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Eroica Fenice

"Semi": intervista a Marina Cioppa e Michele Brasilio

“Semi”: intervista a Marina Cioppa e Michele Brasilio

Dal giorno 11 al 14 gennaio 2017 il palcoscenico del Nuovo Teatro Sancarluccio ospita lo spettacolo Semi. Peccato non esiste più l’amore platonico di Marina Cioppa e Michele Brasilio e prodotto da Vulìe Teatro. Dal titolo si evince come esso affronti la tematica conflittuale tra uomo e donna. Si tratta di un conflitto che nasce, piuttosto che da una fisiologica differenza tra uomo e donna, da quella difficoltà comunicativa che si instaura in generale tra gli individui.

La riflessione che in Semi si pone circa rimpianto per l’amore platonico, un tipo di affetto, cioè, che si nutre di se stesso senza chiedere nulla in cambio all’oggetto del desiderio, sembra mirare, inoltre, all’analisi di quel profondo individualismo che regna nella realtà contemporanea.

Semi: tra amore e rapporto di coppia al giorno d’oggi. Due chiacchiere con Michele Brasilio e Marina Cioppa

Semi. Peccato non esiste più l’amore platonico è un titolo che porta alla mente la complessità del rapporto di coppia nell’epoca contemporanea. Parlateci dello spettacolo.

Marina Cioppa: Complessità è un eufemismo in questo caso. Il rapporto di coppia dei protagonisti Ugo e Claudia è una gara da giocarsi sempre in zona Cesarini, un continuo andirivieni di battute, in perenne contrasto e il finale spiega in parte il motivo.

Michele: Il ritmo col quale procedono i dialoghi è molto sostenuto e in qualche modo rimanda alla velocità con la quale oggi si instaurano rapporti e alla superficialità nell’ascoltarsi.

Come siete giunti all’idea del rimpianto del cosiddetto amore platonico e cosa intendete con questa locuzione?

Marina Cioppa: La conclusione alla quale siamo giunti in ultima fase di scrittura è stata proprio che se l’amore fosse platonico sarebbe più semplice e non ci sarebbe necessità di coabitazione e di condivisione di nessun tipo. Molte problematiche troverebbero esaurimento, oggi invece l’esaurimento è clinicamente diagnosticabile in molti casi.

Mettere in scena una tematica così attuale come rapporto di coppia comporta una forte adesione alla realtà. Quanta vita quotidiana prende, appunto, vita in Semi?

Michele Brasilio: Tutta. Praticamente tutta. In semi ci sono dialoghi e situazioni che abbiamo osservato, immagazzinato, appuntato e persino vissuto. In Semi è ovviamente esasperato il concetto di coppia, dato che al teatro serve esattamente questo.

Quali sono, dal punto di vista registico, i linguaggi con cui vi esprimete in Semi?

Michele Brasilio: Dal punto di vista registico ho preferito lasciare spazio alla drammaturgia, pur trattenendo uno stile cinematografico che credo fotografi al meglio la relazione di coppia per come la intendiamo. Per noi è stato molto più importante far nascere il “gioco” tra i due attori (e di conseguenza tra i due personaggi) senza inondare lo spettacolo di spunti concettuali anche visivi.

Cos’è cambiato nel rapporto di coppia con il passaggio dal Secondo al Terzo Millennio?

Michele Brasilio: Credo che a un certo punto si necessitasse di una modifica antropologica, nella stessa misura in cui ci si lasciava alle spalle l’idea del piccolo spazio, del paesino, del quartiere come unico spazio scibile. Così anche la coppia ha avuto bisogno di rinnovare la sua posizione storicamente convalidata. Insomma non potevamo aspettarci che con il Terzo Millennio l’istituzione della coppia non subisse mutamenti, anche ad Adamo ed Eva l’avevano detto!

In attesa di vedere Semi al Nuovo Teatro Sancarluccio, ringraziamo Marina e Michele per il loro tempo dedicatoci!