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Eroica Fenice

Antigone

L’Antigone di Sofocle, il dramma in scena al Bellini

Dal 7 al 12 gennaio le tavole del Teatro Bellini si macchiano di morte e sangue, contaminate da colpe antiche e moderne: in scena l’Antigone di Sofocle (traduzione e adattamento di Laura Sicignano  e Alessandra Vannucci).

Tebe. 

Antigone, figlia di Edipo, ha ancora negli occhi la morte dei fratelli Eteocle e Polinice: li ha visti uccidersi reciprocamente, l’uno all’assalto, l’altro a difesa della città. Ha nelle orecchie il bando di suo zio Creonte, nuovo sovrano di Tebe, che vuole insepolto, pena la morte, il corpo di Polinice, traditore della città, ma prima ancora fratello di Antigone. 

La legge non mi separerà dal mio sangue.

Antigone, che ha nel sangue le leggi degli dei, i vincoli dell’amore, lei che ha nel sangue il sangue di Polinice, non accetta quel bando, non può accettarlo. Nessuno può impedire di seppellire un corpo, nemmeno se di un traditore. Nessuno può impedire a una sorella di seppellire suo fratello. 

Non pensavo che i tuoi editti avessero tanta forza, che un mortale potesse trasgredire le leggi non scritte ed incrollabili degli dei. Infatti, queste non sono di oggi o di ieri, ma sempre vivono. 

Antigone, figlia di Edipo. Creonte, zio di Antigone. Uno scontro insanabile: donna lei, uomo lui. Giovane lei, vecchio lui. Individuo e società, famiglia e stato: forze dominate da leggi proprie che parlano lingue diverse, incapaci di comunicare. Antigone è un’eroina classica eppure estremamente moderna: donna, giovane, che si ribella in nome di leggi non scritte, le sole che per lei contano. Che si ribella al decreto di un uomo prima, ad una società patriarcale poi. 

Antigone è un mito fertile: non smette di parlare al presente e di generare riflessioni sulla società di ogni epoca. Un mito che affonda le radici duemila anni fa, eppure non c’è parola pronunciata dagli eroi di Sofocle che non faccia sentire la suo eco in ogni tempo e in ogni dove. 

Antigone, che porta nel suo nome, nel suo destino, colpe ataviche, non teme la punizione, la prigionia, la morte. Antigone ribelle, eroica, martire. Una spirale che risucchierà Emone, figlio di Creonte, amante di Antigone; Euridice, moglie di Creonte, madre di Emone. Morte chiama morte. Male genera male. 

Ma cos’è il Male? E perché? È il caso, uno scherzo divino, o la punizione per la ὕβϱις (ubris, nda) dei protagonisti, oppure è il destino di tutti? 

Potente l’accompagnamento musicale suonato dal vivo da Edmondo Romano. Meravigliosa la scenografia di Guido Fiorato, che rappresenta un contesto postbellico, distrutto, carbonizzato, che nel finale crolla, va in frantumi come l’animo di chi sopravvive. Come l’animo di Creonte, sopraffatto dal nichilismo, dal vuoto, dalla sconfitta delle sue stesse scelte, dall’utilizzo eccessivo della ragione che, come lui stesso dice, genera nient’altro che morte

ANTIGONE  di Sofocle

con

Sebastiano Lo Monaco, Lucia Cammalleri, Egle Doria, Luca Iacono, Silvio Laviano, Simone Luglio, Franco Mirabella, Barbara Morselli, Pietro Pace.

 

Fonte immagine: http://www.teatrobellini.it/spettacoli/311/antigone

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