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Eroica Fenice

la musica provata

La musica provata, Erri De Luca al Bellini

Ci sono versi che hanno una musica dentro“: parole e note sono sul palco e, nel loro incontro, si completano. L’innata tensione verso la parola e il suo senso, l’assoluta dedizione volta al racconto e la placida armonia della scena, impreziosita dalla musica, tendono alla nobiltà delle cose e descrivono momenti e luoghi di un discorso che sembra non avere fine.

Erri De Luca fa della parola la sua stessa vita, ne disamina il pieno senso in ogni conversazione, intervista, testo o chiacchierata e continua a dimostrarlo da autore e protagonista de La musica provata, in scena al Teatro Bellini da martedì 3 a domenica 8 novembre.

Nessuno strumento nelle mani dello scrittore; Erri De Luca sul palco è narratore, direttore d’orchestra e, attraverso l’intensità delle immagini che erompono dalla scena, spettatore di se stesso. Titolo dell’ultimo libro dello scrittore, La musica provata muta in realtà e, illuminata dalle luci del palco, irradia l’intensità del suono prodotto dall’arte magistrale della band: la vigorosa e travolgente voce di Nicky Nicolai, la maestria di Roberto Pistolesi (batteria), di Andrea Rea (pianoforte), di Daniele Sorrentino (basso) e l’ardente esecuzione al sax di Stefano Di Battista, accompagnano ogni momento della rappresentazione di cui sono parte integrante ed essenziale. 

La musica provata nasce dalla canzone Essere di Medit e giunge al suo compimento nello scantinato di Stefano Di Battista, un luogo a cui De Luca è chiaramente legato, un rifugio che ha prestato le sue pareti ai versi mutati in canzoni e alle immagini toccanti che da esse derivano. L’autobiografia musicale, nel suo continuo intrecciarsi con le parole, spiana la strada lungo un viaggio di pensieri e ricordi, che sembrano rincorrersi attraverso il tempo dello spettacolo. La pièce teatrale oltrepassa la scena e s’insinua tra i volti affascinati degli spettatori: il pubblico è coinvolto nello spazio d’uno straordinario scrigno della memoria.

In questa “chiacchierata musicale”, come è stata definita dallo scrittore, ritornano argomenti del passato e del presente. La parola di Erri De Luca intona l’amore per Napoli, l’amarezza per l’orrore della guerra, il rimando a Sarajevo, il sentimento del sacro, l’acuto riferimento alle accuse che gli sono state sollevate e volge un pensiero, recitando la sua laica preghiera Mare nostro, ai viaggiatori del Mediterraneo: quei “viaggiatori della malasorte“. Inequivocabile e preciso il connubio tra la parola e il suo diretto significato, una relazione che svela l’anatomia del pensiero e dell’esperienza di Erri De Luca e del suo turbinante esistere. Particolare è la metamorfosi di I’ te vurria vasà, classico della canzone napoletana, che grazie ai versi dello scrittore diviene un superlativo esempio del risultato de La musica provata: “Io te vurria abbasta’, Io te vurria vasà, insiste la canzone, ma un po’ meno di questo io ti vorrei mancare”.

Ne La musica provata, Erri De Luca recita poesie senza tempo, cristallizza le parole di Izet Sarajlić e Nazim Hikmet; si rende spettatore dei suoi versi trasferiti in musica e, nel mezzo dello spettacolo, aggiunge: “sono nato stonato”, ma prende la sua chitarra del 1964 e canta, con il sostegno della nipote Aurora, la sua Ballata per una prigioniera. Le parole sembrano formarsi attraverso gli occhi, attraverso il movimento delle mani e delle labbra: siamo di fronte alla poesia che diviene spettacolo naturale e placido nella sua rappresentazione. Magistrale, certo, ma prima d’altro commovente, coinvolgente, pindarico. Parole oltre il linguaggio, musica oltre le note: la poesia come l’arte diviene, attraverso La musica provata, sinonimo di salvezza, capace di esaurire il tragico. Gli strumenti musicali sono il perfetto corteo di uno spettacolo emozionante e coinvolgente.

La musica provata è, insomma, un abbraccio che nel congedo dispiace lasciare e che senza dubbio conferma l’eccellenza di Erri De Luca, grande cantastorie del nostro tempo.

Gaetana Avolio 

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