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Eroica Fenice

Pisci e paranza: la strada è metafora di vita

Pisci e paranza, recensione dello spettacolo di Mario De Masi

 

Pisci e Paranza per la regia di Mario De Masi, con Andrea Avagliano, Serena Lauro, Fiorenzo Madonna, Ilaria Cecere e Luca Sangiovanni, è in scena al Piccolo Bellini dal 4 al 9 Aprile.

Dopo una lunga tournée che lo ha visto toccare i palcoscenici di  Roma, Bari, Genova, Bologna e vincere la Menzione Speciale al Premio Scenario 2015, torna  a casa sua, nella Napoli che con i suoi colori, i modi di dire, l’incisività nelle parole e ­dei gesti fa da protagonista in questo spettacolo velatamente comico ma anche molto crudo, schietto e sconvolgente.

“Tu lo sai cos’é una metafora?”
“La metafora é una cosa che si dice, quando si vuole dire qualcosa d’altro.”

“E tu con tutta questa cultura, stai qui su questo marciapiede?”

La metafora é un concetto centrale di questo romanzo che scardina luoghi comuni, richiama detti popolari, si pone con vivace comicità e nasconde effetti sorprendenti… Lezioni da cogliere dietro un sorriso, che diventa riflessione amara.

La sceneggiatura è scarna, come scarna è la miseria dell’uomo che viene rappresentata.
Sulla scena  cinque personaggi, sempre gli stessi, a riempire tutto lo spettacolo. Non ci sono entrate né uscite:  la scena è sempre la stessa e si apre con un guazzabuglio di grida, sospiri,  richieste di aiuto, pensieri ad alta voce pronunciati di fretta da cinque anime che corrono in cerchio come impazzite, come a cercare un ordine nella testa per poter essere poi trasportato fuori di essa.
Nel disordine più assordante, che é quello della vita che non ha logica e non può essere in nessun modo anticipata a priori,  scorrono veloci le vite di questi 5 Pisci e paranza, che sgsuazzano nell’acquario del mondo, cercando come pesciolini in un fiumiciattolo le mullichelle, per tirare avanti, per trovare un senso al caos.

I nostri pesciolini sono abitanti di strada. Non hanno un lavoro, non hanno una casa, ma sentono forte il legame con quel marciapiede che come un letto dà loro una superficie su cui poggiare il capo, dura come la vita, da guadagnarsi a caro prezzo, arraggiandosi come si può con la malinconia propria di chi non può mai fermarsi.
La strada è il baraccone entro cui si muovono come personaggi stereotipati le vite di questi funamboli che corrono contro il tempo.
La strada è un giudice severo, ti protegge ma in cambio vuole tutto.  Non puoi mostrare alla strada le tue debolezze, altrimenti essa ti calpesterà ma se ti mostrerai risoluto,  ti renderà saggio.
Sono duri i nostri pisci ‘e paranza, severi con loro stessi e con la vita, eppure conservano la saggezza popolare che soltanto l’esperienza che si fa sulla strada dà e nessuna scuola può insegnare.
Sono fragili questi pisci ‘e paranza, sebbene cerchino di mostrarsi soddisfatti, temprati a tutto.
Sebbene cerchino di mostrarsi come quelli che non hanno bisogno di nulla, hanno sensibilità e cercano – come tutti – una ragione.
Tuttavia in questo spettacolo non c’é spazio per sentimentalismi di sorta: sebbene spesso  le sequenze ci strappino sorrisi, sulla bocca resta un sapore amaro per il riscatto che nella drammaticità della vita resta spesso illusorio eppure non può cessare di essere cercato.

Pisci e Paranza: la strada è palcoscenico

La grande scommessa di questa piece teatrale è stata mescolare alla semplicità estrema nella scenografia e nella costruzione  della trama – che é tutta dialogica e basata sull’imprinting immediato dello spettatore – una forza quasi violenta che emerge nei dettagli da osservare a fondo. Il linguaggio dialettale, colorito, la grande fantasia verbale e la comicità facile nascondono la durezza di una rappresentazione attenta della stratificazione della società e della voglia di riscatto che subentra rispetto ad essa.
Si gioca con le contraddizioni proprie del vivere: mentre gli spettatori ridono, di fronte hanno una rappresentazione fin troppo veritiera del disagio, scorgono il contrasto della risata che nasconde la tristezza, si orientano tra la verità e la menzogna, la lotta e la stasi.

Pisci e paranza, tra squallore e bassezza

 

L’immagine che rimanda lo sfondo buio della scena è un quadro di squallore e bassezza ma quella stessa bassezza è anche in noi,  che non sappiamo più elevarci di fronte a nulla.
L’acquario é troppo grande e movimentato e noi siamo pesciolini piccoli e talvolta schiacciati dalla prepotenza della strada

Come pisci e paranza che nuotano nella corrente, senza farsi mai trascinare giù, ma tornando ogni volta in alto, dove c’è luce.