Un ristorante sul mare, una famiglia e un sistema contemporaneo capace di trasformare qualsiasi cosa in prodotto commerciale. È da queste premesse che prende forma lo spettacolo scritto da Walter Prete, diretto da Lorenzo Parrotto e interpretato da Giorgio Sales “Sete“, andato in scena il 12 e 13 maggio al Teatro Le Maschere di Roma all’interno della rassegna teatrale CON#tatto.
Indice dei contenuti
| Dettagli dello spettacolo teatrale | Informazioni |
|---|---|
| Titolo dell’Opera | Sete |
| Autore | Walter Prete |
| Regia | Lorenzo Parrotto |
| Interprete | Giorgio Sales |
| Location e Rassegna | Teatro Le Maschere (Roma) – Rassegna CON#tatto |
Lo spettacolo crea un viaggio teatrale stratificato e disturbante che alterna monologo, performance e linguaggi digitali per interrogarsi sul concetto di valore nella società contemporanea. Al centro della scena vi è infatti la storia della “Severina“, una piccola osteria di mare tramandata di generazione in generazione e progressivamente trasformata dall’intervento di un ambiguo “genio” della comunicazione digitale.
Una drammaturgia che mescola tradizione, marketing e contemporaneità
Fin dall’apertura dello spettacolo emerge uno degli elementi più interessanti della sceneggiatura: la contaminazione continua tra registri linguistici differenti. I riferimenti biblici della Genesi si intrecciano con il linguaggio aggressivo dei social network, della finanza e del marketing digitale, creando un contrasto volutamente straniante. I vari personaggi – interpretati da Giorgio Sales – passano infatti da toni quasi profetici a improvvisi scarti colloquiali e brutali, incarnando perfettamente l’ambiguità di una società che sacralizza il consumo.

La drammaturgia costruisce così una riflessione molto puntuale sull’ossessione contemporanea per l’immagine. Non a caso, uno dei nuclei centrali dello spettacolo riguarda proprio il momento in cui la “Severina” smette di essere un luogo vissuto e autentico per diventare un prodotto “instagrammabile”, perdendo progressivamente la propria identità.
In questo senso “Sete” riesce a parlare della contemporaneità senza mai risultare didascalico: il testo non offre risposte semplici né veri colpevoli, ma mette in scena un sistema in cui tutti, in qualche misura, finiscono per essere complici, ciò anche a causa della consueta “sete di potere umana” che diviene, di volta in volta, sempre più avida.
“Sete”: una scena semplice che amplifica il senso di vuoto
Dal punto di vista scenografico, lo spettacolo sceglie una struttura minimale ma estremamente funzionale. Il palco quasi spoglio è dominato da pochi elementi: una sedia, uno schermo luminoso sul fondo e il corpo dell’attore. Questa essenzialità permette alla parola e alla presenza scenica di Giorgio Sales di occupare completamente lo spazio, lasciando emergere con forza il senso di isolamento e disorientamento che attraversa l’intera pièce.
Fondamentale anche il lavoro sul disegno luci, che accompagna costantemente il passaggio dall’interpretazione di un personaggio ad un altro. Le tonalità fredde blu e violacee dominano gran parte della rappresentazione, restituendo una sensazione di alienazione e artificio, quasi a evocare l’estetica digitale dei social network e delle pubblicità contemporanee. Nei momenti di maggiore tensione, invece, la scena si tinge di rosso intenso, caricando il palco di una violenza emotiva improvvisa e destabilizzante.

Lo schermo retrostante assume inoltre una funzione narrativa importante: diventa simbolo di una realtà filtrata, osservata e continuamente trasformata attraverso l’immagine, oltre ad essere di supporto per la narrazione dell’intera opera.
“Sete”: Giorgio Sales regge da solo il peso della scena
Gran parte della forza dello spettacolo risiede nell’interpretazione di Giorgio Sales, chiamato a sostenere una recitazione emotiva e fisica estremamente complessa. L’attore attraversa registri differenti con notevole fluidità per i vari cambi di personaggi: passa dal tono ironico a quello tragico, dalla rabbia alla fragilità, costruendo dei protagonisti continuamente in bilico tra autenticità e performance.
Particolarmente efficace risulta la progressiva trasformazione corporea del nipote di Severina, protagonista dell’intera pièce: i movimenti diventano sempre più nervosi, spezzati e compulsivi, quasi a mostrare fisicamente il logoramento interiore di un uomo che non riesce più a riconoscere il mondo che lo circonda. La sensazione è quella di assistere al collasso di un intero sistema di valori.

La regia di Lorenzo Parrotto sfrutta bene questo continuo stato di tensione, mantenendo alto il ritmo dello spettacolo, pur alternando momenti più intimi ad altri volutamente caotici e disturbanti.
“Sete” e la paura di perdere il senso delle cose
Il tema della sete, richiamato già dal titolo, assume progressivamente un valore simbolico sempre più ampio. Non si tratta soltanto della sete fisica dell’acqua, ma di un bisogno più profondo: la necessità della natura umana di sentirsi importanti, di avere potere, di non riuscire mai ad accontentarsi di ciò che si ha a causa dell’avidità individuale. Nel mondo raccontato nello spettacolo tutto sembra perdere consistenza: il lavoro, i rapporti familiari, il cibo, perfino l’acqua diventano merci svuotate di significato. Ed è proprio questa perdita del “gusto delle cose” a rendere “Sete” uno spettacolo profondamente contemporaneo e capace di colpire lo spettatore ben oltre la conclusione della rappresentazione.

Informazioni utili e prossimi spettacoli della rassegna CON#tatto
Lo spettacolo “Sete” è andato in scena al Teatro Le Maschere di Roma, in Via Aurelio Saliceti 1/3, all’interno della rassegna serale CON#tatto dedicata alla contemporaneità teatrale.
Tra i prossimi appuntamenti in programma figurano:
- Sistema Nervoso di e con Leonardo Capuano (15 e 16 maggio)
- Venditori di Anime di Alberto Bassetti (19 e 20 maggio)
- Uomini o Caporali con Francesco Stella (22 e 23 maggio)
- Ossitocina di Elena Stauffer (26 e 27 maggio)
- Ossessioni dai racconti di Edgar Allan Poe (4 e 5 giugno)
- Dick Pic – Quando il corpo diventa schermo (9 e 10 giugno)
- Mostre – Scilla e Cariddi (12 e 13 giugno)
L’ingresso agli spettacoli è gratuito fino a esaurimento posti con obbligo di prenotazione tramite il Teatro Le Maschere. Per maggiori informazioni vi consigliamo di visitare i canali ufficiali del teatro.

Fonte delle immagini: archivio personale.

