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Eroica Fenice

Fascisti su Tinder

Fascisti su Tinder al Teatro Nuovo di Napoli | (Recensione)

Domenica 27 Gennaio il comedian Daniele Fabbri si è esibito al Teatro Nuovo di Napoli con l’ultima data del tour del suo spettacolo Fascisti su Tinder.

Fascisti su Tinder, lo spettacolo

Ore 21:10, apre lo spettacolo un giovane comedian napoletano emergente, Adriano Sacchettini, più volte protagonista degli open-mic al Kestè. Adriano riesce con brillantezza a divertire il pubblico nell’attesa del protagonista della serata. Tema principale del suo monologo, un argomento di delicata importanza politica: la pucchiacca!

Adriano porta sul palco le sue esperienze, ironizzando sulle sue difficoltà ad approcciare con le ragazze e fornendo sempre un punto di vista spiritoso e originale.

Dopo Adriano arriva così il momento di Daniele Fabbri che, dopo aver rotto il ghiaccio con il pubblico e fatto le ultime prove con il microfono per le riprese (in occasione di quest’ultima data sono state svolte delle riprese video, nda), inizia il suo ultimo nonché ottavo monologo: Fascisti su Tinder.

Da dove nasce Fascisti su Tinder? Dal sogno erotico per eccellenza di Daniele: incontrare una fascista su Tinder. Sperimentare su di lei il potere sessuale delle keywords più chiacchierate del momento: Invasione, Sea Watch…
A 35 anni, dopo la fine di una lunga relazione di 7 anni, Daniele decide di rimettersi in gioco e di concedersi di un po’ di vita libertina e spensierata attraverso Tinder, una famosa app di dating. Il risultato è spesso esilarante a causa alle incomprensioni e al nonsense che un’applicazione del genere può spesso generare. Dall’esigenza di ricominciare una nuova vita e di assumere una maturità sessuale, a poco a poco, Daniele amplia le prospettive del suo discorso mettendo in gioco tutto se stesso, portando sul palco una buona parte del suo vissuto e della sua profonda educazione cattolica.

Le sue esperienze diventano così una lente d’ingrandimento attraverso la quale guardare e riflettere su temi scottanti di attualità come il razzismo e le molestie sessuali. Lo fa però interagendo molto con il pubblico, ascoltando i diversi punti di vista, senza assolutizzare il suo, con l’intento di capire e conoscere le diverse e possibili narrazioni. Ragiona e riflette con molto pragmatismo, offrendo una chiave di lettura ironica ma mai superficiale, cercando sempre di centrare il cuore del problema.

Tra il racconto dell’agguato fascista subito a causa del suo fumetto Quando c’era LVI (ci tiene comunque a precisare che, più che un agguato, è stato un gavettone fascista, nda) e il tatuaggio di Gesù versione Ghostbuster ignoto a sua mamma, Daniele evidenzia l’importanza di contestualizzare e di educare i propri sentimenti.

Non bisogna prendere per oro colato gli slogan né prendere per buona l’approvazione ricercata attraverso lo stimolo coatto e irrazionale dei sentimenti. Questo lavoro passa per la ricerca di un senso critico dell’attualità e della storia che possa permettere ogni volta di ricostruire i contesti in cui avvengono certe situazioni, senza aggrapparsi a formule vecchie e ormai vuote. Una ricerca che comunque non può perdersi nella mollezza del politically correct ma farsi carico, e anche forza, del suo obbiettivo di razionalità perché essere “democratico” con chi fa sfoggio del feticcio di uno stato totalitario, non ha proprio senso.

Non molti giorni fa abbiamo intervistato Daniele Fabbri, puoi cliccare qui per leggere l’intervista.

 

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