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La Pace di Aristofane al Teatro Arcobaleno | Recensione

La Pace di Aristofane al Teatro Arcobaleno | Recensione

Il regista Vincenzo Zingaro porta in scena il suo adattamento de La Pace di Aristofane, in programma al Teatro Arcobaleno di Roma fino al 24 marzo.

«Venga la diarrea a tutti i generali, di modo che abbandonino il campo di battaglia.»

Perché la pace è muta e non si fa con le parole. Aristofane, nella sua commedia La Pace, l’aveva immaginata come una statua, mentre per Vincenzo Zingaro, che ha riadattato il testo per il Teatro Arcobaleno, è una ballerina di danza classica (Irene Catroppa) che con il suo corpo comunica un’urgenza di armonia e di bellezza. Dall’altra parte c’è Polemos, rossa e nera, interpretata da Laura De Angelis, affiancata da un Tumulto spiritato che veste i panni del satiro e si lascia sedurre – e comandare – dalla guerra.

La Pace di Aristofane: Trama

Vincenzo Zingaro porta in scena, con coraggio, una delle più politiche delle sue commedie e lo fa in un momento storico che, come l’Atene del 421, ha tanto da riflettere sulla guerra e tanto da lottare per ritrovare la pace. Nel 421 La Pace di Aristofane doveva risuonare come un mordace inno contro la guerra, in pieno – indomabile – conflitto tra Atene e Sparta.

Come Trigeo, interpretato da un magistrale Giovanni Ribò, che vuole raggiungere l’Olimpo volando su uno scarabeo impastato con lo sterco; la sua missione è convincere Zeus a porre fine alla guerra, dopo aver liberato la pace che è stata rinchiusa in un antro. Gli dei, però, sono andati via; Polemos governa da sola, mentre Ermes è l’unico custode dell’Olimpo. Anche Zeus si è ritirato, sdegnato da un conflitto logorante e infondato, per il quale gli umani continuano ad accusare gli dei; ma la guerra è una follia da uomini e il cielo non c’entra niente. Con una fune Trigeo e i contadini provano a tirare la pace fuori dall’antro. Simbolicamente, a tirare la fune sono soltanto i contadini, sfiancati da anni inutili di guerra, perché i politici non fanno altro che gozzovigliare. La rivoluzione parte sempre da chi ha più fame, come vediamo nel fantastico spettacolo La Pace di Aristofane.

 

Una commedia per riflettere sul presente

Una spinta, oltre lo status quo e la realtà di fatto, è il folle volo di Trigeo, che si illude di poter ribaltare il sistema con l’arma della risata. La risata, nello spettacolo di Zingaro, è – proprio come nell’Atene aristofanea – sempre un atto politico e un appello a operare uno sforzo comune per ritrovare la pace come condizione necessaria di ogni uomo sulla terra.

«L’invito che viene da La Pace di Aristofane è di recuperare una più profonda dimensione dell’ascolto, in cui si è disposti a rinunciare a una parte di noi stessi per incontrare l’altro, il diverso. È da un quotidiano impegno individuale nel promuovere la cultura del dialogo e del confronto che occorre partire se si vuole realmente costruire un’autentica cultura della pace.», ha spiegato Zingaro al pubblico.

Nel clima utopico, dissacrante e irriverente della commedia ateniese, risuonano più forti, per contrasto, le storture di un mondo che avrebbe bisogno di essere ribaltato, e il frastuono della storia macabra che stiamo scrivendo. Ognuno di noi nel suo piccolo.

La Pace di Aristofane al Teatro Arcobaleno | Recensione

La Pace di Aristofane nella versione di Zingaro

L’autenticità del messaggio è preservata anche attraverso una messa in scena, la quale è resa più incisiva dalle maschere di Rino Carboni e dalla vivacità fisica degli attori; primo tra tutti Paolo Sarpa che, da buon Ermes, balza da una parte all’altra del palco, come se avesse per davvero le ali alle caviglie.

Questo spettacolo teatrale è da vedere e da far vedere ai ragazzi, perché guardare il presente con gli occhi del passato è illuminante. Il messaggio arriva forte e chiaro ed è affidato alla voce stessa degli attori che, in un continuo gioco metateatrale, si rivolgono agli spettatori, affinché la poesia diventi uno strumento di analisi della storia.

Fonte immagini dell’articolo: Sito ufficiale Teatro Arcobaleno

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