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Eroica Fenice

Così è (se vi pare) al Teatro Bellini

Così è (se vi pare) al Teatro Bellini. Ironia e mistero nella Verità pirandelliana

Il Teatro Stabile di Torino porta in scena al Teatro Bellini di Napoli, fino al 27 gennaio, lo spettacolo Così è (se vi pare). 

A poco più di cento anni di distanza dalla prima rappresentazione teatrale dell’opera di Luigi Pirandello, l’ingarbugliata trama che ruota attorno alla storia del signor Ponza, di sua moglie e della signora Frola (suocera di Ponza) di Così è (se vi pare) prende vita su un palcoscenico in cui luci e ombre confondono la mente dello spettatore. La produzione del Teatro Stabile di Torino e la regia di Filippo Dini dirigono un cast dinamico e coinvolgente. Un tocco di ironia rende la rappresentazione di due ore e un quarto fluida e densa di curiosità. 

Così è (se vi pare): un palcoscenico marmoreo e tre ingressi verso la profondità

I concetti di relativismo, di flusso e impercettibilità del reale pirandelliano sono raffigurati non solo attraverso le parole degli attori ma anche nella scenografia. Un palcoscenico marmoreo, composto da un interno di una casa divisa in tre spazi, proietta lo sguardo del pubblico verso la profondità della percezione umana. Il bianco predominante delle pareti, degli abiti e dell’arredamento abbagliano la vista coprendola di un nulla emotivo. Solo il nero indossato da Ponza, Frola e la misteriosa donna rinchiusa in casa di Ponza contrastano i colori impercettibili dello spazio circostante. L’eccessiva curiosità dei cittadini di un paesino rivolta verso la vita del nuovo segretario del Prefetto turba gli animi dei carnefici e delle vittime. La realtà domestica del consigliere comunale Agazzi si immerge in un morboso tranello, rivolgendo la propria energia verso la scoperta della risoluzione del mistero che ruota attorno alla storia di Ponza, di sua suocera e sua moglie. Solo il cugino Laudisi si mostra scettico e pronto a mitigare gli animi dei familiari. 

Il grigiore dei capelli splendenti della signora Frola (interpretata da una magnifica Maria Paiato), rapisce lo sguardo del pubblico sin dal suo primo ingresso sul palco. Ogni volta che abbiamo immaginato un personaggio pirandelliano è così che lo abbiamo raffigurato nella nostra mente: etereo, di inconsistente percezione, spettro di se stesso, portatore di una verità superiore. Il pallore del viso della Paiato simboleggia lo sgomento della vita verso l’accanimento degli esseri umani. L’anziana donna si scontra (nell’attenzione riposta dai cittadini curiosi) con la versione dei fatti raccontata da suo genero. Ponza è vestito di nero come Frola e acceso da un fremito di terrore verso la possibilità che il suo equilibrio psicologico possa essere alterato. Il folto cast diretto Dini in Così è (se vi pare) si fa trascinare verso gli abissi dell’ignoto in una parabola discendente. I personaggi che fanno da cornice, infatti, rasentano la pazzia a causa della volontà di scoprire a tutti i costi quale sia la verità riguardo alla storia della donna rinchiusa nell’appartamento di Ponza: si tratta della sua seconda moglie o della figlia della signora Frola? Toccherà alla prigioniera figura femminile svelare la Verità. Le sue celebri frasi “Una sventura che deve restare nascosta”, “Solo così può valere il rimedio che la pietà le ha prestato” e “Sono colei che mi si crede”, vengono pronunciate non attraverso un velo nero che ricopre il viso della donna ma da una folta coltre di capelli. Laudisi che ha osservato da regista tutta la scena si rivolge, quindi, con tono allocutorio verso i presenti: “Ecco come parla la Verità”

L’ironia dei curiosi e la serietà di Laudisi

La rappresentazione dell’opera pirandelliana in Così è (se vi pare) messa in scena dalla compagnia del Teatro Stabile di Torino colpisce per una caratteristica principale e cioè la resa scenica in chiave ironica del concetto di relativismo esistenziale dell’autore siciliano. Quante volte a scuola ci è parso difficile comprendere quale fosse il significato preciso delle idee di Pirandello sulla vita, sulle maschere, sul flusso dello spirito e sulla percezione degli altri. Le risate indotte al pubblico grazie ad una serie di battute e fraintendimenti tra i personaggi, spinte a volte da una recitazione amplificata, suscitano la volontà di fare un parallelismo tra il salotto curioso e sempre pronto a giudicare dell’Italia di inizio Novecento e quello dei nostri giorni. Se oggi le polemiche e la morbosità riguardo alla scoperta dei misteri del nostro Paese si svolgono quotidianamente in televisione, all’epoca di Pirandello le giornate spese a fare pettegolezzi sul vicinato trascorrevano nei salotti delle case, tra le mura domestiche. In entrambi in casi il tempo speso a concentrarsi sui superficiali obiettivi vitali di certe persone suscita compassione ma soprattutto divertimento in chi osserva. E infatti Laudisi (che rappresenta in qualche modo Pirandello stesso) offre una sorta di monitoraggio ai suoi parenti e vicini che stanno camminando lungo la strada della folle curiosità. In alcune scene del secondo atto l’ironia diventa quasi eccessiva, soprattutto quando si interessa dei profondi concetti pirandelliani. Divertente e talvolta urticante è infatti il dialogo tra Laudisi e il suo servo tonto riguardo al modo in cui gli altri ci vedono nella realtà. Ma è naturale ritornare nuovamente a quei giorni trascorsi sui banchi di scuola dove il professore faticava a spiegarci cosa significassero per Pirandello il concetto di Io, di maschera e percezione. 

Nel labirinto domestico del consigliere Agazzi è complicato per i presenti comprendere quale sia il significato della Verità. L’illusione e la frenesia della smania di sapere coinvolgono gli attori in una recitazione dinamica che raggiunge i suoi momenti più intensi nello scontro tra Ponza e sua suocera Frola e nella danza tra gli specchi di Laudisi e una donna senza volto.  

Qual è la verità riguardo al flusso della vita? In che modo ci vedono e percepiscono gli altri?

“Non ci sono io qua. C’è quello che lei conosce di me, semmai…”

Fonte immagine: teatrobellini.it

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