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Eroica Fenice

Minetti

“Minetti” di Marco Sciaccaluga al Mercadante: un elogio della follia

Il vecchio Minetti, nella notte di san Silvestro, aspetta nella hall di un albergo di Ostenda un fantomatico direttore di teatro che vuole riportarlo sulla scena nel ruolo di Re Lear.

Minetti, come Marcel Duchamp, è irriverente, stravagante e provocatore. È un grande attore del passato, caduto in disgrazia ed allontanato dalle scene. Cerca il riscatto spendendo tutte le sue risorse per il biglietto di un treno solo andata verso la speranza. I suoi ricordi, ritagli di giornale ed una “maschera”, sono chiusi in valigia, metafora del viaggio.

Minetti e il rifiuto della logica secondo Minetti è un neo-dadaista che mette in discussione la realtà rifiutando ragione e logica. Enfatizza la stravaganza, la derisione, l’ umorismo.

L’ultima provocazione di Minetti è il vomitare la verità dal palcoscenico; il vero artista, a suo dire, è nauseato dal pubblico e la sua espressione artistica si concretizza in un atto dadaista contrario alla ragione e al buon senso, ma perfettamente in linea con l’arte perché tra “tutte le menzogne, l’arte è ancora quella che mente di meno”.

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