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Eroica Fenice

Non avete idea. di Emanuele Pantano al Kestè

“Non avete idea” di Emanuele Pantano al Kestè (Recensione)

Il 17 novembre torna a Napoli, al Kestè, Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli, la Stand Up Comedy, con il monologo di Emanuele PantanoNon avete idea. La mamma dei creativi è sempre incinta.

Di sé il comedian dice di essere “il miglior creativo che abbia mai conosciuto”, senza arroganza, né falsa modestia; la sua citazione preferita l’ha scritta da sé: A volte per raccontare la verità, bisogna inventare una storia.

Non avete idea. di Emanuele Pantano, un monologo all’insegna della comicità e della leggerezza

Ancora una volta, il Kestè non delude.

Quando si ha voglia di liberarsi di tutto ciò che non serve, delle noie quotidiane, di quel superfluo che limita il respiro, this must be the place. Il Kestè declina la leggerezza attraverso la sua arte e il suo design in un contesto familiare, dove è possibile assaporare ottimi cocktail tradizionali e godere di buona compagnia.
Nella vita la leggerezza è un lusso, perché ne sintetizza l’essenza e non può portare che benefici, bellezza e armonia.
Emanuele Pantano si fa direttore d’orchestra di un equilibrio composto da un’eterogeneità di persone che decidono di sottostare, per questa sera, all’autorità della comicità e di questa leggerezza.

La personalità vulcanica di Emanuele Pantano, sovrana dall’alto del suo piedistallo del Kestè Abbash, impone la sua presenza quasi ipnotizzando i presenti.
Irriverente e sfacciato, riesce comunque a creare presto una grande empatia. Complici il suo carisma e la sua notevole capacità comunicativa, tipica di un grande narratore di storie, Pantano convince la platea con i suoi strambi punti di vista sulla creatività e sul modo di affrontare la vita.

La sensazione è quella di dondolarsi in sospensione su un’amaca, al fresco, all’ombra di un grande albero, su uno strapiombo a trecento metri di altezza rispetto al letto di un fiume.
Ci si sente pacati e tranquilli in mezzo al pubblico, quasi come bambini che vengono cullati, ma al contempo, si sa che non è concesso chiudere gli occhi, perché Non avete idea è un monologo che, quando meno te l’aspetti, scocca sarcastici e ben elaborati messaggi, come frecce, che rendono ancora più forti e liberatorie le risate di chi lo ascolta. E conviene restare vigili e in equilibrio.

Non avete idea. di Emanuele Pantano, uno spettacolo creativo sulla creatività o ideale sulle idee

Non avete idea. La mamma dei creativi è sempre incinta di Emanuele Pantano è uno spettacolo creativo sulla creatività o ideale sulle idee, che offre personalissime soluzioni a non pochi problemi della vita di tutti noi.
Faccio un esempio: il razzismo.
Sappiamo tutti che i razzisti non sono tutto questo gran portento culturale. E, infatti, il razzismo non è una questione culturale. Un razzista, almeno una volta nella vita, l’abbiamo incontrato tutti e nessuno può dire che aveva delle basi filosofiche. Il razzismo non nasce nemmeno da problemi economici o religiosi, niente di questo. Si tratta semplicemente della faccenda più elementare e basica del mondo: ai razzisti dà fastidio che i neri hanno il “pisello” più lungo del loro.
Per i razzisti, il colore nero è ostentazione del c***o lungo, sostiene Pantano.
Pensiamoci. Se fosse una questione economica, ce la prenderemmo con i cinesi, ma loro ce l’hanno piccolo e quindi non ci facciamo caso. Se fosse una questione religiosa, ci sarebbero le guerre religiose, a cui parteciperebbero i chierichetti.
D’altronde, che ce ne frega a noi? Non è vero che siamo cattolici, non andiamo a messa ogni domenica e andiamo a letto con chi ci capita.
L’Isis, a questo punto, dovrebbe solo capire che i loro nemici sono i chierichetti. Qualcuno dovrebbe dirglielo.

Pensiamo, poi, a quando ci mettiamo a fare i cittadini attivi con le petizioni online, cose che fa la sinistra per sentirsi meglio rispetto a quanto schifo abbiamo creato intorno.
Il sito change.org è molto attivo la domenica mattina, ci fa notare il comedian, perchè è il momento in cui si passa più tempo in bagno. Ci si siede, ci si mette comodi e “si salva il mondo”.

Noi siamo convinti di riuscire a risolvere le cose con le petizioni di change.org, praticamente.

Dovremmo trovare, invece, dei modi per utilizzare la creatività negli argomenti e nelle questioni per cui non lo facciamo, ma che sono molto più importanti per la nostra vita.

Sono due le materie inesplorate in questo senso: la morte e il sesso.

Noi moriamo tutti nello stesso modo, senza creatività. Alcuni si limitano addirittura a dire che dopo la vita, semplicemente, non c’è niente. Possibile? Tu vivi per una vita e muori, senza che dopo ci sia neanche un commento post partita, un’intervista, un “moviolone” o l’entrata di tua nonna.
Non è pensabile che non ci sia niente. Ci deve essere qualcosa, e ognuno di noi deve avere la propria idea, perché ovviamente Inferno, Paradiso e Purgatorio non possono essere tutti uguali. Tutti dovremmo ipotizzare il proprio personale Inferno e immaginare come morire.

È deleterio che abbiamo tutto quest’attaccamento alla vita ed è brutto il concetto di longevità.

Quando vediamo le persone al tg che hanno cento tre anni e vengono intervistate, alla domanda E lei, come si sente?, te ne accorgi dagli occhi che l’unica cosa che vorrebbero dire è Uccidetemi! Porto il pannolone da venticinque anni, come c***o voglio stare? Deve essere orribile campare venticinque anni della propria vita senza fare niente, ad aspettare semplicemente di morire.

Emanuele Pantano dice di avere già deciso come morire. Lo farà a settantacinque anni. Pagherà un killer (tanto a Palermo si trovano!) per morire da eroe.
Lui s’immagina a spasso con la moglie o con la badante rumena che avrà sposato. Arriverà l’assassino che proverà a rapinarli. Lui lo spingerà. Il rapinatore farà lo stesso. Colluttazione. Uscirà una pistola. Verrà puntata la pistola sulla moglie. Pantano si lancerà per coprirla. Il killer sparerà. Ucciderà Pantano. La moglie sarà salva. Emanuele Pantano eroe. Pomeriggio 5. Studio Aperto.
Il comedian è indeciso solo se mettere il violinista alla fine, per dare un tocco in più, mentre lui muore ansimante.

Ognuno dovrebbe decidere come morire, perché così si risolverebbero un sacco di problemi. Se sei depresso e ti organizzi la morte e sei bravo e creativo nel farlo, trovi anche voglia di vivere. Trovi uno stimolo. Il concetto di suicidio perderebbe di senso. Non ti puoi impiccare semplicemente, ti devi ammazzare bene! Questo il consiglio di Emanuele Pantano.
In linea di massima riusciremmo a vivere sereni e a stare tranquilli. Riusciremmo ad acquisire un rapporto con la morte molto più positivo. Anche con i cimiteri.

I cimiteri sono una figata. Sapete cos’è che manca ai cimiteri per essere il top? Il Wifi. Pensateci un attimo: cimitero col wifi. Chi ci andrebbe a studiare? Tutti.
Sarebbe bellissimo! Le panchine, la tranquillità, la pace, ti fai le cannette e nessuno passa. Studi sereno. È proprio un ambiente bello, solo che ti hanno convinto che là ci sono cose brutte.

Il cimitero è un po’ una specie di prototipo di Facebook. C’è ‘sta fila con le foto, i nomi e, se vuoi, i post.

Che poi, secondo me, tutti dovremmo avere il post, uno di quei post in cui, finito tutto, saluti. Ognuno dovrebbe farlo, in modo che gli altri, nei tempi che verranno, passeranno e andranno a vedere cosa dicevano le persone. Secondo me sarebbe una bella pratica andare al cimitero per capire come funzionava in passato.
Immagino i commenti: «Ah, in quel periodo si usavano tante parolacce», «Ah però! In quel periodo vedi come era aulico quel tipo nel mandare a “cagare” gli altri!»

Non avete idea. ci fa dono di un insegnamento ben definito: la creatività va usata nelle cose in cui riesce ad essere importante per noi, per esempio il sesso.
Noi, nel sesso, abbiamo passato il tempo a sentirci dire che siamo tutti uguali, ma questo non è vero. Se lo fossimo, ci sarebbero gli omosessuali “eterofobi”, ad esempio. C’è una cosa che ci rende diversi, e cioè il fatto che gli omosessuali, arrivati a un certo punto della loro vita, provano con il sesso opposto. Un etero questa prova non la fa.

Se dovessimo fare una battaglia vera di liberalizzazione sessuale, non dovremmo ragionare sui generi, ma sulle perversioni. Non avete idea. dello stand up comedian Emanuele Pantano è un monologo che suggerisce la liberalizzazione delle perversioni, anche perché ce ne sono alcune che non hanno nessun problema di esistere.
Che problema si può mai avere con un feticista del piede?
Tu arrivi la casa la sera, ti metti con i piedi sul divano, il pervertito di fiducia arriva, apre la porta di casa, (perché il nostro comico, a uno così, le darebbe le chiavi di casa in mano!), ti toglie le scarpe, ti toglie le calze, ti lava i piedi, ti mette la crema, te li massaggia, ti dà duecento euro, ti saluta e se ne va. E risolveremmo i problemi di tre quarti degli studenti fuori sede d’Italia.

C’è da riconoscere a Pantano una curiosa capacità di problem solving e una fervente fantasia, che attraversa tutto il monologo di Non avete idea., rendendolo stimolante e avvincente come pochi.

Il comedian assume il ruolo di giudice in questo irriverente pezzo e punta il dito sulla principiale piaga di questi tempi: c’è troppa gente che vuole cambiare il mondo. E, fondamentalmente, non lo sa fare e non può farlo.

Chiusura da applausi.

L’intervento dell’apertura di Non avete idea., Adriano Sacchettini 

Il comico emergente Adriano Sacchettini, napoletano di Quarto, apre lo spettacolo con un suo intervento.
Racconta che da piccolo era convinto di essere il successore di Gesù.
Nasce da una mamma vergine. Non l’ha mai vista “scopare”. Il fratello gli ha sempre detto «Tu sei il figlio preferito!» Ha convinto anche i suoi amichetti da piccolino, si è fatto il suo gruppetto di discepoli, la prima “baby gang di fondamentalisti religiosi”, con cui ha inventato molti giochi, da il lupo mangia maiale, vai a “cagare” musulmano!, al Porgi l’altra guancia, volgarmente chiamato anche Il pacchero del soldato. Ma il suo gioco preferito in assoluto era Acchiappa il bambino infedele, ovvero i bambini che non giocavano a calcio e le bambine che picchiavano i bambini che volevano giocare a calcio.
Questa sua grande carriera di Messia è andata a rotoli quando a undici, dodici anni, ha confessato al prete di essersi fatto una “sega” pensando a Daniela, una bambina della sua classe. L’ecclesiastico si è arrabbiato ed è andato via. Ma Adriano non pensava fosse la sua fidanzata. È stato così che ha interrotto completamente, o quasi, i rapporti con la chiesa.

In ogni caso, la religione ha fatto parte della sua vita e molti insegnamenti ce li ha ancora dentro. Si definisce, perciò, un “ateo incoerente”, perché ogni tanto va ancora in chiesa, anche se la odia. L’attira, forse, per l’atmosfera di pace e per le voci delle coriste vergini.
La chiesa lo attrae un po’come il McDonald’s, dove puntualmente si ritrova ad andare, nonostante puzzi di vomito di bambino malato. Adriano presenta Non avete idea. La mamma dei creativi è sempre incinta e il comico Emanuele Pantano, raccontando di averlo conosciuto quando ha cominciato ad andare a vedere gli spettacoli di Stand Up Comedy.

Il prossimo appuntamento di Stand Up Comedy al Kestè sarà con Velia Lalli il 24 Novembre, non mancate!

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