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Senet di Pier Lorenzo Pisano | Recensione

Senet di Pier Lorenzo Pisano | Recensione

Senet torna a casa

La programmazione del Piccolo Bellini continua con Senet, scritto da Pier Lorenzo Pisano e interpretato da Alfredo Angelici, Federica Cartuba Toscano e Matilde Vigna.

Senet è un testo nato durante il progetto Zona Rossa del Teatro Bellini, che ha tenuto gli attori e il regista in un lockdown forzato da dicembre 2020 a marzo 2021. «La carne e il legno non sono mai state più vicine di così» afferma il drammaturgo – regista Pisano, descrivendo una scrittura nata letteralmente sulla scena nel suo farsi. E dopo il successo al Campania Teatro Festival 2021, finalmente Senet torna al suo luogo di origine al Piccolo Bellini.

Una percezione distorta

Una stanza senza luce, lo sguardo rivolto altrove: fuori, il buio totale. Due donne si chiedono: «cosa c’è fuori?» mentre guardano un’immensa distesa oscura dovuta ad un blackout generale e da questa domanda nascono risposte che disegnano mondi. Il nero all’esterno diventa una tela su cui le due protagoniste imprimono emozioni di paura, di gioia, di dolore, come se fossero due bambine che cominciano a creare nuovi spazi, «è il mondo che si adegua a noi, e non il contrario» dice il drammaturgo nella sinossi.

Senet, nasce dormendo a pochi passi dal palco, il luogo per eccellenza della creatività nonché della sua massima espressione. La sua messinscena è proprio questa: un processo di creazione, di elaborazione di un contenuto davanti ad un panorama informe, che aspetta solo qualcuno che ne delinei i tratti. Ma dare un nome alle cose significa concretizzarle, innesta sia un procedimento di espressione della propria intimità, sia un procedimento pericoloso perché fa in modo di portare fuori qualcosa che si ha sempre tenuto dentro al chiuso.

Senet, allora, è manifestazione di se stessi. Alla domanda su cosa c’è fuori a guardarci la risposta diventa “noi”: ci sono le nostre percezioni proiettate su ciò che non ha forma propria, che ci riconducono ai nostri vissuti, ai nostri modi di intendere e affrontare l’esterno. Da qui, si generano altre domande che presuppongono la ricerca verso altre risposte, altri orizzonti personali non ancora esplorati. Si fa dello spettacolo un flusso di coscienza continuo, un viaggio nel proprio inconscio per denudarsi e affrontarsi. Il luogo che diventa l’unica possibilità affinché ciò avvenga è il teatro, che con il suo incanto ci mette davanti a noi stessi e creando un circuito fittizio permette allo spettatore di immedesimarsi, dando vita ad una vera e propria catarsi.  

Senet ha una storia antica: il titolo si riferisce ad un gioco egiziano antenato del backgammon, ma soprattutto riecheggia una certa collettività catartica, un processo di immedesimazione – purificazione che ricorda una tipologia di teatro antico che, a dimostrazione, non è mai andata persa completamente, ma fa parte di un’ampia coscienza teatrale.

 

 

Fonte immagine: teatrobellini.it

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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