Re-ciclo. Aspettando il Sole è andato in scena domenica 14 e lunedì 15 dicembre presso lo Spazio Comunale di Piazza Forcella, una struttura policulturale dedicata alla memoria di Annalisa Durante.
Lo spettacolo Re-ciclo. Aspettando il Sole ha fatto parte della XXX edizione de La scena sensibile, un programma organizzato da I Teatrini che propone appuntamenti di teatro per la scuola e le nuove generazioni presso il centro giovanile Annalisa Durante, in Via Vicaria Vecchia 23, a Forcella.
Indice dei contenuti
Dettagli principali dello spettacolo
| Elemento | Descrizione |
|---|---|
| Titolo opera | Re-ciclo. Aspettando il Sole |
| Compagnia teatrale | I Teatrini e Associazione La Boite |
| Tematiche | Ambiente, società e futuro |
I Teatrini, in collaborazione con l’Associazione LA BOITE, hanno portato sul palco dello Spazio Comunale Piazza Forcella uno spettacolo adatto per adulti e bambini, semplice e complesso, leggero ma intriso di tematiche sociali, ambientali e politiche. Re-ciclo. Aspettando il Sole, scritto da Solene Bresciani e Taras Nakonechnyi, regia di Solene Bresciani, con Anna Bocchino e Solene Bresciani, è stato vincitore del Premio Ecoscena Ragazzi 2023, attribuito dalla compagnia AbitoinScena di Potenza.
Trama e ambientazione di Re-ciclo. Aspettando il Sole

È una mattinata di sole e per le strade di Forcella passeggiano turisti provenienti da ogni dove, probabilmente ignari dei problemi che affliggono il nostro pianeta, ma per fortuna nella platea dello spazio comunale ci sono diversi bambini, forse più lucidi e consapevoli degli adulti che fanno caciara lì fuori.
L’opera mette in scena l’inizio della fine, il principio di una catastrofe. La scenografia, volutamente semplice e scarna, a cura di Taras Nakonechnyi, già preannuncia il tema dell’opera. Il fondale del palcoscenico è ricoperto da siparietti di plastica e al centro giganteggia una scritta realizzata a mano su un cartone: supermercato. Solo a guardarla si prova un forte senso di smarrimento e desolazione. Ai lati della scena, rispettivamente a sinistra e a destra, in prossimità del pubblico così che possa leggerli e sentirsi coinvolto appieno nell’esperienza, compaiono due cartelli: da un lato fuoco, dall’altro fagioli. I due indicano termini apparentemente lontani, ma, in realtà, più vicini di quanto si possa pensare: il primo elemento donato all’uomo e l’ultima fonte di sussistenza rimasta sulla Terra.
In Re-ciclo. Aspettando il Sole la protagonista è Atomina (egregiamente interpretata da Anna Bocchino). Atomina è una bambina che si nasconde in un supermercato. È rimasta sola, ha perduto la strada, non sa più come ritornare a casa. Sembra che un grande cataclisma si sia abbattuto sulla Terra. Il susseguirsi di catastrofi ambientali, dovute al cambiamento climatico e all’inquinamento, ha causato l’esplosione dell’intero potenziale atomico terrestre, lasciando spazio a un inverno apocalittico.
Atomina all’inizio della messa in scena appare come l’unica bambina rimasta sulla Terra. A farle compagnia ci sono una scatola di pupazzetti, un ramoscello secco piantato in un vaso, un fuoco ancora acceso alimentato con pagine di libri che un tempo qualcuno aveva letto, una bottiglia d’acqua (ultima risorsa potabile del pianeta) e scatole di fagioli scaduti (ultime scorte alimentari rimaste).
Atomina non è solo una bambina, rappresenta anche l’infinitesima parte del tutto, il punto più piccolo e quasi impercettibile dell’universo, eppure anch’esso essenziale. La piccola saltella tra i pochi oggetti superstiti e ci racconta cosa è accaduto: tutti gli oceani si sono riempiti di plastica, le abitazioni sono ormai distrutte, botteghe, negozi ed edifici sono stati rasi al suolo. Gli uomini sono i responsabili di questo disastro: avevano tutto, ma tutto non gli bastava. La qualità dell’aria è peggiorata, la natura anche si è ribellata e Atomina non riconosce più qual è la sua casa. Tra il serio e il faceto, la bambina ci trascina con sé in un mondo post-apocalittico, dove il paesaggio è grigio e neppure il Sole si fa più vedere.
I personaggi simbolici e il messaggio ecologista
Mentre Atomina prende in mano l’ultimo libro rimasto, Il libro dei libri, per leggere qualche frase di cui ancora non comprende bene il senso, alcune figure le appaiono attorno, come personaggi venuti fuori da quel piccolo mondo di carta. Solene Bresciani, attrice eclettica, interpreta dapprima un angelo, con ali bianche e delicate, che compie atti di salvazione non appena tocca qualcosa, poi questa apparizione scompare e Solene si trasforma in un banchiere capitalista, pronto a scommettere sull’ultimo granello rimasto per fare fortuna.
Atomina si mette in attesa, lei, però, non sta aspettando Godot, ma il Sole, che proprio non si vuole mostrare. Nel frattempo, a farle visita si susseguono una serie di personaggi, tra questi vi è un uomo preistorico, divertentissimo, che protegge il suo dinosauro dalle accuse infondate da parte della bambina per esser stato il primo responsabile di questo male chiamato progresso. L’uomo tappa le orecchie al suo dinosauro e con una battuta esilarante gli dice: «Shh, non ascoltare, non dar retta a questa razza!»
Poi, senza preavviso, compaiono altre due figure, interpretate sempre dalla stessa attrice: prima un’ecologista che è preparatissima sui precetti da seguire per salvare il pianeta – è impeccabile sulla teoria, ma sulla pratica chissà -, poi una rivoluzionaria che ha viaggiato nel tempo e proviene niente di meno che dalla Rivoluzione francese e inneggia alla lotta, al potere al popolo. La donna incarna grandi virtù e spirito di comunità, ma la storia sembra essersene dimenticata. Ogni traccia dei numerosi tentativi di rovesciamento di un regime è stata cancellata dai libri di storia, o strumentalizzata, ma non importa, tanto ormai in questo mondo i libri non esistono più…
Tra citazioni dotte – da 1984 di Orwell, Fahrenheit 451 di Bradbury a Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello – e mondi incantati come quello di Alice nel Paese delle Meraviglie, lo spettacolo è una favola amara, che i bambini sono pronti ad accogliere. Visto l’orrore a cui ci tocca assistere in questo periodo storico così buio, anche i bambini hanno maturato una grande consapevolezza, come testimonia il commento di uno di loro presente in sala, che ha solo sei anni, ma acutamente commenta così lo spettacolo: «Atomina deve diventare un colibrì e spegnere il fuoco, perché il fuoco è stata la prima invenzione dell’uomo, e dal fuoco siamo arrivati alla polvere da sparo e alle armi, ma ogni piccolo gesto oggi può fare la differenza, anche noi possiamo farlo, tanto i presidenti stanno a casa a guardare la guerra, a loro non importa…»
Alla fine dello spettacolo il Sole compare, ma non nella sua consueta raffigurazione: è un Sole stanco, sudato e affaticato, che pedala un triciclo e come un operaio sfruttato dagli abitanti di questa Terra, che credono di esserne gli unici proprietari, continua instancabilmente il suo giro imprecando: «Meno aspettative, meno delusioni! Senza sacrifici, nessuna soddisfazione!»
Solene Bresciani e Anna Bocchino con i loro movimenti scenici e le loro espressioni buffe, tristi e soprattutto reali – perché credono profondamente nella verità e nell’autenticità di ciò che raccontano – ci hanno preso per mano e trasportato in una fiaba per richiamare l’attenzione su un mondo come non è ancora, come è o come sarà.
Di che mondo si tratti nessuno può affermarlo con certezza, fatto sta che appare spaventosamente simile al nostro. Grazie al cielo, Atomina ha la sua scatola di pupazzetti e può continuare a giocare e sognare un mondo diverso, contribuendo al cambiamento con un piccolo gesto.
Di fronte a uno scenario così incerto, resta una piccola certezza: Re-ciclo. Aspettando il Sole è uno spettacolo necessario che ostinatamente urla nel generale silenzio.
Fonte foto: archivio personale

