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Eroica Fenice

Caos teatro

Al Caos Teatro, Paolo Cresta in “Uno, nessuno e centomila”

Sabato 14 e domenica 15 dicembre è andato in scena presso il Caos Teatro di Villaricca (NA), lo spettacolo “Uno, nessuno e centomila”, un adattamento della famosa opera di Luigi Pirandello curato, diretto ed interpretato magistralmente dall’attore Paolo Cresta.

È il secondo appuntamento di “Frammenti”, quarta stagione teatrale del Caos Teatro.

Siamo tutti Uno, Nessuno e centomila

Protagonista della famosa opera pirandelliana è Vitangelo Moscarda, chiamato Gengè dalla moglie Dida, un uomo qualunque, come si definisce lui stesso, una persona ordinaria. Vitangelo è un trentenne che ha ereditato la banca del padre e vive di rendita. Un giorno come un altro, riceve un’osservazione da parte della moglie: “Guardatelo bene il naso, ti pende verso destra”. Una frase apparentemente innocua che tuttavia scatena in lui una forte crisi di identità, trascinandolo in abissi  di riflessioni e considerazioni che lo portano a rendersi conto che lui non è unico.

Il suo viaggio interiore lo induce a cambiare vita. Vitangelo rinuncia al suo lavoro di usuraio – così lo definisce la gente – anche a costo della propria rovina economica e contro il volere della moglie che nel frattempo è andata via di casa. Una scelta, quella di Gengè, pensata per fare un’opera di carità, ma anche per non apparire più agli occhi della moglie come una marionetta. In questo gli viene in aiuto Anna Rosa, un’amica della moglie, che lui conosce poco, la quale gli racconta di aver fatto di tutto per far intendere a sua moglie che Vitangelo non era lo sciocco che lei immaginava e che non c’era in lui il male.

Tuttavia, alla fine, il protagonista arriverà alla follia e verrà internato in un ospizio, dove però si sentirà finalmente libero da ogni regola e inizierà a vedere il mondo da un’altra prospettiva.

Inoltre, arriva ad affermare che non ha più bisogno di un nome, perché i nomi convengono ai morti, a chi ha concluso. Lui è vivo, e non conclude. Per uscire dalla prigione in cui la vita rinchiude – dice Vitangelo – non basta cambiare nome, perché la vita è una continua evoluzione, il nome rappresenta la morte. Bisogna vivere attimo per attimo la vita, rinascendo continuamente in modo diverso.

“La vita non conclude. E non sa di nomi, la vita. Quest’albero, respiro tremulo di foglie nuove. Sono quest’albero. Albero, nuvola, domani libro o vento: il libro che leggo, il vento che bevo. Tutto fuori, vagabondo”.

La storia di Vitangelo Moscarda è la storia di una presa di coscienza: l’uomo non è Uno e la realtà non è oggettiva. Il protagonista passa dal considerarsi unico per tutti (Uno, appunto) a concepire che egli è un nulla (Nessuno), tramite la consapevolezza dei diversi se stesso che via via diventa nel suo rapporto con gli altri (Centomila). In questo modo la realtà perde la sua oggettività, tutto diventa relativo.

Nel suo tentativo di distruggere le centomila concezioni che gli altri hanno di lui, il protagonista viene preso per pazzo dalla gente, che non vuole accettare che il mondo sia diverso da come lo immagina.

Vitangelo comprende che le persone sono “schiave” degli altri e di se stesse, vivono in una trappola: lui stesso ne è schiavo, come dimostra anche il fatto che la gente l’abbia preso per pazzo. Conclude  dunque che non è possibile distruggere le centomila immagini, a lui estranee, che gli altri hanno di lui. È possibile solo farle impazzire.

La realtà banale e paradossale dell’uomo, in relazione a se stesso e agli altri, è il fil rouge di una storia nella quale ciascuno di noi è costretto a riconoscersi.

Al Caos Teatro la brillante messa in scena di Paolo Cresta

Come il romanzo si rivolge direttamente al lettore, così anche la rappresentazione teatrale: in scena un uomo, solo, scalzo, seduto su una sedia illuminata da un debole fascio di luce, racconta la sua storia, si confessa, rivolgendosi direttamente al pubblico, che viene completamente assorbito dal delirante flusso di coscienza del protagonista.

Un monologo interpretato in maniera sentita e impeccabile da Paolo Cresta il quale, anche nell’intima cornice del Caos Tetro, riesce a coinvolgere emotivamente gli spettatori che, al termine della rappresentazione, gli riservano fragorosi e meritati applausi.

Un’ottima prova di regista ed attore quella di Cresta che veste perfettamente i panni di Vitangelo Moscarda, restituendo tutta la potenza  e la profondità dell’ultima straordinaria opera di Luigi Pirandello.

Fonte immagine: Caos Teatro.

 

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