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Eroica Fenice

Giancarlo Del Grosso

Riapre il Teatro Instabile: la parola a Giancarlo Del Grosso

Riapertura del Teatro Instabile nel cuore di Napoli: la parola a Giancarlo Del Grosso, nipote di Michele

Il Teatro Instabile di Napoli riapre, con tutta la sua coltre di storia, aneddoti e vivacità culturale.
Questo teatro è uno scrigno che contiene la Napoli più verace, quella intrisa di magia e arte, e tornerà a palpitare nel cuore del centro storico, in memoria del suo fondatore Michele Del Grosso. Abbiamo dato la parola a suo nipote Giancarlo, fautore e attivo promotore della riapertura del teatro, e tra pensieri sparsi, ricordi e progetti, abbiamo intessuto un interessante discorso sulla situazione culturale a Napoli e in Campania.

Buongiorno Giancarlo, innanzitutto grazie per la disponibilità. Di te sappiamo che sei il nipote di Michele Del Grosso, fondatore del Teatro Instabile, ma distaccandoci per un attimo da ciò, chi è Giancarlo Del Grosso?

Bella domanda, posso prendermi qualche annetto di tempo prima di rispondere?
Questa è una domanda difficile, che andrebbe fatta alle persone che mi vogliono bene, sarebbe molto bello poterla rivolgere a mio zio Michele. È difficile non inciampare cercando di rispondere: Giancarlo è un uomo di trentaquattro anni venuto su praticamente da solo, Napoletano con la N maiuscola che ama ed a volte odia la sua città, un timido estroverso, un fragile insensibile, brusco e sincero, tenace al limite della testardaggine, molto vicino al mondo femminile che ama a prescindere dalla sua comprensione, una persona animata dalla passione e dalla curiosità e dalla voglia di sapere.
Un gran ignorante in senso strettamente Socratico. Rileggendo questa breve descrizione mi sembra di descrivere mio zio Michele, più passa il tempo e più scopro tante affinità e tanti lati del carattere da lui ereditati e o condizionati.

Come e quanto ha influito il teatro e l’arte in generale sulla tua vita e la tua formazione?

Dire tantissimo sarebbe poco!
Sono cresciuto a pane e cultura. Non passava un giorno che in casa non si vedesse un film di Totò, una commedia di Eduardo o che, con Michele e sua sorella Tina (mia madre), non si accendesse una discussione al limiti della filosofia. In casa c’erano più libri che mobili, con Michele andavo in giro per librerie, monumenti, scavi archeologici, circhi, teatri e cinema! A proposito del cinema, quando andavamo a vedere qualche film restavamo sempre fino all’inizio dello spettacolo successivo anche se lo avevamo appena visto, perché Michele si divertiva ad infrangere le regole ed andare controcorrente.

Il 21 ottobre il TIN (Teatro Instabile di Napoli) è stato riaperto. Ti andrebbe di narrarci la storia di questo teatro?

Per farlo credo che bisognerebbe scrivere un libro. Il TIN nasce ufficialmente sul finire degli anni 60 (per la precisione nel 1967) a via Martucci, e in quello spazio che brulicava di arte ed artisti sono passati nomi illustri dello spettacolo italiano ed internazionale, e da lì hanno preso nome gli altri teatri instabili.
Michele ha voluto poi far evolvere la sua esperienza artistica con il teatro tenda fondendo l’idea di circo e di teatro, ed infine ha deciso di ricollocare il TIN a distanza di anni (anni 2000 ) nelle fondamenta di Palazzo Spinelli nel cuore di Napoli, dove ha voluto ed ottenuto il monumento a Pulcinella che è uno dei luoghi più visitati e fotografati della città. Questa è veramente una piccola sintesi, ci sarebbe molto ancora da raccontare.

E la storia della sua riapertura? Quali sono stati gli step che ti hanno fatto capire che doveva rinascere?

Riprendere le attività teatrali e culturali e rifondare l’associazione culturale è stata una scommessa che non pensavo di poter vincere. Quando mio zio si è ammalato è stata dura anche perché qualche anno prima avevo già perso mia madre, ossia sua sorella. Il TIN necessitava di tanta manutenzione che mio zio purtroppo aveva trascurato. Pensavo c’avessimo impiegato almeno due anni, invece è avvenuto una specie di miracolo ed in pochi mesi, a colpi di olio di gomito, siamo riusciti a rimetterlo in sesto. Io sapevo da sempre che le porte del TIN non potevano rimanere a lungo chiuse, desideravamo riaprire almeno in occasione del primo anniversario della dipartita di Michele, ma ce l’abbiamo fatta prima del previsto ed è stata una grande soddisfazione! Siamo ancora all’inizio, ma chi ben comincia è già a metà dell’opera, siamo consapevoli che ci sono tante cose da fare e tante sono le idee che vogliamo realizzare, speriamo che i secondi cinquant’anni del TIN siano altrettanto brillanti.

Qual è la situazione del teatro napoletano, dal punto di vista di Giancarlo Del Grosso?

Non è facile fare un quadro della situazione. Abbiamo tanti talenti , una città che da sola è un teatro h24, oltre alla presenza di tanti teatri e circoli culturali. Secondo me mancano le scelte giuste, ci vuole un po’ di coraggio per infrangere delle logiche trite e ritrite che artisticamente ed economicamente raramente premiano chi merita.

E della cultura in generale in Campania?

Devo ammettere che purtroppo sono molto critico, abbiamo un patrimonio inestimabile, con la cultura si potrebbe “mangiare”, in barba a chi sostiene il contrario. Si è fatto tanto ma non è abbastanza, finché tutti non comprenderemo realmente le potenzialità della nostra Campania Felix saremo lontani dalla valorizzazione reale del nostro potenziale artistico-culturale e paesaggistico.

Ringraziamo Giancarlo Del Grosso per l’intervista che ci ha concesso e gli auguriamo il meglio.