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Eroica Fenice

Non solo Medea: ovazione al Teatro Mercadante

Non solo Medea: ovazione al Teatro Mercadante

Non solo Medea: l’immortalità della tragedia.

È senza tempo la tragedia greca: nelle vicende di ieri, sembra sentire la eco delle tragedie di oggi, senza confini nè barriere. È su questo filo del “senza tempo” che si muove Non solo Medea, ideato dai coreografi Emio Greco e Pieter C. Scholten, con produzione del Teatro Stabile in collaborazione con Le Ballet National di Marsiglia, per il secondo anno consecutivo a Napoli. Lo scorso anno, ha avuto anche l’importante cornice del Pompeii Theatrum Mundi, cioè all’interno degli scavi pompeiani; un palcoscenico atto a sottolineare la fragilità quasi della nostra contemporaneità. Quest’anno Non solo Medea va in scena dal 15 marzo al 17 marzo compreso al Teatro Mercadante di Napoli. Un pubblico variegato ed entusiasta ha accolto la prima dello spettacolo lo scorso venerdì 15.

Non solo Medea: la precarietà dell’uomo moderno

In Non solo Medea, è Manuela Mandracchia l’attrice a cui è stato affidato il compito di interpretare di volta in volta i personaggi della tragedia greca. La Mandracchia, vestita di rosso e con i capelli riccioluti lasciati liberi dalle costrizioni, incarna perfettamente ognuna delle sette parti delle quali è composta l’opera: Rimpiangere, Domare, Accettare, Ribellarsi, Negare, Realizzare, Esodo. In ognuno di queste sette episodi – liberamente collocabili in uno spazio-tempo preferito – l’attrice cambia identità di volta in volta. Ora è Medea (che perde tutto per seguire il suo sposo), poi Edipo (dilaniato dagli episodi e dalle colpe), poi ancora Medea, la dimenticata Antigone (la compianta Ifigenia. Personaggi che, di episodio in episodio, quasi perdono la loro vera identità per diventare simbolo di un dramma comune e comunitario.  Insomma: Medea come simbolo di incomprensione, cambiamento, lotta.

Il corpo di ballo, composto dai professionisti del Ballet National di Marsiglia, ha accompagnato in maniera del tutto indipendente i monologhi dell’attrice/aedo, solitaria come una Cassandra. Le musiche, selezionate accuratamente, rispecchiano in pieno la dimensione atemporale dell’opera: si spazia dai Pink Floyd a Beethoven, senza che questo crei confusione o imbarazzo. In un crescendo esplosivo, la parte coreografica ha dialogato e talvolta si è scontrata con la parte dialogata, avviluppando completamente lo spettatore nella sua dimensione (ancora: senza spazio, senza tempo). Le percussioni, magistralmente, hanno scandito i ritmi: non è un caso che siano stati tamburi e xilofoni ad accompagnarci in Non solo Medea; quando gli ominidi iniziarono ad interessarsi dei suoni intorno a loro, con tutta probabilità provano a riprodurre il battito del cuore e i passi, quindi percussioni. Altro suono che ci ha accompagnato spesso durante la rappresentazione, è il fluire dell’acqua: acqua purificatrice, ma anche dannata causa di dolori. Panta rei, anche per Medea, anzi: non solo per Medea.

Non solo Medea: la fondazione dell’episodio zero e la rinascita dell’uomo.

Continui i richiami, durante l’opera, alle vicende che sono intorno, molto additate nell’opera come una delle cause della distruzione dell’Europa. Durante il prologo ed anche in seguito la scarna scenografia manda però in onda su telo immagini di guerre, soprusi, distruzioni e le nuove, nuovissime tragedie fatte di sbarchi. Tanto che Medea si smarrisce e non riconosce più la “sua” Europa, il continente che accoglie, crocevia di molti popoli. E allora, come fare per “rifondare” l’Europa e – volendo – anche l’umanità? Non solo Medea la risposta ce l’ha: spogliandosi delle sovrastrutture, dei condizionamenti, andando controcorrente e lottando per ciò in cui si crede, anche a costo di perdere molto. Oppure, come nel caso di Medea, di perdere tutto.

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