Cos’è il panismo di D’Annunzio: elementi e caratteristiche

Il panismo: dalla poetica dannunziana ai giorni nostri

Il panismo, detto anche sentimento panico della natura, è una percezione profonda della natura, in modo da creare una vera e propria fusione tra l’elemento naturale e quello umano.
Il termine panismo deriva dal greco παν, che significa “tutto” e fa riferimento alla tendenza del confondersi e mescolarsi con il tutto.

Gabriele D’Annunzio è certamente il poeta che meglio rappresenta il concetto di panismo; nella poetica dannunziana si parla di auto-affermazione: vegetalizzazione dell’uomo e antropomorfizzazione della natura, intesi come strumenti del super-uomo.
In ambito letterario il panismo è associato principalmente a Gabriele D’Annunzio, ma anche un altro poeta può essere inserito in questa percezione profonda tra natura e uomo.

Si tratta di Giuseppe Ungaretti. Nel caso di questo poeta, cosa si intende con il termine Panismo? Letteralmente, con questa parola si parla del sentimento di comunione gioiosa dell’uomo con la natura, in particolare «con riferimento all’atteggiamento di alcuni poeti e al carattere della loro poesia»; tra questi scrittori, come detto, Gabriele d’Annunzio è tra i primi poeti cui si fa riferimento in questo senso; in particolar modo Alcyone, fortemente permeate da questo sentimento che porta a una totale fusione, in ultima analisi, tra la natura circostante e l’anima del poeta, che si trova in perfetta fusione, definita totalizzante dell’io con la natura.

Giuseppe Ungaretti utilizza la tematica relativa al panismo in modo piuttosto rivoluzionario, dandogli un nuovo significato e, ovviamente, una identità del tutto personale. In Allegria dunque, non è più l’io poetico che sfocia nel superomismo come se fosse una sorta di “divinità”, ma in una nuova visione, il corpo sottostà alla condizione del mondo.

Panismo: una fusione “perfetta” con la natura

Si parla quindi di un panismo salvifico, capace di vincere la morte. Ungaretti dunque, cerca le parole che siano opposte per esprime l’inno alla vita.
In Soldati, in particolare, la corrispondenza metaforica tra le foglie autunnali pronte a cadere dagli alberi, pronte a staccarsi dalla loro fonte di vita, e la precaria esistenza dell’uomo in trincea trova la sua più valida rappresentazione.

Dunque quella fusione dei sensi e dell’animo con le forze della vita, accogliendo in sé e rivivendo le molteplici varietà della natura con piena adesione fisica, si concretizza anche spiritualmente.

Per quanto riguarda il panismo dannunziano, il riferimento è a quel sentimento di unione con il tutto, riscontrabile in tutte le poesie dell’autore, in cui riesce grazie a tutti i sensi e con la immane vitalità alla natura ad immergersi nella natura confondendosi con essa; si può dire: diventando un’unica entità.

Il “panismo dannunziano” è nient’altro che il sentimento di unione con il tutto; un insieme dove l’uomo finisce per immergersi e confondersi con ciò che lo circonda. Non vi è più alcuna distinzione tra l’elemento naturale e quello umano.

Caratteristiche che contraddistinguono non solo la poetica di D’Annunzio, ma anche quella di Giuseppe Ungaretti e, in un certo senso, anche quella pirandelliana.
Nel caso di Luigi Pirandello, il panismo lo si riscontra nella celebre opera intitolata: Uno, nessuno e centomila, nella quale il protagonista non scappa solo dalla società contemporanea, ma da se stesso. L’immersione nella natura è qui intesa come desiderio di discostarsi da qualcosa che non appartiene più al proprio io, alla propria persona e può avvenire solo abbandonando se stessi, andando oltre.
Grazie al panismo, dunque, l’Io può confondersi ed essere parte della natura. Ognuno, vivendo una compenetrazione gioiosa e un senso di comunione con tutto ciò che lo circonda, riesce a vivere secondo il ritmo naturale della vita e potenzia se stesso.
Ecco che grazie al Panismo, in letteratura soprattutto, la natura è riprodotta con una serie di immagini e di conseguenza poeti ed autori riuscivano ad “immergersi” del tutto in essa con lo spirito e con la mente, per poi comunicarla agli altri non solo con metafore, allusioni, allegorie o figure retoriche, ma come una sorta di verità profonda. Ciò avviene perché proprio questi poeti, non solo italiani, riescono a “sentire la natura dentro sé”, così come ha ribadito più volte il professore di lingua e letteratura russa Eridano Bazzarelli.

Anche Tjutčev e Schelling, nella loro visione letteraria e del mondo non c’è soltanto la contemplazione dell’universo, l’attrazione per le sue misteriose origini, ma c’è anche la capacità di vedere e sentire il macrocosmo che si riflette nel microcosmo.

Una corrente letteraria quella del panismo perfettamente attualizzabile; in riferimento a temi quali ecosostenibilità, rispetto dell’identità propria della natura, il panismo assume una veste importantissima, arricchendosi di sfumature e significati.

Al di là dell’ambito prettamente letterario o filosofico, l’attribuzione del significato del panismo si può estendere alla realtà concreta, alla quotidianità. 

 

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