Massimo Ranieri torna al Teatro Diana | Recensione

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Il Teatro Diana chiude la stagione con il ritorno di Massimo Ranieri che dal 4 al 22 maggio porterà in scena lo spettacolo “Sogno e son desto”, scritto a quattro mani con Gualtiero Peirce. Dopo le 600 repliche, l’opera si rinnova pur confermando la propria formula vincente, con Ranieri nelle vesti di cantante, attore e narratore. Alla prima, l’artista napoletano ha deciso di raccontarsi tra un brano e l’altro, attraverso aneddoti storici e inediti, ricordando la propria storia e le proprie radici. A “Quando l’amore diventa poesia” è stato affidato il compito di rompere il ghiaccio, seguita immediatamente da “Mi troverai”. Attraverso il ricordo dei primi contratti, Ranieri ha omaggiato il padre e l’umiltà che l’ha contraddistinto, anche di fronte al primo “incasso milionario”  registrato in seguito alla collaborazione con la Barilla

Massimo Ranieri al Diana: il ritorno

Immancabile l’interpretazione dei grandi classici: “Rose rosse”, “Vent’anni”, Erba di casa mia” e “Perdere l’amore”, a cui si è aggiunta in chiusura “Lettera al di là del mare”, brano che ha ricevuto il premio della critica “Mia Martini” all’ultimo Festival della Canzone italiana di Sanremo. Non solo musica: Massimo Ranieri, nel corso della sua carriera, si è dedicato infatti anche al teatro e al cinema. Da qui il ricordo di alcuni volti storici dello spettacolo italiano: da Giorgio Strehler ad Anna Magnani, con cui l’artista napoletano ha condiviso tappe importanti della propria vita. Di Strehler, Ranieri ha raccontato ciò che successe al Teatro Lirico di Milano, quando il regista minacciò persino di “tagliare Shakespeare” (una sorta di affronto, vista la sacralità dello scrittore inglese) in seguito alle difficoltà dell’attore di interpretare una battuta, complice anche la tarda ora. Da quel momento ne sono passati di anni, Massimo Ranieri è diventato un pilastro dello spettacolo italiano e, alla prima di “Sogno o son desto”, ha chiuso un cerchio, in un abbraccio metaforico col sé, giovane, di quarant’anni fa. Anche questa volta Shakespeare è stato protagonista, attraverso il Sonetto 75, pubblicato nel 1595 nella raccolta Amoretti: 

Tu sei ai miei pensieri come il pane alla vita
o come alla terra le dolci piogge di primavera;
e per il tuo bene sopporto la stessa lotta
che un avaro sostiene con le sue ricchezze:
ora orgoglioso del suo avere e all’istante
timoroso che il tempo ladro gli rubi il suo tesoro
[…] 

Anna Magnani è stata, invece, ricordata attraverso un aneddoto del 1970, quando l’iconica attrice romana prese durante una pausa sul set una chitarra e iniziò a cantare “Reginella”, canzone al tempo sconosciuta al ventenne ma recuperata dal settantunenne Ranieri, che il 4 maggio (giorno successivo al suo compleanno) l’ha interpretata magistralmente. In “Sogno e son desto”, tutti i tasselli di una brillante, e a tratti assurda, carriera si uniscono: ne emerge uno spettacolo vivo, dinamico, che mostra un artista tornare a casa e raccontarsi a 360°, come se il tempo non fosse mai passato. E se l’ha fatto, a lui il merito di aver donato saggezza a Gianni Rock, capace di guardare con occhio critico parte del sistema attuale, dal mondo economico a quello politico, descrivendolo attraverso le parole di Giuseppe Prezzolini, che cento anni fa divise gli italiani in “furbi e fessi“: 

I furbi non usano mai parole chiare. I fessi qualche volta.
Il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle. 
Colui che sa è un fesso. Colui che riesce senza sapere è un furbo.
Il fesso, in generale, è stupido. Se non fosse stupido avrebbe cacciato via i furbi da parecchio tempo. 

 

Licenza immagine: Creative Commons

A proposito di Salvatore Toscano

Salvatore Toscano nasce ad Aversa nel 2001. Diplomatosi al Liceo Scientifico e delle Scienze Umane “S. Cantone” intraprende gli studi presso la facoltà di scienze politiche, coltivando sempre la sua passione per la scrittura. All’amore per quest’ultima affianca quello per l’arte e la storia.

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