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Eroica Fenice

Mulignane

“Mulignane” di Antonio Capuano al Nuovo Teatro Sancarluccio

Mulignane è uno spettacolo messo in scena al Nuovo Teatro Sancarluccio dal 28 aprile al primo maggio, per la regia di Antonio Capuano ed interpretato da Gea Martire.

La sceneggiatura di Mulignane è tratta da un racconto di Francesca Prisco ed affronta il triste tema del senso d’inadeguatezza femminile.

Nella trama di Mulignane, infatti, una donna che non si sente particolarmente attraente, vede nel suo stato di nubile una condizione di inferiorità e di timore nei confronti delle altre donne e degli uomini e questo diviene sia causa che conseguenza di questo suo senso d’esser poco piacente.

Antonio Capuano racconta in Mulignane della condizione femminile 

Ma devia il concetto di seduzione e finisce per sentirsi bella solo scambiando ciò con il rispetto di sé: le mulignane, a cui allude il titolo, non indicano le melanzane intese quali ortaggio, ma le “melanzane” che in napoletano equivalgono anche ai lividi, lividi che alla protagonista vengono provocati sia sul corpo quanto nell’anima.

Il tema trattato in Mulignane, benché dalla sceneggiatura e dall’interpretazione improntata a ciò che pare una comicità leggera, sembra essere in realtà un’accusa ad alcuni dei vizi della società e dell’uomo che crede disumanamente d’essere padrone, in qualsiasi forma d’espressione, sia fisica che morale e verbale, sull’identità della donna.

In tale concezione il testo di Mulignane può essere letto secondo la chiave d’interpretazione femminista: la donna non deve cercare ad ogni costo il consenso maschile perché questo può avvenire ad un prezzo iniquo per la donna, come accade infatti per la protagonista di Mulignane. 

Ella dovrebbe piuttosto comprendere che il non essere apprezzata non dipende da lei ma è un problema dell’uomo, e così lo metterebbe di fronte a quella verità, troppo spesso trascurata da questi uomini “padroni” e da queste donne “soggiogate”: la donna ha pari valore dell’uomo. Spesso la parità è intesa come la possibilità per la donna di fare tutto ciò che è permesso all’uomo, senza distinguere ciò che è bene e ciò che è male, senza distinzione tra virtù e vizio, di cui l’uomo non è purtroppo esente.

La libertà di una donna, dunque, in questo senso sta nel prendere consapevolezza delle proprie differenze, che per natura ha, e pretendere che vengano rispettate dall’uomo. Non pretendiamo d’essere riconosciute nei comportamenti maschili snaturando la nostra femminilità, quanto più pretendiamo per questa nostra femminilità, estranea all’uomo, il nostro rispetto: questo pare ciò che si palesa nella donna da un’interpretazione femminile del testo, nello spettacolo teatrale Mulignane.

Roberta Attanasio