Carola Giarrattano, giovanissima artista, danzatrice, insegnante di danza contemporanea e coreografa, è la principale portavoce della University Dance Company del CUS di Torino. Abbiamo deciso di intervistarla per scoprire di più sulla sua carriera, sull’interessante progetto universitario e sulla sua ultima creazione coreografica.
Indice dei contenuti
- La formazione e l’esperienza nel mondo della danza
- Il momento della scelta: dal palcoscenico all’insegnamento
- La nascita della University Dance Company
- Il riscontro del progetto e la composizione della compagnia
- Ad Vitam: l’ultima creazione coreografica
- I tempi di costruzione del lavoro in sala
- Gli obiettivi futuri
I componenti della University Dance Company in corso
| Danzatore e danzatrice | Corso di studi | Ateneo |
|---|---|---|
| Alice Abaldo | Scienze dell’educazione | UniTo |
| Matilda Buchan | Lingua e culture per il turismo | UniTo |
| Antonio Mosca | Ingegneria biomedica | Politecnico |
| Martina Marchettini | Ingegneria biomedica | Politecnico |
| Lucrezia Molinari | Filosofia | UniTo |
| Valeria Contarini | Filosofia | UniTo |
| Gaia Villani | Chimica | UniTo |
| Linda Ennio | Ingegneria aerospaziale | Politecnico |
| Alice Ortelli | Filosofia | UniTo |
| Emil Prazzoli | Architettura per la sostenibilità | Politecnico |
| Amelie Huc | Cinema arti della scena musica e media | UniTo |
Leggiamo insieme come Carola Giarrattano ha risposto alle nostre domande.
La formazione e l’esperienza nel mondo della danza
Ho 28 anni, sono siciliana. Ho iniziato gli studi di danza nella mia città d’origine, a Sciacca, nella scuola di danza Aurelia La Licata, intraprendendo oltre alla formazione classica-accademica soprattutto un percorso legato al teatro danza. Crescendo ho iniziato a partecipare a stage e workshop sia nelle mie zone che in altre regioni italiane. In Sicilia ho preso parte al progetto di formazione di Ernesto Forni o a Modena, per esempio, ho approfondito le mie conoscenze sul floorwork. Durante i miei anni da liceale viaggiavo spesso. Terminati gli studi sono stata selezionata per il corso di alta formazione di Paola Sorressa e mi sono trasferita a Roma. Successivamente ho preso invece parte al progetto di alta formazione di Egri BiancoDanza e sono diventata stagista della compagnia, poi danzatrice professionista. Ho danzato molto in contesti importanti come Torino Danza negli anni in cui ha ospitato anche lo Scottish Ballet. Tutto ciò fino al 2022: anno in cui ho deciso di non rinnovare il mio contratto da danzatrice per approfondire le pratiche coreografiche e di insegnamento. Così poi mi approccio all’University Dance Company.
Il momento della scelta: dal palcoscenico all’insegnamento
La mia epifania è stata entrare in scena e non provare più l’emozione da cui era nato tutto. Mi rendevo conto d’essere molto più curiosa e volenterosa nell’approfondire l’insegnamento e la pratica di creazione coreografica. Una scelta dura, sicuramente, ma una sfida che ho voluto intraprendere accettandone i rischi. Avevo tante idee, il lavoro con i ragazzi era davvero interessante, quindi provavo un amore nuovo, sempre affine, ma nuovo.

La nascita della University Dance Company
Il progetto nasce dal mio insegnamento al CUS avendo superato un’audizione. Pian piano gli iscritti ai corsi andavano ad aumentare e creai il primo laboratorio agonistico con un gruppo di studenti sia interni che esterni all’università. Grazie all’idea della vicepresidentessa Marcella Ioppolo, coordinatrice e direttrice delle danze accademiche del CUS di Torino, si creò questo progetto della University Dance Company e poi il presidente Riccardo De Liscio del CUS accettò con molto entusiasmo: nacque in questo modo la prima compagnia universitaria in Italia. Da lì si inizia a capire quali danzatori universitari fossero interessati a proseguire anche con il percorso artistico insieme a quello accademico. Così ha inizio la prima audizione con selezioni per creare la prima produzione nel 2022 (ndr. Apocalypse, circa 10 minuti). Crescendo mi sono resa conto di quanto questo progetto avesse del potenziale, perché ci sono tantissimi danzatori bellissimi nel territorio che alla fine decidono poi di seguire il percorso accademico per varie situazioni o perché non si sono trovati nel posto giusto al momento giusto. Non sapendo davvero cosa fare nel loro futuro, hanno scelto il percorso accademico pur essendo dei grandi artisti. In questi anni mi sono resa conto di quanta bellezza c’è e quindi tutto il mio sforzo è soprattutto per loro. Spero che questo progetto possa crescere sempre di più per dare voce e ascolto – ma soprattutto luce – a tante persone. Carola Giarrattano sottolinea dunque che l’obiettivo principale del progetto è proprio di riconsegnare speranza a giovani artisti offrendo loro la concreta possibilità di andare in scena e studiare allo stesso tempo.

Il riscontro del progetto e la composizione della compagnia
Bellissimo. Di recente c’è stata la première della nuova produzione di 35 minuti, quindi piano piano con gli anni abbiamo avuto modo di dilatare la struttura coreografica. Lavorare con i ragazzi, dare loro questa possibilità è estremamente stimolante. Ogni anno c’è il ricambio perché a settembre si svolgono le audizioni. Ad oggi la compagnia è formata da due danzatori e otto danzatrici. Inoltre, sottolineo che questo progetto all’inizio nasce per rappresentare lo sport, per tutti i campionati e concorsi, perché a livello universitario, c’è bisogno di avere una tipologia di attivazione sportiva che permetta anche di ottenere borse di studio. I partecipanti e i componenti della compagnia hanno dei crediti extra per gli spettacoli. Questo è sicuramente un aspetto molto importante.

Ad Vitam: l’ultima creazione coreografica
AD VITAM nasce da una riflessione su ciò che davvero resta per tutta la vita. L’ispirazione arriva dall’osservazione di mia nonna, una donna siciliana di 95 anni, che conserva ricordi vivissimi: ad esempio, quando racconta di mio nonno che la invitava a ballare il valzer, il suo corpo sembra ancora ricordare quei gesti, come se li stesse vivendo nel presente. Questo mi ha fatto capire che, nonostante tutto possa apparire effimero, alcuni ricordi restano profondamente impressi. Da qui è nato il desiderio di tradurre questa dimensione nella coreografia: come trasformare i ricordi duraturi in movimento? Il processo è stato molto introspettivo e quasi psicologico. In sala ho chiesto ai performer di richiamare diversi tipi di ricordi: il primo in assoluto, quelli dell’infanzia, della scuola, di momenti familiari o luoghi felici, esperienze dunque in qualche modo condivisibili da tutti. L’obiettivo era capire come un ricordo personale potesse entrare in relazione con quello degli altri. I performer hanno quindi iniziato a rappresentare fisicamente le persone presenti nei loro ricordi, inizialmente senza caricarle di emozione. Successivamente, abbiamo associato a quei ricordi una qualità di movimento e individuato quale parte del corpo ne fosse il motore. Infine, ciascuno si è posizionato nello spazio secondo il proprio ricordo. In questo modo si sono create delle “immagini” collettive: i ricordi individuali non si sovrapponevano, ma si aggiungevano l’uno all’altro, dando vita a una memoria condivisa. Dall’esterno può sembrare un unico racconto, ma in realtà è la somma dei ricordi di tutti, che ogni volta vengono rianimati.
I tempi di costruzione del lavoro in sala
Poco. Io vedo i ragazzi una volta alla settimana, quindi le ore sono ridotte. Lavorare così poco tempo è difficile ma l’importante è che le ore siano dense. Abbiamo iniziato a settembre e il processo si è concluso poco prima del debutto, quando poi effettivamente abbiamo avuto più ore consecutive di prova negli spazi e nelle sale del CUS che sono molto grandi, accoglienti, cariche d’impianto professionale.

Gli obiettivi futuri
Il mio obiettivo futuro è poter veramente crearmi questa strada come insegnante e coreografa. Sono agli inizi, sono giovane, ho tanto ancora da imparare ma spero di avere sempre quel tipo di intelligenza interna che adesso mi smuove per coltivare le mie idee. Spero di poter far crescere talmente tanto la compagnia da renderla una realtà stabile e ancora più conosciuta.
Danzatrici e danzatori dell’University Dance Company anno in corso:
- ALICE ABALDO – Scienze dell’educazione, UniTo
- MATILDA BUCHAN – Lingua e culture per il turismo, UniTo
- ANTONIO MOSCA – Ingegneria biomedica, Politecnico
- MARTINA MARCHETTINI – Ingegneria biomedica, Politecnico
- LUCREZIA MOLINARI – Filosofia, UniTo
- VALERIA CONTARINI – Filosofia, UniTo
- GAIA VILLANI – Chimica, UniTo
- LINDA ENNIO – Ingegneria aerospaziale, Politecnico
- ALICE ORTELLI – Filosofia, UniTo
- EMIL PRAZZOLI – Architettura per la sostenibilità, Politecnico
- AMELIE HUC – Cinema arti della scena musica e media, UniTo

