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Eroica Fenice

elio germano

Elio Germano nei panni di Bardamu al Teatro Bellini

Una scenografia inesistente. Un palco immerso nel buio interrotto da una lampadina. Uno scrittoio su cui è chino un uomo tormentato, che si dimena, rantola, fino a che il suo respiro non diventa parola: Viaggiare è proprio utile, fa lavorare l’immaginazione. Tutto il resto è delusione e fatica. Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario. Ecco la mia forza. Va dalla vita alla morte. Uomini, bestie, città e cose, è tutto inventato. È un romanzo, nient’altro che una storia fittizia.

Si apre così, Viaggio al termine della notte, in scena ieri, 30 gennaio, al Teatro Bellini di Napoli.

Un viaggio che ha per protagonista il giovane e ingenuo Ferdinand Bardamu, trovatosi in prima linea sui campi di battaglia della prima guerra mondiale. Di colpo scoprivo la guerra tutta intera. Ero sverginato.

Lui che non comprende il perché della guerra, che ha paura e non vuole morire. Da quel momento la mia caghetta divenne panico. Con esseri del genere, quest’imbecillità infernale poteva continuare all’infinito…sarei io dunque il solo vigliacco sulla terra? Pensavo io. E con che spavento! Perduto in mezzo a due milioni di pazzi eroici e scatenati, armati fino ai denti?

Un incalzante flusso di pensieri, di ricordi che, controcorrente rispetto al forte nazionalismo degli anni ’30, denuncia gli orrori della guerra, la paura e il tormento interiore di chi l’ha vissuta, di chi l’ha combattuta. Un sovrapporsi ossessivo di parole, che è un pugno nello stomaco per lo spettatore. Disperazione, angoscia, rimpianto per le scelte fatte. Ah! Cosa non avrei dato in quel momento per essere in prigione invece di essere lì. Dalla prigione ci esci vivo, dalla guerra no. Tutto il resto, sono parole. Ero un bambino e la prigione mi faceva paura, ma solo perché non conoscevo ancora gli uomini. Di loro soltanto bisogna avere paura, sempre.

Elio Germano, nei panni di Bardamu

Completamente rinnovato nelle musiche e nei testi, il capolavoro di Louis-Ferdinand Cèline è interpretato da un incredibile Elio Germano, che, con una straordinaria sensibilità interpretativa, arriva fortissimo allo spettatore, risucchiato anche dalle ipnotizzanti note di Theo Teardo, che ripercorre musicalmente alcuni frammenti del viaggio, restituendo, in una partitura inedita, la disperazione grottesca del romanzo.

Un viaggio indescrivibile, che analizza e smonta, con sofferenza e ironia, l’assurdità del Novecento in una sintesi di opposti, il comico e il tragico, inscindibilmente insiti nell’esistenza umana.