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Eroica Fenice

Sconosciuto

Sconosciuto. In attesa di rinascita di e con Sergio Del Prete

Sconosciuto. In attesa di rinascita, scritto, diretto e interpretato da Sergio Del Prete, ha debuttato il 30 giugno al Campania Teatro Festival, Sezione Osservatorio.

Un uomo in abito scuro taglia il buio con una risata isterica, amara. Inizia a correre in ogni direzione, senza direzione. Il suo movimento è arrestato dal perimetro di neon in cui, a fatica, entra. Un rifugio, un utero materno, o più probabilmente una gabbia le cui sbarre, invisibili, sono proiezioni mentali di un passato che nega il presente, di radici familiari bloccanti come catene, di una periferia che ruba persino i sogni, di tentativi abortiti di una vita che poteva essere ma non è stata, di una vita che poteva non essere, e invece è stata.

Sembra facile, ma non lo è. Parlare dico, aprirsi, essere sinceri.

Parole semplici, ma incisive, che costringono fin da subito a guardarsi dentro, a porsi delle domande. E fin da subito, quello sconosciuto scomodo, cinico, incazzato, inizia a sgranare un rosario di verità, demolendo, senza pietà, i pilastri delle comode esistenze anestetizzate dallo sfavillio di luci intermittenti e formalità. Dimenandosi in un rettangolo essenziale, ma perfetta sintesi di luoghi e stati d’animo, Sergio Del Prete, unico interprete dello spettacolo, non si risparmia in un solo centimetro dello spazio scenico. Fratello, e tuttavia figlio unico, in compagnia della sua solitudine spia il mondo, ai margini del mondo, ai margini della sua stessa vita. 

Sessanta minuti per raccontare agli altri, o forse a se stesso, una vita non-vita. Un testo duro, come l’odio verso un padre che esempio non è mai stato. Lirico, come l’amore verso una madre racchiuso nel verde di due occhi. Tagliente, come la denuncia di una terra bugiarda e di una periferia asfissiante, metafora di quella chiusura mentale che siede nei bassi di quartieri degradati come sul velluto dei divani di salotti borghesi. Intimo, come l’amplesso con Marta, una puttana che non si ferma al piacere a pagamento, ma che gli insegna l’amore, la vita, in un mondo che non sa più comunicare. Inquisitorio, come le incessanti domande rivolte a un fratello mai nato, forse alibi necessario con cui assolversi dalla propria incapacità di stare al mondo. Chi è che è veramente morto? Io o tu? Chi è veramente vivo? Io o tu?

È proprio la casuale scoperta dell’aborto subìto dalla madre prima della sua nascita a condizionare la sua vita, quel dono che diventa per lui una croce da portare, peso insostenibile per le spalle di un solo uomo che cerca spasmodicamente amore nella conferma di una madre, che cerca il suo posto nel mondo, quel posto che poteva essere di un altro e che di fatto suo non lo è mai stato. Aborto sì tu, ma aborto so’ pure io.

Un uomo che pian piano si spoglia davanti a uno specchio interiore in cui non riesce più a guardarsi, accecato da una verità che non fa più luce: ricordi su ricordi, rabbia su rabbia, solitudine su solitudine. Un flusso di coscienza incalzante, destabilizzante, scandito dalla potenza narrativa delle musiche di Francesco Santagata.

Uno spettacolo essenziale, vero che non rassicura ma scuote, non forgia risposte ma insinua dubbi. Uno spettacolo necessario, se è vero, citando Neiwiller, che ci vuole un altro sguardo per dare senso a ciò che barbaramente muore ogni giorno omologandosi.

Sconosciuto. In attesa di rinascita è un viaggio interiore, edipico, nella periferia dell’anima, in una terra senza eroi, in un mare in cui è difficile tuffarsi, ma necessario e liberatorio farlo, alla ricerca di quelle stelle che per vederle devi andare a largo, per poi tornare a salutare l’alba che ogni giorno sorge, nonostante tutto.  

 

Sconosciuto. In attesa di rinascita 

di e con Sergio Del Prete

Elaborazioni sonore e musiche dal vivo Francesco Santagata

Scene e disegno luci Carmine Di Mizio

Tecnico luci Peppe Santi

Organizzazione Napoleone Zavatto

Regia Sergio Del Prete

Aiuto regia Raffaele Ausiello

Produzione esecutiva Mestieri del palco

Con il sostegno de L’Asilo Ex Asilo Filangieri 

Fonte immagini Pepe Russo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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