Il Teatro TRAM presenta la stagione 2023/2024 | Intervista

Il TRAM presenta la stagione 2023/2024 | Intervista

A ottobre il via alla stagione 2023/2024 del Teatro TRAM

Dal 20 ottobre 2023 al 30 aprile 2024 partirà la nuova stagione del Teatro TRAM con venti spettacoli in scena, tra cui nove debutti assoluti, diciotto prime cittadine e tre produzioni originali. Questa volta, il programma sarà diviso in tre iter intrecciati portante ciascuno una certa tematica: la programmazione ordinaria, il focus Classico Contemporaneo e il focus Le cose come stanno.

La programmazione ordinaria del Teatro TRAM proporrà undici spettacoli scelti tra il repertorio più interessante di realtà indipendenti sia napoletane che nazionali, nell’ottica di valorizzare il territorio di Napoli con la sua cultura teatrale – che ancora ribolle, sebbene sempre più spesso si cerchi di spegnerne la fiamma – e allo stesso tempo di aprirne i confini di spazio. Perciò, si aprirà la stagione con Guernica Bombing, scritto e diretto da Mirko Di Martino per una produzione del Teatro dell’Osso, ma verranno affrontati anche autori come Alberto Conejero con la sua opera La pietra oscura diretta da Pasquale De Cristofaro.

Con il focus Classico Contemporaneo, invece, il TRAM porrà al centro della sua ricerca come sempre la rilettura attualizzata dei classici. Nomi come Ionesco con Le sedie, portato in scena da Antonio Iavazzo, il palco si popolerà del valore indiscusso di opere intramontabili proiettati nel presente e plasmati attraverso la lente dei tempi più recenti, nel segno che contraddistingue il Teatro di un continuum tra tradizione e innovazione.

Infine, con il focus Le cose come stanno il TRAM accoglierà ben quattro monologhi: Burla di e con Viola di Caprio, L’ammore che d’è. Storie di un femminiello napoletano di Silvio De Luca, interpretato da Lila Esposito, Settantuno di Riccardo Pisani con Nello Provenzano e RECordare di Anna Chiara Senatore con Roberta Frascati. Quattro lavori che avranno uno sguardo lucido e ironico sul presente.

Ma adesso saranno le parole del direttore artistico Mirko Di Martino a parlare!

L’intervista

La nuova stagione sarà divisa in tre parti: la programmazione ordinaria, il focus Classico Contemporaneo e Le cose come stanno. Da dove nasce la scelta di suddividerla in questi «tre percorsi intrecciati»?

«A differenza delle ultime due stagioni, divise in due parti, quest’anno siamo tornati alla programmazione annuale. Abbiamo presentato un cartellone ricchissimo, composto da venti spettacoli. Abbiamo pensato che fosse utile suggerire al pubblico dei temi comuni, delle linee guida per orientarsi nella selezione e nella scelta. Tutti gli spettacoli della stagione rappresentano la nostra idea di teatro, ma alcuni di essi hanno un’identità comune che abbiamo voluto sottolineare proponendo tre percorsi intrecciati.» 

 Anche quest’anno il Teatro TRAM si ripropone come uno spazio di ricerca di nuove forme teatrali. In che modo si cercherà di esprimere una contemporaneità realmente vicina al nostro presente e, dunque, quali freschi confini del teatro verranno esplorati?

 «Noi, al TRAM, crediamo che il teatro debba avere i piedi piantati nel presente ma lo sguardo puntato al futuro. Ospitiamo giovani artisti, compagnie indipendenti che credono nel valore della ricerca e dell’innovazione. Le novità passeranno innanzitutto dai testi: la grande maggioranza delle proposte partono da drammaturgie originali. I temi dell’attualità saranno al centro di tanti spettacoli: dalla guerra alla disparità di genere, dal porno alla violenza, dai social al lavoro. Daremo spazio a forme teatrali di vario genere: il teatro di narrazione, il monologo, la stand up comedy, la sperimentazione poetica, la contaminazione con la musica e la danza. E, come sempre, ci sarà spazio anche per la tradizione di Napoli, un enorme serbatoio di miti e linguaggi, un grande stimolo per la creatività delle giovani compagnie.»

 Ma oltre alla “ricerca del nuovo”, il Teatro TRAM da sempre avvalora anche un certo recupero della tradizione attraverso l’importante riscoperta dei grandi classici. In che modo, quindi, avvicinare a questi ultimi le nuove generazioni con interesse? Come riscoprire i classici attraverso la lente dell’attualità?

 «Direi che, più, che riscoprire i classici con la lente dell’attualità, vorremmo che accadesse il contrario: i classici dovrebbero essere utilizzati come una lente per guardare il presente in modo diverso. Che senso avrebbe portare in scena un’altra edizione in costume dei soliti Shakespeare, Goldoni, Pirandello? Il teatro da guardare a pancia piena è ottimo per farsi un sonnellino, ma noi preferiamo lo spettacolo che ti dà il morso allo stomaco. Ogni anno diamo ampio spazio ai capolavori del passato, ma sempre riscritti in chiave contemporanea. Le riscritture permettono la sorpresa, il gioco delle citazioni, il ribaltamento. Sono diventati classici, ormai, anche alcuni capolavori del novecento, come Le sedie di Ionesco e Animal Farm di Orwell: non più abbastanza vicini per essere contemporanei, non ancora troppo lontani per essere del passato. È una bella sfida proporli a teatro.»

Interessante la scelta per Le cose come stanno di proporre quattro monologhi, sicuramente un banco di prova attoriale non indifferente rispetto al catturare e mantenere l’attenzione e l’interesse del pubblico. Secondo lei, qual è la potenza intrinseca a una forma teatrale così complessa come il monologo che sia capace di raccontare «il presente con uno sguardo lucido e ironico»?

«I quattro spettacoli del focus non sono soltanto quattro monologhi, sono soprattutto quattro sguardi su quattro aspetti dell’attualità. Ognuno di essi sceglie una forma artistica diversa: la stand up comedy, il linguaggio dei social, il personaggio queer, il racconto intimo. Per ciascuno di essi, la forma del monologo è un’esigenza artistica. Sono spettacoli che non sarebbero potuti esistere se non in quel modo. Il rapporto con il pubblico è fondamentale: gli interpreti parlano agli spettatori, lì coinvolgono, lì chiamano a partecipare a ciò che accade. L’ironia è un aspetto importante di questo rapporto: permette di invertire, sovvertire, divertire, fino a tirare fuori la realtà nascosta, fino a vedere finalmente “le cose come stanno”.»

In conclusione, quale sarà il messaggio che il Teatro TRAM vuole lanciare attraverso la sua nuova stagione alla cultura odierna?

«Non abbiamo l’obiettivo di lanciare alcun messaggio. Crediamo però nel teatro indipendente, quello fatto con pochi soldi ma con tanto cuore. È un lavoro difficile da portare avanti. I piccoli teatri chiudono, gli spettatori diminuiscono, i finanziamenti sono pochissimi. Eppure, noi continuiamo a far incontrare gli artisti più originali con gli spettatori più sensibili, quelli che ancora vanno a teatro alla ricerca di quel qualcosa in più che non troveranno neanche continuando a scrollare all’infinito.  È compito nostro offrire questo “qualcosa in più”. Gli allievi dei nostri laboratori teatrali sono tantissimi e aumentano ogni anno: l’esperienza del laboratorio di teatro ha una grande forza di attrazione, anche sui giovani, perché obbliga i partecipanti a mettere in gioco sé stessi. L’esperienza dello spettatore di teatro, invece, è debole, è passiva, e i giovani la temono. È il teatro tradizionale, quello degli abbonati seduti comodi nelle poltrone di velluto. Dobbiamo invertire questo percorso. Il teatro deve ritrovare la sua forza in sé stesso, continuando a rinnovarsi senza snaturarsi. Gli spettacoli del TRAM sono così: esperienze coinvolgenti.»

Ph. Ufficio Stampa

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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