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La quasi storia di Romeo e Giulietta al Piccolo Bellini

la quasi storia di Romeo e Giulietta

 

Recensione di La quasi storia di Romeo e Giulietta

Ritornano in scena con La quasi storia di Romeo e Giulietta, per la quinta stagione al Piccolo Bellini di Napoli, i Maestri di Strada ONLUS e l’Associazione Trerrote (Teatro – Ricerca – Educazione), mercoledì 3 marzo e giovedì 4 marzo.

Regia e drammaturgia di Nicola Laieta. Maestro d’armi Nicola De Matteo, costumi Martina D’Ascoli, oggetti scenici Peppe Cerilo, movimenti scenici Ambra Marcozzi, aiuto regia Giuseppe Di Somma, Giulia Menna e Francesca Fiorillo.

Romeo e Giulietta catapultati nella modernità. Quando la tragedia assume le forme irrisorie di una farsa “disgustosamente” romantica

L’ambiente intimo e racchiuso del piccolo teatro si scontra nell’immediato con l’affollarsi sulla scena di numerosissimi attori, piccoli e grandi. La storia si dispiega come un alternarsi di ruoli più ingenuamente spontanei di giovanissimi interpreti, che sono capaci di divertirsi e divertire e momenti di maggiore riflessione e commozione, rivolti a un pubblico di statura più adulta, in cui si affrontano temi come la vita, la morte, l’amore, la guerra.

Cesare Moreno, presidente di Maestri di Strada, pronuncia in apertura un discorso significativo utilizzando come metafora l’immagine-oggetto di un filo rosso che, nella consuetudine letteraria, lega gli amanti a un comune ed eterno destino, ma che, nel nostro contemporaneo scenario di guerra, diviene barriera rosso-sangue invalicabile che divide popoli amici e nemici. Il conflitto e la morte sono tematiche costanti che attraversano, in un ciclico ripetersi, passato e presente. L’amore è ancora in sperimentazione, come sentimento in perpetua contrapposizione con la lotta. L’amore c’è, non come qualcosa di compiuto, ma come spinta vitale, possibilità di un destino altro. Finché l’amore resiste siamo salvi? Per quanto ancora dobbiamo sacrificarci in suo nome?

L’adattamento moderno della tragedia shakespeariana crea sin da subito un effetto perturbante. Nessuno si sarebbe mai aspettato di trovare sulla scena due narratori extradiegetici, squisitamente comici, che creano abilmente l’effetto di una racconto metateatrale in merito alle difficoltà stesse della costruzione della messa in scena. Tutto è autentico: il filo rosso lega sulla scena gli attori alle persone, che, in nessun momento dello spettacolo, si presentano come mere maschere. Il punto di vista dei cantori è duplice: l’uno teneramente innamorato dell’amore, l’altro testimone cinico delle amare conseguenze del matrimonio. Doppie sono le figure all’interno dell’intero spettacolo: da una parte c’è la madre di Giulietta, apparentemente ostile al sentimento amoroso ma, in cuor suo, complice silente della figlia, dall’altra il padre, autoritario oppositore. Due sono anche le famiglie, quella dei Montecchi e dei Capuleti, che si battibeccano come politici in un programma tv di attualità e lottano sul palco a suon di bastonate, restituendoci l’immagine spassosa di una chiassosa faida tra parenti di un basso napoletano.

I grandi opposti sono, però, l’amore e la guerra. Distanti sono Romeo e Giulietta, che si rivelano però intimamente simili. Entrambi disperati disadattati, complici nella scelta rivoluzionaria di contrapporre il loro amore alla bellicosa sorte. Giovani e audaci combattenti, ma senz’armi. Rappresentano loro la nostra generazione? Sono loro, come noi superstiti degli anni zero, cuori sovversivi che nutrono ancora una speranza dinanzi alle odierne ostilità?

Uno spettacolo che avvolge con un filo rosso il pubblico: il rosso come coscienza del dramma inestinguibile fin quando esisterà l’umana specie, il rosso come l’amore che ha vita oltreumana. Non resta che ridere dinanzi al dolore e beffarsi del crudele scherzo che è il destino. Non resta che applaudire i giovani di questa compagnia che, fingendo di provare disgusto dinanzi ai sentimenti pur di simularsi forti e conformi alla società della durezza, infine si sciolgono in un comune abbraccio e si arrendono tutti all’amore.

Immagine: Teatro Bellini

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A proposito di Chiara Aloia

Chiara Aloia nasce a Formia nel 1999. Laureata in Filologia moderna.

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