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Eroica Fenice

Regia di Katia Tannoia

“La musica dell’oceano” di Katia Tannoia: vivere sull’acqua nell’antico Novecento

La musica dell’oceano va in scena il 21 e 22 febbraio al teatro “Il Primo”. La rappresentazione è tratta dal monologo teatrale “Novecento” di A. Baricco, interpretato da Peppe Romano con la regia di Katia Tannoia.

Da quanto tempo non ti concedi di sognare? Uno di quei sogni in cui tutto può succedere. Basta salire sul Virginian, chiudere gli occhi e aprire le orecchie. Lasciarsi cullare dalle onde e dalla musica che – forse – solo dove la terra è lontana si può udire. Nessuna sirena a cantare, ma Novecento ad incantare: le sue note bianche e nere a sconvolgere ogni cervellotico tentativo di spiegazione. Un pesce fuori dall’acqua che mai sarà anfibio. Emozioni che, condite della salsedine, cristallizzano l’anima. Conati di meraviglia a smuovere le viscere. Ondate di date che non scandiscono il tempo dato. Un viaggio tanto lungo da non finire con la fine.

Katia Tannoia racconta una vita intera 

Una storia che passeggia una vita intera sull’oceano, trascinando su e giù per i ponti di un transatlantico, dalla sala macchine alla prima classe, tra chi viaggia con lusso e chi con la sola speranza di una vita nuova nelle Americhe, a danzare con un pianoforte sulle onde con l’energia della tempesta e vivere una vita sull’oceano. Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, neonato, venne abbandonato in terza classe e trovato da un macchinista di colore e cresciuto nelle calde viscere della nave dove uomini combattono con il fuoco per spingerla a 20 nodi, per farla volare sull’oceano su e giù, tra il vecchio e il nuovo Continente. Novecento non si è mai spinto oltre il terzo gradino, mai ha posato un piede sulla terra ferma, ha passato la vita a bordo tra emozioni, amicizia e soprattutto musica. Una musica diversa da quella conosciuta sulla terra, emozionante come nulla, dotata di una forza che solo l’oceano può regalare ai mortali. Una sincera amicizia non annientata nemmeno dalla distanza, che finisce solo con la morte, in un finale da fuochi d’artificio, nel dolore della dannatissima guerra che ha piegato in due il mondo.

Una rappresentazione travolgente quella di Katia Tannoia capace di proiettare nel passato e di donare immagini incredibili, a cavallo tra sogno e realtà, destinate a divenire indelebili. Una storia tanto lontana quanto infinitamente umana, una leggenda vissuta nella prima dolorosa metà del 1900, accompagnata dalle autentiche note del jazz, del blues e del ragtime, che è la musica su cui Dio balla, quando nessuno lo vede. Uno spettacolo da non perdere.