Seguici e condividi:

Eroica Fenice

immacolata concezione

Iu sugnu Immacolata, Immacolata Concezione

La chiamavano bocca di rosa

metteva l’amore, metteva l’amore.

La chiamavano bocca di rosa

metteva l’amore sopra ogni cosa.

Dopo il loro esordio alla Galleria Toledo, tornano a Napoli i Vucciria Teatro, brillante compagnia siciliana che stavolta calca il palco del Teatro Piccolo Bellini, dal 12 al 17 dicembre, portando in scena Immacolata Concezione, nato da un’idea di Federica Carruba Toscano.

Sicilia, anni ’40.

Un mercato e urla da banco. Un campanaccio che sfrega sulla pelle di un corpo inaspettatamente nudo. La pelle di Concetta (Federica Carruba Toscano), figlia di un pastore che la baratta con una capra da latte. Lavata, profumata e vestita viene offerta allo sguardo e al desiderio di uomini lussuriosi. Il bordello di Donna Anna (Joele Anastasi, che ha curato anche la regia e la drammaturgia) sarà la sua nuova casa. Le regole del bordello, i suoi nuovi comandamenti. Una dimensione popolare, quasi ancestrale quella di Concetta. Concetta e la sua innocenza. Concetta e la sua purezza più eccitante di un orgasmo. Concetta e la sua incoscienza che seduce gli uomini più del suo seno prosperoso.

Lei, che non sa cosa sia l’amore, lo semina. Lei, che non sa cosa significhi fare l’amore, insegna a farlo, pur restando vergine.

Ma cosa avrà di tanto speciale questa nuova arrivata che tutti si contendono? Cosa farà mai a questi uomini che, in un viavai continuo, scaldano la sua alcova e la vogliono ancora e ancora e ancora? Proprio lei, una ragazza silenziosa, inconsapevole del suo corpo e ancora estranea ai piaceri dell’età adulta, riesce a dare forma ai desideri inespressi di ogni suo cliente. E anche ai suoi, in una calda sera d’estate, dove, tra musica e vino, si perde tra le braccia di Turi (Alessandro Lui), raccogliendo in un amplesso l’amore di lui, e dimenticando il decimo comandamento del bordello di Donna Anna. Da capra per scannare diventa capra da latte.

Ma per le capre da latte non c’è spazio nel bordello, in quelle quattro mura in cui sembrano dissolversi gli schemi sociali e i giochi di potere. In quelle quattro mura in cui anche Don Saro (Enrico Sortino), signorotto locale, padrone di tutto e di tutti, è soggiogato dal candore di questa ragazza che finirà i suoi giorni aggiungendo vita alla vita. E che diventerà santa quando sarà davvero di tutti, di Angelo, del fruttivendolo, di Don Saro, di Padre Gioacchino (Ivano Picciallo), di Turi e di tutti quelli che la ricorderanno, inebriandosi di quell’amore che lei, nutrita di incoscienza e ignoranza, voleva insegnare.

Senza voi altri io non sono niente, sono qua e vi aspetto. Senza speranza non ci resto. Voglio tramutare il male, ci voglio insegnare l’amore. E mi ficiru santa perché li ho guardati negli occhi per la prima volta. Perché gli ho detto che cu’ mia potevano piangere e potevano ridere e di nuovo piangere e arrestati uomini. U me nomi è muri. Iu sugnu Immacolata. Immacolata Concezione.

Iu sugnu Immacolata. Immacolata Concezione

I Vucciria Teatro, che con Immacolata Concezione sono stati tra i vincitori de I Teatri del Sacro 2017, confermano il loro talento e la loro capacità di portare in scena tematiche di natura sociale intrecciate con la sessualità, trattata in modo mai convenzionale o imbavagliata dal perbenismo. Dopo Battuage e Io, mai niente con nessuno avevo fatto, tornano in scena corpi nudi e piaceri della carne che, calati in un medesimo stretto contesto siciliano, stretto come il dialetto di Donna Anna, di Don Saro e di tutti gli altri, denunciano l’ignoranza, l’ipocrisia e la violenza, ma anche l’autenticità delle passioni. E tra le tinte fosche del finale, si intravede la speranza, la speranza salvifica dell’amore.