La ronda degli ammoniti di Enzo Moscato | Recensione

La ronda degli ammoniti: la condizione di esistenza precaria attraverso l'età

Ritorna, dopo il successo al Napoli Teatro Festival, ‘La ronda degli ammoniti‘ in Sala Assoli, un intenso spettacolo di e con Enzo Moscato accompagnato in scena da Benedetto Casillo, Simona Barattolo, Salvatore Chiantone, Ciro D’Errico, Giovanni Di Bonito, Tonia Filomena, Amelia Longobardi, Francesco Moscato, Antonio Polito, Michele Principe. La storia di un viaggio temporale nel 1917 in cui adulti ritornano bambini, fantasmi dei segni del futuro che li ha fatti soffrire facendo condurre loro un’esistenza di lunga lontana dalle aspettative di ognuno.

I sogni frantumati di cent’anni fa

Proprio questo il tema centrale dello spettacolo: i sogni distrutti. Una classe di bambini/adulti, stanca di vedere morire pian piano i propri sogni e per questo, ad uno ad uno, i ragazzi si gettano dalla finestra del terzo piano della Scuola Elementare Emanuele Gi della città di N.; bambini, quindi, che pur di fuggire a tutto questo trovano la morte spiccando l’ultimo volo verso il vuoto, verso un qualcosa che li rende di certo più spensierati rispetto alla vita terrena. Sì perché la vita nel 1917, la vita nel periodo della guerra, è molto difficile ed ogni bambino porta dentro sé una ferita, un parente morto o molto malato, un eterno ritorno e aggravamento del malessere. Bambini che pur di evitare la loro seconda morte in guerra, come quella di quando erano adulti, preferiscono suicidarsi e credere che la libertà stia tutta lì: in un salto nel vuoto. L’angoscia del divenire, la consapevolezza, la tristezza, sono tutte sensazioni che con il suo testo de ”La ronda degli ammoniti” il noto drammaturgo napoletano Enzo Moscato, è riuscito a far arrivare in maniera forte e diretta al pubblico sorprendendo e rendendo partecipe gli spettatori in un vortice emotivo senza eguali.

La ronda degli ammoniti: la giovine età senza speranza

La scena si apre in una classe con un maestro e una classe di bambini/adulti che all’apparenza sembrano condurre una vita normale o comunque una vita da giovani ragazzi di un quartiere popolare della città di N., fin quando ognuno di loro, tra battute e risate, svela quelli che sono i propri scheletri nell’armadio, quei mostri sotto il letto i quali convivono perennemente con loro, ma di cui cercano spesso di liberarsi. Alcuni trovando la morte, altri attraverso profondi flussi di coscienza. Uno spettacolo, quello di Moscato, dalla struggente intensità mista a qualche battuta e qualche gioco di parole, ma col significato sempre apparentemente ben incastrato nella vicenda che si muove in virtù di tutto il senso dell’opera, come tutte le altre opere del noto artista. Un testo ad impatto, forte e allo stesso tempo riflessivo che ci fa capire quanto, nella vita, può dipendere da ciò che ci circonda e quanto da noi stessi.

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