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Eroica Fenice

Non tutti i ladri vengono per nuocere

Non tutti i ladri vengono per cuocere al Teatro Sancarluccio

Non tutti i ladri vengono per cuocere è uno spettacolo messo in scena al Nuovo Teatro Sancarluccio dal 27 ottobre al 30 dello stesso mese.

Non tutti i ladri vengono per cuocere

Lo spettacolo Non tutti i ladri vengono per cuocere, interpretato da Daniela Cenciotti, Massimiliano Cataliotti, Cosimo Alberti, Stefano Ariota e Danilo Rovani, curatore questi anche della regia dello stesso spettacolo, trae libero spunto da una rappresentazione teatrale di Dario Fo dal titolo Non tutti i ladri vengono per nuocere nel quale spettacolo le vicende del ladro, ed in un certo senso della gelosia di sua moglie, si intrecciano alle storie di tradimenti dei padroni di casa dove si è introdotto lo stesso ladro ed il tutto porta ad un’analisi sulla vita privata e sociale, sull’onestà e sull’ipocrisia.

La trama di Non tutti i ladri vengono per cuocere riprende dal testo di Dario Fo precedentemente detto la struttura della trama senza però dedicarsi esplicitamente ad analisi sociali; in particolare, questa rivisitazione portata in scena al Sancarluccio vede riproposta, seppure con varie rivisitazioni, la “serata avventurosa”, vissuta dall’uomo, proprietario di casa, e dalla sua amante “interrotta” dal maldestro ladro entrato in casa dello stesso e dal ritorno “imprevisto” di sua moglie; il tutto innesca tutta una serie di situazioni equivoche e divertenti che vedono protagonisti tanto la “coppia” quanto il ladro e successivamente la moglie del proprietario, il suo amante e la moglie del ladro.

Lo spettacolo Non tutti i ladri vengono per cuocere è così, come anche argutamente suggerito dallo scherzoso titolo, uno spettacolo leggero che muove ad un sorriso e più che essere uno spettacolo incentrato sul tradimento e sul furto, si pone invece come una leggera commedia di “varietà”. In questo quindi una delle differenze col testo “di riferimento” di Fo, che punta maggiormente l’attenzione sui vizi sociali e sulle private ipocrisie.

E d’ambientazione del varietà teatrale è proprio l’assetto scenico in toto dello spettacolo, dai costumi alla scenografia di sfondo, di pochi elementi ma fortemente rappresentativi di un tempo e di uno stile precisi; Napoli poi, con una “innovazione” rispetto al testo di Fo, è il luogo in cui si muovono le vicende di questo testo teatrale ed il napoletano la lingua sottesa a gran parte delle battute.

La recitazione tutta improntata alla comicità è inserita tra siparietti musicali e danzati. Anche in questa particolare recitazione pare vedersi quel “mondo del varietà”, dello “spettacolo-canzonetta”, a cui si faceva accenno in precedenza.

Dopo aver visto lo spettacolo sorge una domanda: che il regista voglia dire che certe vite più che reali siano tutto un varietà? Forse sì e forse non è tanto “pura invenzione scenica”.

Roberta Attanasio