Le furberie di Scapino per il CTF | Recensione

Le furberie di Scapino, per il CTF | Recensione

Il Campania Teatro Festival per il sociale: Le furberie di Scapino

Realizzato per il progetto Quartieri di vita. Life infected with social theatre! con il sostegno dell’Institut Français ed Eunic Global, Le furberie di Scapino nasce dalla celebre opera di Molière per essere messa sulla scena da ragazzi e ragazze “di periferia”, molto spesso bollati come tali e per questo preclusi da un punto di vista sociale, chi con i fatti, chi attraverso discorsi pregiudizievoli.

In questo modo, il Campania Teatro Festival si attiva per un teatro sociale e al suo interno viene dato alla luce Le furberie di Scapino, una produzione Associazione Trerrote – Teatro Ricerca Educazione e Maestri di Strada, con la regia di Raphael Trano, Nicola Laieta e Irene Vecchia e la performance attoriale tra i giovani e i loro insegnanti: Lucia Affinita, Nicole Borrelli, Francesca Cirella, Giuseppe Cozzolino, Mattia Cozzolino, Serena Doria, Denise Dentice, Claudia De Simone, Giuseppe Di Somma, Vincenzo Esposito, Eva Finelli, Ivan Gallotti, Nicola Laieta, Raffaella Mancini, Antonio Marcianise, Chiara Mileto, Annalisa Pirone, Francesco Sibilio e Francesco Viola. Infine, una particolare citazione va anche ai burattini realizzati con Irene Vecchia durante il percorso stesso di prove nell’ambito di Quartieri di vita, ai movimenti curati da Raphael Trano e ai video di Rosa Maietta.

Le furberie di Scapino: combattere attraverso l’arte

Con Le furberie di Scapino, Molière rappresenta un punto di partenza per essere rivalutato in un’accezione contemporanea. Infatti, attraverso le sue parole i ragazzi di Quartieri di vita discutono e riflettono su cosa significhi per ciascuno di loro vivere un’ingiustizia e, attraverso questo tipo di incontri, danno voce al proprio desiderio di riscatto, contro una società odierna che purtroppo insegna a giudicare e non a comprendere e, di conseguenza, contro una società che non include. Perciò, che siano pregiudizi legati al proprio modo di vestire o alla provenienza da un quartiere o alle proprie scelte di vita, attraverso quelle furberie dell’”operaio intelligente” Scapino i ragazzi prendono posizione contro l’ipocrisia borghese e dichiarano di volere combattere.

Ma la profondità che emerge da Le furberie di Scapino sta nel fatto che quei ragazzi non vogliono combattere con le armi o ferendo, bensì scelgono di farlo attraverso il teatro. Anzi, proprio il teatro si rivela un terreno fertile per fare comprendere tematiche così complesse, essendo uno strumento tramite cui vedere, dimostrare non soltanto a parole e, pertanto, fare conoscere. Il tutto attraverso un’operazione di confronto, di ascolto e di lavoro sia sul proprio corpo sia su quello altrui in scena, percependo il proprio compagno e anche gli strumenti utilizzati materialmente (per esempio, i burattini) non come ostacoli ma come opportunità. Così, i giovani attori con Le furberie di Scapino rendono la possibilità di uno spazio scenico teatrale che ingloba il sociale, ponendo in primis sé stessi e poi la platea di fronte alle coscienze smosse, pur con il riso, soprattutto con la capacità globale comunicativa del “gioco ludico”.

Fonte immagine: Ufficio Stampa

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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