Seguici e condividi:

Eroica Fenice

identità di Marco Baliani

“Identità” di Marco Baliani e Maria Maglietta al Teatro Nuovo

Identità, rappresentazione teatrale di Marco Baliani e Maria Maglietta che vede entrambi protagonisti sul palco è in scena al Teatro Nuovo in due sole date: ieri, 28 Marzo e oggi, 29 alle 18.30, per la rassegna Fuori Scena. Lo spettacolo dura circa 80′ minuti, senza intervallo.

La scena si apre con un uomo che narra la storia di un tossicodipendente fermato dalla polizia che gli domanda il nome, ignorando tuttavia la sua identità, essendo questo, per loro, un comune tossicodipendente, del quale a loro non serve sapere nome e cognome. Si assiste a un racconto di violenza: le parole dell’attore ci lasciano intendere un abuso di potere che vede i più deboli sprofondare per mano dei più forti.

Segue la storia di Nino, un giovane che porge domande ad uno scarabeo. L’animale, per ovvie ragioni, non gli risponde, motivo per cui Nino si stanca e lo butta via. Dai rami di un albero cade una foglia che ospita un verme; il ragazzo allora comincia a fare domande al viscido essere, chiedendogli se per caso gli andasse di scambiarsi l’identità, se volesse trasformarsi da verme in Nino, perché al ragazzo non sarebbe dispiaciuto sentire cosa si provasse ad essere verme.

Marco Baliani e Maria Maglietta commuovono e divertono il pubblico

Prende così forma la storia che fa da filo conduttore a tutti i racconti e che è l’unica storia che avviene davanti ai nostri occhi: ecco l’uomo che ha smarrito la propria carta d’identità. Gli è scivolata di tasca, probabilmente; magari qualcuno l’ha raccolta al fine di usarla, potrebbe averlo fatto anche un criminale. Ma i veri criminali spesso non hanno faccia.

Interrompe nuovamente la narrazione il racconto di Maria, donna abusata tra le mura domestiche dal marito, guardia giurata che un giorno, al ritorno a casa, la uccide. 

Racconti della Germania e di Hitler. Un padre dice al figlio che per salvarsi deve dimenticare il proprio nome, liberarsi della sua identità e non voltarsi mai.

Storie di due donne, un’anziana e la giovane badante straniera. Siamo riportati nell’Ottobre del 1912, alla relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione al Congresso Americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti. Dicevano di noi italiani che siamo di pelle scura e di piccola statura, che i peggiori provenissero dal Sud Italia e che al fine di tutelare la loro sicurezza, occorresse controllare bene i documenti e provvedere a rimpatriare tali pericolosi soggetti.

Immigrazione. Prima di essere immigrati, si è emigrati. Si parte perché si è costretti e si resta stranieri ovunque si vada. Prima lo straniero era un viandante, arrivava spesso a piedi. Ora arrivano in massa e poco importa conoscere la loro identità.

Storia dei nomi e dei cognomi che abbiamo. Chi siamo? Chi erano i nostri genitori? E i nostri bisnonni? Nelle nostre vene scorrono storie di mescolamento, nelle nostre menti spesso vaga il pensiero della ricerca della nostra vera identità. Sono le cose a farci diventare chi siamo, sono gli esseri e la natura che ci circonda a plasmare la nostra instabile identità.

Siamo nuovamente in questura. L’uomo senza carta d’identità spiega al questore che lui non si riconosce nell’unico nome che ha. Siamo come le cipolle, siamo composti di strati, ma al nostro interno, il nocciolo, non c’è. Siamo come le macchine dell’autoscontro, non siamo noi a guidare le nostre vite, sono gli altri a spingerci. Siamo animali abitati da virus e parassiti, motivo per cui non dovremmo mai parlare dicendo IO, ma NOI.

Per concludere, in scena un simpatico rospo saggio che si specchia nello stagno dicendoci che la vita è una sarta cattiva che ci cuce addosso abiti che non vorremmo e una giovane romana un po’ rozza che si sente però una principessa. Dopo varie vicissitudini i due si baciano ma nulla accade. Concludono dicendosi che poco importa chi siamo, ciò che appare di noi.

Si comincia con i pugni e si conclude con i sorrisi. Si parla d’identità in tutte le sue forme, si tocca la religione, l’etnia, il sesso, la genetica. Storie di vita comune che si susseguono a ritmo incalzante, non facendoci perdere tuttavia di vista il filo conduttore del racconto: l’uomo che ha smarrito la propria carta d’identità. Scena spoglia, illuminata da luci che si intervallano e dalla genialità di due attori che mai diventano retorici e offrono allo spettatore molteplici spunti di riflessione.

 Identità