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I Menecmi di Zingaro al Teatro Arcobaleno

I Menecmi di Zingaro al Teatro Arcobaleno

I Menecmi di Plauto sarà in scena fino al 9 marzo al Teatro Arcobaleno di Roma nella coinvolgente versione di Vincenzo Zingaro. Goliardia e divertimento, con una riflessione sull’uomo.

“E vanno gli uomini ad ammirare le vette dei monti, i grandi flutti del mare, il lungo corso dei ‑umi, le profondità dell’oceano, il volgere degli astri… e si dimenticano di sé stessi”. Inizia così la rappresentazione de I Menecmi di Plauto che Vincenzo Zingaro ha scelto di portare sul palco del Teatro Arcobaleno di Roma con la sua Compagnia Castalia.

Lo spettacolo, riconosciuto come una delle migliori versioni contemporanee del testo del commediografo latino e inserito dalla Sapienza Università di Roma nel progetto internazionale “Il teatro classico oggi”, resterà in programma al teatro di Via Redi fino al 9 marzo.

I Menecmi di Zingaro

Piero Sarpa, Annalena Lombardi, Giovanni Ribò, Rocco Militano, Fabrizio Passerini, Laura De Angelis, Maurizio Casté interpretano le maschere teatrali – i gemelli, il servo Messenione, il cuoco Cilindro, il parassita Spazzola, la matrona, l’etera Erotia – che Plauto ha canonizzato e lasciato in eredità alla commedia italiana.I Menecmi di Zingaro al Teatro Arcobaleno

Equivoci, scambi di persona, doppi che si confondono e che confondono le fila della trama: gli stilemi più classici della drammaturgia plautina concorrono a delineare il profilo della commedia degli equivoci, in questa che è forse la più antica – sicuramente una delle più riuscite – commedia di Plauto.

La versione di Zingaro recupera la goliardia della commedia originale, quella che ha sempre distinto Plauto da Terenzio, con tanto di battute a doppio senso, a tratti oscene, e l’accostamento dei diversi dialetti parlati dai vari personaggi e alternati a espressioni grecizzanti e latineggianti. È il famoso linguaggio comico letterario di Plauto, punto forte della sua comicità, e la messinscena di Vincenzo Zingaro ne rende perfettamente l’idea.

Il teatro come sublimazione del mondo

Amore, gelosia, sesso, avarizia e piaceri della carne animano i protagonisti della storia, le loro vite, le parole che pronunciano, le scelte che compiono, mentre lo sviluppo si snoda con irriverenza lungo una serie intricata di fraintendimenti.

Al di là della trama spassosa, Zingaro si sofferma sull’analisi del significato più profondo de I Menecmi, cogliendo l’occasione per riflettere sulla vita e sul teatro.I Menecmi di Zingaro al Teatro Arcobaleno

E per fare questo cita Antonin Artaud. Lo studioso del ‘900, autore di un saggio Il teatro e il suo doppio, sostiene: «Se il teatro è il doppio della vita, la vita è il doppio del vero teatro».

«Un teatro che non si limita a riprodurre il Mondo, come quello goldoniano, ma ne svela l’essenza più vera e archetipica, rivelando agli spettatori la verità sulle cose e sull’animo umano. Di qui l’idea di un Teatro all’interno del palcoscenico, un Teatro replicato, in cui frammenti di scenografia sono disposti in modo da creare uno “specchio metafisico” che avvolge i personaggi e ne dilata l’azione oltre i confini del reale. Essi prendono vita da quel Teatro replicato, come dal “luogo dell’immaginazione” e lo fanno apparendo in forma stilizzata, retaggio di antiche maschere che hanno travalicato secoli, per riversarsi nella concretezza della rappresentazione. In questo gioco di rimandi, si consuma un viaggio, una ricerca», spiega Vincenzo Zingaro nelle note di regia.

Lo spirito ludico di Plauto e il senso della comicità

Questo teatro, così come lo intende il regista e così come lo porta in scena, moltiplica la realtà, la sublima e la libera dalla limitatezza di tutto ciò che esiste, attraverso la versatilità degli attori e l’ambiguità del testo.

Ne I Menecmi di Zingaro gli attori sono camaleontici e sostengono il ritmo concitato della commedia che, più di altre, ci riporta a quella società romana che amava la comicità farsesca e grossolana alla quale Plauto non tralascia di dare spessore, per ricordare agli spettatori che l’uomo tende a disperdersi in ricerche vane, dimenticandosi di riflettere su se stesso. Molto spesso quello che cerchiamo è accanto a noi – come il gemello Menecmo che si credeva scomparso – ma siamo troppo indaffarati nelle complicazioni della vita per accorgercene.

Immagini: archivio personale

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