Il Teatro Instabile di Napoli riapre nel cuore della città

Il Teatro Instabile di Napoli riapre nel cuore della città

Sabato 30 aprile si è tenuta l’inaugurazione del nuovo Teatro T.I.NTeatro Instabile di Napoli – in Vico Fico Purgatorio ad Arco 38. Il teatro seguirà la gestione dell’attore e regista Gianni Sallustro, già direttore artistico dell’Accademia Vesuviana del Teatro e Cinema ad Ottaviano. Per l’occasione, inoltre, sono state assegnate due targhe: una in onore del professore Guido D’Agostino e l’altra per gli artisti della nota bottega La Scarabattola di Napoli, di cui è stata allestita una piccola mostra con le loro sculture contemporanee, in perfetta sintonia con quel fascino onirico e insieme esoterico tra «modernamente antico» della nuova sede del Teatro Instabile.

La storia del Teatro Instabile  

Il Teatro Instabile è stato fondato nel 1967 da Michele Del Grosso nella sede in via Martucci e ha ospitato numerosi spettacoli di artisti importanti, tra i quali Roberto De Simone, la Nuova Compagnia di Canto Popolare, Peppe Barra, Pino Daniele, Edoardo Bennato, Franco Battiato, Francesco De Gregori e Antonello Venditti, in un viaggio inter artes tra musica e recitazione. Significative sono state anche alcune esperienze internazionali del momento, come The Open Theatre con The serpent e The mask, Les Trèteaux Libres di Ginevra con Quo Vadis? ed una storica tournée del Living Theatre, proseguendo l’attività fino agli anni Settanta. Nel 2001, poi, Del Grosso sposta la sede in Vico Fico Purgatorio ad Arco, iniziando una fruttuosa collaborazione con Gianni Sallustro e la sua Accademia Vesuviana del Teatro e Cinema, il quale dopo due anni di arresto dovuti all’emergenza sanitaria nel 2022 fa ristrutturare e finalmente riapre il Teatro Instabile di Napoli.

L’inaugurazione di un nuovo polo culturale

Dopo un’appassionata collaborazione con Michele Del Grosso durata per ben vent’anni, l’attuale direttore artistico Gianni Sallustro decide di conservarne i preziosi insegnamenti e di portarne a compimento gli obiettivi: creare un nuovo e attivo polo culturale, che accolga l’essenza dell’arte a partire dalla scelta del luogo nello storico Palazzo Spinelli di Napoli. La sede del Teatro Instabile, infatti, conserva al suo interno la muratura romana in opus reticulatum, con al centro le rovine di quello che doveva avere la funzione di un pozzo con otto canali disposti a raggiera, ricoperte dalla nuova pavimentazione e tale disposizione fa pensare che un altro utilizzo del luogo abbia avuto un significato anche esoterico, vista la credenza secondo la quale in quel posto della città napoletana ci fosse l’accesso ad un’altra dimensione. In questa atmosfera tra antico e moderno, arde la passione e la magia di una terra fatta di fuoco e arte. Di ciò si colora il nuovo sapore dell’esperienza del Teatro Instabile di Napoli, come dimostra chiaramente la performance d’accoglienza degli allievi dell’Accademia Vesuviana del Teatro e Cinema scritta dal famoso drammaturgo napoletano Manlio Santanelli: un pezzo recitato in abiti d’epoca ed in cui compare la maschera simbolo di Napoli, Pulcinella, recuperando a partire dal mito di Partenope quello charme folkloristico fatto di leggende, maschere e del cuore vivacemente pulsante del popolo dell’arte dell’arrangiarsi.

«Sono molto felice – dice Gianni Sallustro di cominciare questa nuova avventura che mi vede direttore artistico e gestore di uno spazio che negli ultimi venti anni ho vissuto con passione. Sono stato al fianco di Michele De Grosso in tutto questo periodo ed è stata una esperienza magnifica; è stato certamente un innovatore ed un testimone dell’avanguardia teatrale napoletana. Per i miei lavori faccio tesoro dei suoi insegnamenti e consigli. Volevo fortemente conservare la struttura storica del teatro e, dopo un attento lavoro di pulitura degli spazi, abbiamo regalato a questo spazio una nuova luce. E’ un luogo magico che trasuda storia e sarò felice di ospitare tutti gli artisti che vogliono contribuire a fare rivivere questo teatro. Sto lavorando con tutta la mia squadra ad eventi e spettacoli che possano trovare in questa struttura la loro casa. Non mancheranno le rassegne di musica e di libri che abbiamo già organizzato negli anni scorsi. Ringrazio l’architetto Marcello Radano che ha curato tutti i lavori restituendo tutta la bellezza e la magia al T.I.N.». Il direttore artistico con la riapertura del Teatro Instabile di Napoli si pone di perseguire il sogno di Michele Del grosso di creare un nuovo spazio in cui pensare il teatro come un incontro tra i giovani, il futuro a cui è assegnata la missione di conservare e rinnovare negli anni seguenti l’arte.

Dopo la necessaria e imposta battuta d’arresto, riaprire il Teatro Instabile e animarlo con grinta è un’impresa che ha in sé una geniale follia ed un’immensa bellezza: Napoli è spesso una città distratta dal suo caos, difficile e ingrata, ma di lei fanno parte anche sognatori grati e folli che si rimboccano le maniche e si mettono a lavoro per partorire idee fresche e creare progetti giovani, in modo che la città possa essere resa partecipe attivamente al mantenimento della nostra identità culturale. L’inaugurazione del Teatro Instabile di Napoli, allora, assume anche il gusto di un incontro tra tradizione, futuro, amore e arte, in un’unica parola: il teatro.

Fonte immagine di copertina: Ufficio stampa Teatro Instabile di Napoli     

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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