giostra di luci, musica e risate al doppio gusto, brillante e  malinconico, mattatore ma riflessivo, e abbiamo ascoltato le sue parole, ponendogli qualche domanda alla fine dello spettacolo.

 

BeQuiet Talent Show Christmas Edition: qualche domanda a Giovanni Block

Innanzitutto, come ti è venuto in mente di realizzare uno spettacolo incentrato su una parodia dei talent show?

Perché penso che i talent siano la grande menzogna di quest’epoca artistica, io la trovo una schiavitù ed è meglio evitare.

E cosa ne pensi invece degli altri tuoi colleghi cantautori che invece si prestano a questa cosa pur di poter andare avanti? Tu saresti disposto a scendere a questo compromesso?

Abbiamo trattato l’argomento anche dal punto di vista teatrale, è un gioco, e se si identifica il talent con la parola “compromesso”, bisogna già riflettere. Per quanto riguarda i miei colleghi che l’hanno fatto, mi dispiace per loro.

Come hai scelto le persone che persone che avrebbero dovuto partecipare al talent show?

Abbiamo cercato di mantenere il ritmo della serata un po’ “up”, a parte il pezzo di Alfina che era il più moderato, poi Ivan al piano che è stato un momento molto poetico. Solitamente hanno partecipato quasi tutti i cantautori campani al BeQuiet, e ora stiamo cercando delle nuove leve.

Si evince una (non) velata critica agli influencer. Credi che sia un fenomeno destinato ad estinguersi o è davvero, come alcuni dicono, la professione del futuro?

Penso che ci hanno rotto le scatole per vent’anni con i tronisti, ora lo stanno facendo con gli influencer. Ogni vent’anni escono stronzate diverse, il problema è che la gente continua a seguire queste cose. Speriamo finisca questa roba.

Quindi diciamo che tu auspichi un ritorno al modo “canonico” di fare arte?

L’arte è comunicazione, la comunicazione non può essere controllata, e  nel momento in cui c’è un controllo, cessa di essere comunicazione.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Penso che lavorerò prima o poi a un disco nuovo, continueremo il BeQuiet e la nostra scalata.

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