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Eroica Fenice

lettera a un bambino mai nato

Lettera a un bambino mai nato. Madre, sost. femminile singolare

Lettera a un bambino mai nato. Madre, sost. femminile singolare: Il pozzo e il pendolo ci regala nuovi “Brividi d’estate” con la lettura di “Lettera a un bambino mai nato”. L’Orto Botanico, una scenografia essenziale, luci basse, ombre, la voce di Rosalba Di Girolamo, le parole di Oriana Fallaci, musica.

“Stanotte ho saputo che c’eri”.

“Essere madre non è un mestiere e nemmeno un dovere, essere madre è un diritto”. Lettera a un bambino mai nato è la paradossale celebrazione della vita, della scelta di dare la vita pur continuando ad essere, ad esistere come donna oltre che come madre. Lettera a un bambino mai nato è la storia di una una donna che prima è stata una figlia non desiderata e che ora è madre di un figlio non cercato. Rosalba Di Girolamo mette in scena il dubbio, il ripensamento, la lacerante scelta tra essere donna e essere madre, poiché l’essere madre a volte esclude la possibilità di essere donna.

3 settimane: 2 mm e mezzo eppure il tuo cuore, in proporzione, è 9 volte più grande del mio.

Questo essere che ancora non esiste è presente e la sua sola presenza le impone di donargli la vita anche se c’è un padre che medita su come disfarsene; di metterlo al mondo anche se il mondo è un mondo difficile, un mondo di uomini, un mondo che pensa al maschile; di farlo nascere anche se questo bambino potrebbe non volerlo, perché farlo nascere è la cosa giusta.

A 5 settimane sei 3 mm, simile ad una larva, un essere senza volto e senza cervello, un essere che ignora di esistere.

La protagonista è una donna continuamente preda del dubbio e di umori variabili e discordanti, che vede in questo bambino, in questo essere che “le ruba se stessa”, che “respira il suo respiro“, una minaccia alla sua esistenza come donna, come giornalista. 

6 settimane: un pesciolino con le ali, la scienza mi ha dato la certezza che esisti.

Questa donna farà un figlio senza un uomo in un mondo fatto su misura per gli uomini: allora lei dovrà proteggere se stessa e il suo bambino dagli sguardi scandalizzati, dal biasimo e dalla silenziosa condanna del farmacista che le vende la luteina, del sarto a cui chiede un cappotto più “abbondante” per l’inverno che verrà, del commendatore “che aveva grandi progetti per lei”, della sua amica sposata al quarto aborto in 3 anni. Nonostante ciò, il solo pensiero di uccidere questo bambino la uccide: lo proteggerà da tutto e da tutti, ma non da se stessa. 

2 mesi: l’embrione diventa feto.

Le cose si complicano. Il commendatore ha un progetto cucito addosso a lei, il medico le impone il riposo. La tenerezza della maternità non scalfisce la fierezza di essere donna. Essere donna mentre si è madre sta diventando sempre più difficile; scegliere diventa sempre più doloroso. 

3 mesi: 6 cm e 8 grammi

Il padre che voleva disfarsene, che cercava soluzioni ad un “crimine” commesso in due, ci ripensa: questo bambino è anche mio!!!No, non è né mio né tuo. Questo ospite di 6 cm e 8 grammi diventa sempre più esigente, un tiranno che non ha ancora corpo eppure pretende il controllo della sua testa, della sue emozioni, dei suoi progetti. Questo tiranno di 6 cm e 8 grammi le “rapina l’esistenza”, le chiede di “abbandonare il proprio futuro”. La donna prende il sopravvento sulla madre: non vuole essere solo un barattolo, un’incubatrice. La gravidanza non può essere una punizione, un sacrificio, la mortificazione di se stessa, delle proprie ambizioni. Ma la scelta di preferire se stessa sarà fatale. 

3 mesi: il bambino non cresce più, forse da settimane. Si faccia coraggio, è tutto finito. Ora sei solo pietra e silenzio.

Il mondo fatto su misura per gli uomini non perdona alla donna l’esercizio della scelta, il rifiuto del sacrificio, della mortificazione. Allora la condanna: omicidio. Il coraggio per affrontare il vuoto fatto di pietra e silenzio si cerca, allora, nella parola “coerenza”, che, però, non è un rifugio abbastanza forte, non è sufficiente a tenerla al riparo dal dolore, da un amore abortito. Un bambino mai nato, un essere mai esistito cambia irreversibilmente l’ordine delle cose: tornare ad essere quella che ero, prima non mi interessa più. 

Fonte immagine: libriantichionline.com

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