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Cime Tempestose al Piccolo Bellini | Recensione

Cime Tempestose

Cime Tempestose, ispirato al famoso romanzo di Emily Brontë, è in scena al Piccolo Bellini di Napoli dal 25 febbraio al 9 marzo

Interpretata da Arianna Pozzoli e Loris De Luna, con la regia e drammaturgia di Martina Badiluzzi, la pièce è parte di una ideale quadrilogia sul corpo femminile e sull’educazione delle giovani donne, insieme a Penelope, Cattiva sensibilità e The making of Anastasia.

Lo spettacolo è coprodotto da Cranpi, CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, Fondazione Teatro di NapoliTeatro Bellini, Romaeuropa Festival, con il contributo di MiC – Ministero della Cultura e il sostegno del Teatro Biblioteca Quarticciolo.

Con la drammaturgia di Giorgia Buttarazzi e collaborazione alla drammaturgia di Margherita Mauro, i costumi di Giuditta Verderio, le luci di Fabrizio Cicero, il suono e la musica di Samuele Cestola e drammaturgia del movimento di Roberta Racis.

Cime Tempestose, una riscrittura contemporanea di un classico

Restando fedele al romanzo vittoriano scritto nel 1846 ma al contempo portando sulla scena temi attuali, la trasposizione di questo classico senza tempo parte dalla relazione amorosa di Cathy e Hareton, che si ritrovano a tornare per puro caso a “Cime Tempestose”.

È emblematico che i protagonisti non siano Catherine e Heathcliff, da sempre considerati tra le coppie più romantiche e passionali della letteratura ma in realtà simbolo di un amore distruttore: nella mise-en-scène di Badiluzzi è la seconda generazione essere protagonista, Cathy, la fotocopia della madre Catherine, e Hareton, figlio non desiderato.

Le questioni che emergono sono relative alla sfera emotiva dei due giovani, cresciuti con modelli disfunzionali e segnati da dinamiche familiari non sane, dove sono mancati il dialogo e l’ascolto: sarà possibile costruire invece un rapporto fondato su rispetto ed empatia?

Affiora inoltre una riflessione sulla genitorialità, i due non sono più figli e si interrogano sulla possibilità di diventare madre e padre, nonostante tutto.

La casa e i fantasmi del passato

La scenografia di Rosita Vallefuoco, realizzata da Alovisi Attrezzeria, restituisce un senso di abbandono e desolazione mostrando una casa che sta cadendo a pezzi, ridotta ormai a un guscio semi vuoto.

Tuttavia, la dimora sembra quasi viva, abitata dai fantasmi del passato, stimolando l’interesse fanciullesco dei due giovani, intenti a esplorarla avventurosamente. Il soffitto della casa, che in precedenza era stata teatro di storie e ricordi dolorosi, è quasi crollato, sul pavimento è caduto un lampadario e sembra che abbia nevicato all’interno delle mura. Sparsi qua e là oggetti dimenticati: un libro, una maschera.

La regista Martina Badiluzzi nelle note di regia ricorda: Cime tempestose è un luogo e il nome di una casa dai soffitti animati. Per andare avanti, per costruire un futuro insieme, Cathy e Hareton devono tornare nella casa dove si sono incontrati e riattraversare il proprio passato.

La decisione finale, distruggere Cime Tempestose, rappresenta l’unico modo per tagliare con le loro questioni e i tempi ormai andati: Cathy e Hareton sono tornati nella brughiera, ma non ci torneranno più.

Foto di scena: immagine di copertina ph  Laila Pozzo – immagine interna ph Irene Tomio

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A proposito di Francesca Arfè

Laureata in Lingue e Culture Comparate, attualmente studentessa magistrale di Lingue e Letterature Europee e Americane. Bilancia ascendente Acquario con la testa tra le nuvole e il naso tra i libri. Dispensa consigli di lettura agli indecisi sul suo profilo Instagram @chicchedilibri. Cofondatrice di #PagineDaYamato, gruppo di lettura su Telegram dedicato al Giappone in tutte le sue sfaccettature.

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