Da giovedì 4 fino a domenica 21 dicembre al Teatro Piccolo Bellini di Napoli va in scena la pièce Neanche parenti, il cui testo e la regia sono realizzati da Gabriele Russo e Arianna D’Angiò.
Il tema di Neanche parenti
Lo scrittore celeberrimo Lev Tolstoj, nel suo romanzo cult, Anna Karenina, dichiarava: Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo. All’interno delle note di regia del nuovo dramma, Gabriele Russo afferma: (…) In scena non ci sarà una sola famiglia. Ce ne saranno molte. Forse nessuna. Questo spettacolo non è una destinazione. È un attraversamento. È un momento fragile, ma decisivo. Come ogni inizio. In effetti, la rappresentazione, facendo a meno di appoggiarsi su di un copione specifico, intende indagare (e possiamo affermare con il senno di poi che ci riesca alla grande) l’argomento, già peraltro dibattuto in molteplici salse, dei rapporti familiari, dei ruoli e della relatività dei punti di vista, ma lo fa in modo nuovo, oseremmo dire “sperimentale”. Il tutto infatti si verifica mediante un gioco di specchi, in cui vengono mostrate, quasi in modo tridimensionale (aggiungeremmo per merito del linguaggio odierno!), le differenti angolazioni, e si intrecciano in un movimento assai vorticoso: coreografia, recitazione e, finanche, un utilizzo innovativo e forse rivoluzionario della prossemica.
Lo spazio come protagonista
Proprio lo spazio, quello del proscenio, ovviamente, diviene, a sorpresa della platea, il vero protagonista indiscusso: ossia, il luogo eletto per eccellenza dove le emozioni contrastanti e, in alcuni casi, anche disturbanti, dei personaggi in questione prendono forma, si sviluppano, si accavallano e si avvicendano, combattendo tra loro, talvolta, in modo anche convulso e, a tratti, divertente e umoristico, per avere la meglio le une sulle altre, in una forsennata competizione nella quale il premio in palio diventa (probabilmente) la difesa a oltranza della propria (seppur fragile) urgentissima identità assieme alla caduta delle pirandelliane maschere.
Il plot e l’epilogo
Tra urla, guerriglie, crisi isteriche, liti familiari e coniugali, tradimenti e legami fraterni, i nodi sembrano, a poco a poco, sciogliersi lentamente e perdere la propria consistenza, in modo parallelo alla catarsi delle figure sul palco che, seppur sempre più vulnerabili, mentre all’inizio ci appaiono con indosso gli abiti di scena, nel finale si spogliano anche di questi, lasciando intravedere, pertanto, la nudità del proprio corpo, oltre che quella della propria anima.
La prova attoriale
Se essenziali sono sia la scenografia che i costumi, scelta operata probabilmente per poter permettere al contenuto di venire fuori in modo limpido, d’altro canto, gli arrangiamenti musicali di accompagnamento conquistano, trascinano e convincono il pubblico, insieme all’eccezionale prova performativa dei giovanissimi, eppure, così talentuosissimi attori, che, giustamente, come tengono a sottolineare i registi, sono soltanto appena giunti al diploma. Un plauso enorme va quindi a tutto il cast di Neanche parenti.
La compagnia e i crediti
Sul palco la Compagnia Bellini Teatro Factory con gli interpreti: Greta Bertani, Filippo D’Amato, Daniela De Riso, Miriam Giacchetta, Gaia Napoletano, Matteo Ronconi e Umberto Serra.
L’assistente alla regia dello spettacolo è di Martina Abate e le scene sono del maestro Luigi Ferrigno; i costumi frutto dell’ingegno di Enzo Pirozzi; il progetto sonoro è firmato da Antonio Della Ragione, con la partecipazione degli allievi dell’Accademia Belle Arti di Napoli: Alessia Di Pace, Claudia Pugliese, Roberta Fierro, Laura lloret Garcia, Sabrina Olivia, Alessandra Avitabile, Salvatore Esposito, Emanuela Bartoli, Lucrezia Maria Aita, Claudia Sabella. La produzione, infine, è di Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini.
Fonte immagine: Ufficio stampa

