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Eroica Fenice

Massimo Popolizio mette in scena Ragazzi di vita

Massimo Popolizio mette in scena Ragazzi di vita

Massimo Popolizio, regista e attore che vanta collaborazioni con i fratelli Taviani, Paolo Sorrentino e Mario Martone, mette in scena al Teatro Bellini di Napoli il capolavoro pasoliniano Ragazzi di vita, in programma dal 26 al 31 marzo 2019. 

Ragazzi di vita, una drammatica coralità

Ragazzi di borgata, dialetto romano ai limiti del vernacolare, dinamiche interpersonali fondate su un’ostentata e cruda fisicità, rifiuti che colorano il Tevere di giallo: questo è lo scenario che emerge dalla pièce di Massimo Popolizio, con la drammaturgia di Emanuele Trevi e la voce narrante di Lino Guanciale. Un’impresa difficile quella di realizzare una trasposizione teatrale del romanzo di Pasolini, in cui si alternano racconti in prima e terza persona, generando una sensazione di straniamento che stride con il naturalismo di un testo corale brulicante di vita. La voce fuori dal coro di Guanciale, calatosi con successo in quest’ardua prova d’attore, fa da collante agli episodi tratti dall’opera, in cui emerge un romanesco duro, diretto, ricco di mortacci tua e di altre colorite espressioni. C’è un principio che ha meravigliosamente enunciato Ernest Hemingway in Festa mobile: un’opera è buona se le parti che decidi di buttare sono buone, non se sono cattive. È quello che ti dà rimpianto aver buttato che dà forza a quello che rimane. Come sostiene Trevi, molte scene sono state tagliate a causa del più grande limite del teatro: il tempo. Sta al montaggio l’arte di portarsi dietro ciò che non ha trovato spazio, dando al particolare la possibilità di emergere dalla visione generale.

Massimo Popolizio e il confronto con i maestri: da Pasolini a Gadda

Impossibile non fare il confronto con un altro pastiche linguistico, Quer Pasticciaccio brutto di via Merulana di Carlo Emilio Gadda, anch’esso fatto di un romanesco inventato e contaminato e di una folla di personaggi che però si muovono all’interno del percorso segnato dall’indagine del commissario Ingravallo, mentre nel testo di Pasolini manca una forma in grado di offrire appigli alla drammaturgia. Ed è qui che emerge la maestria del regista e dello sceneggiatore, con il valido supporto di Marco Rossi per la scenografia e Luigi Biondi per le luci. Anche in questo caso si può parlare di romanzo irrisolto: mentre in Gadda abbiamo un delitto senza un apparente colpevole, in Pasolini abbiamo l’apparente redenzione di Riccetto, che sceglie il lavoro, integrandosi nella nuova società consumistica ed evitando il tragico destino toccato ai suoi compagni di brigata. Sarà un lieto fine? O è solo un’amara riflessione su di un’inevitabile sconfitta? Nel dubbio, non resta altro da fare che prendersi in giro cantando, sulle note intonate da Claudio Villa, emblema di un modo di atteggiarsi nella vita che a Roma è stato e che è ancora.

Ragazzi di vita

di Pier Paolo Pasolini
drammaturgia Emanuele Trevi

con Lino Guanciale
e con Sonia Barbadoro, Giampiero Cicciò, Roberta Crivelli, Flavio Francucci, Francesco Giordano, Lorenzo Grilli, Michele Lisi, Pietro Masotti, Paolo Minnielli, Alberto Onofrietti, Lorenzo Parrotto, Verdiana Costanzo, Silvia Pernarella, Elena Polic Greco, Francesco Santagada, Stefano Scialanga, Josafat Vagni, Andrea Volpetti

scene Marco Rossi
costumi Gianluca Sbicca
luci Luigi Biondi
canto Francesca della Monica
video Luca Brinchi, Daniele Spanò

regia Massimo Popolizio

produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale

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