“La macchia” di Fabio Pisano in scena alla Sala Assoli di Napoli | Recensione

Lo spettacolo La macchia di Fabio Pisano – con Francesca Borriero, Emanuele Valenti e Michelangelo Dalisi – è andato in scena a Napoli in Sala Assoli Moscato dal 7 al 10 maggio. Prodotto da Liberaimago con il supporto del Teatro Area Nord aveva debuttato proprio a Napoli il 30 giugno 2022, nell’ambito della programmazione del Campania Teatro Festival. Il testo di Pisano si colloca in una dimensione che sfiora l’assurdo, senza però mai abbracciarlo totalmente, ma restando ancorato a una realtà percepita dal pubblico come disturbante, poiché non del tutto estranea alla propria.

Scheda tecnica dello spettacolo “La macchia” Dettagli
Regia e drammaturgia Fabio Pisano
Cast principale Francesca Borriero, Emanuele Valenti, Michelangelo Dalisi
Produzione Liberaimago
Durata complessiva 65 minuti

Nonostante le apparenze ingannevoli, il regista rifiuta l’etichetta di “teatro dell’assurdo” di matrice beckettiana, dichiarandosi semmai – durante la conversazione a cura della Prof. Francesca Marone dell’Università Federico II di Napoli, tenutasi alla fine della replica del 10 maggio – più vicino al teatro della crudeltà di Antonin Artaud – che tende a non celare la verità spesso brutale dell’esistenza umana. Il tempo della rappresentazione si dilata, scandito solo dalle reazioni di un pubblico quasi sempre partecipe e coinvolto nel dispositivo scenico. In questo spazio sospeso, i tre attori mettono a nudo il meccanismo attraverso cui nasce il pregiudizio e interrogano la tendenza a imporre all’altro un ruolo rassicurante e immutabile. È ciò che accade anche alla coppia protagonista che, per otto anni – un tempo paradossalmente e volutamente lungo – finge che il problema dell’inquilino del piano di sotto (la macchia del titolo) non esista. Come dichiarato dallo stesso autore nelle sue note di regia:

«La macchia nasce dalla volontà deliberata di non ascoltarsi. Qualcuno potrebbe leggerlo come teatro dell’assurdo, ma per me è qualcosa di diverso: l’assurdo, in qualche modo, consola. Qui non c’è consolazione. Il personaggio di S. arriva con un abito e da un luogo che lo definiscono immediatamente agli occhi degli altri. Da quel momento non c’è più possibilità di cambiare sguardo. Non esiste frontiera che si possa davvero attraversare quando qualcuno ha già deciso di non ascoltarti».

Un thriller politico che scuote le fondamenta del sentire comune

Emanuele Valenti interpreta il marito in “La macchia” di Fabio Pisano

L’autore stesso ha dichiarato che tutto ciò che scrive «cerca di smuovere in maniera un po’ tellurica qualcosa», ribadendo come ogni gesto artistico sia un atto politico, un’estetica che conduce inevitabilmente a un’etica trasformativa. È così che una semplice macchia d’umidità sul soffitto del bagno del vicino diventa il detonatore di un conflitto umano e sociale sotterraneo. La vicenda prende avvio quando un giovane residente al piano terra (Michelangelo Dalisi) si presenta alla porta dei vicini del piano superiore, marito e moglie (Francesca Borriero, Emanuele Valenti), per segnalare una perdita proveniente molto probabilmente dal loro appartamento. Quella che appare come richiesta legittima all’inizio, quasi ordinaria, si trasforma però troppo rapidamente in un confronto in cui il dialogo fra i tre attori diventa via via più improduttivo, irrigidendosi fino a creare nuove – e invalicabili – barriere. Lo straniero Dalisi entra allora nella casa dei due valicando un confine soltanto luminoso. Inizialmente egli pare determinato a essere riconosciuto per ciò che è realmente, ma finisce poi per accettare il ruolo che gli viene suo malgrado imposto a causa del suo aspetto, quello di ragazzo della nettezza urbana a domicilio e chiamato per ritirare il vecchio e logoro asse da stiro dei due.

Fabio Pisano: una scrittura soffocante che abita il dubbio

Emerge allora una riflessione più ampia sull’ossessione – tutta contemporanea – per i confini, geografici, culturali, anche se solo simbolici, che finiscono però per insinuarsi nello spazio domestico e mentale degli individui – instillando il pregiudizio e il sospetto verso l’altro, lo straniero. In questo clima claustrofobico, il confine tra spazio domestico e logica della frontiera si assottiglia fino quasi a scomparire, in un dispositivo drammaturgico in cui emergono con forza i conflitti latenti che si nascondono dietro la nostra tranquillità quotidiana.

In questa atmosfera rarefatta e sospesa emerge anche una suggestione poetica raccolta tra gli spettatori: la presenza costante di un bicchiere vuoto sull’asse da stiro. Quel bicchiere, sempre presente e mai riempito d’acqua, diventa il simbolo di un’attesa quasi ancestrale e di una sete di senso che pare accomuni chi recita e chi osserva, di una mancanza che nemmeno la fine della rappresentazione sembra riuscire a colmare. È forse proprio in questa irrisolutezza che La macchia trova la propria forza più conturbante: la scrittura di Pisano lascia spazio al dubbio ma non offre soluzioni e certezze, costringendo lo spettatore a stare all’interno dell’inquietudine per confrontarsi con la sua incapacità di ascoltare davvero l’altro. Fabio Pisano costruisce così un dispositivo scenico efficace e funzionale, per certi versi anche soffocante, in cui il pregiudizio da cui origina lo stereotipo si configura come una realtà silenziosamente radicata nei gesti ordinari. Le luci del palco si abbassano, ma non a caso ciò che resta visibile in scena è la macchia che appare sull’asse da stiro stesso ora portato sulle spalle dallo straniero e illuminato al led.

La luce torna a inondare la sala, ma resta il dubbio che quella crepa mai rimarginata non appartenga solo al palco, ma possa abitare regolarmente lo spazio mentale di chi osserva.

Fonte immagini: Ufficio stampa

Crediti dello spettacolo:

  • La macchia
  • scritto e diretto da: Fabio Pisano
  • con: Francesca Borriero, Emanuele Valenti, Michelangelo Dalisi
  • costumi: Rosario Martone
  • sarta: Luciana Donadio
  • ideazione scenica: Luigi Ferrigno
  • disegno luci: Paco Summonte
  • tecnico di scena: Mauro Rea
  • assistente alla regia: Francesco Luongo
  • foto di scena: Luca del Pia
  • produzione: Liberaimago
  • con il supporto di: Teatro Area Nord
  • durata: 65 minuti

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