Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Shakespea re di Napoli

Shakespea Re di Napoli al Teatro Nuovo

A 20 anni dalla sua prima, Shakespea Re di Napoli torna al Teatro Nuovo, diretto da Ruggero Cappuccio e interpretato da Ciro Damiano e Claudio di Palma.

Desiderio e Zoroastro, vecchi compagni, si ritrovano a passare insieme un tempo che sembrava essere perduto per sempre.
Il primo, tornato dopo tanto, sembra portare con sé un qualche segreto dal cui è difficile liberarsi, e sarà proprio la necessità di aiuto, oltre ad un fortunato naufragio, a farlo rincontrare col vecchio compagno.

Shakespea Re di Napoli, l’importanza della memoria

Cosa porta il mare?
Bottiglie, immondizia, resti di qualunque genere, solitamente.
Ma qualche volta, il mare, può portare con sé molto altro, può spingere con la forza delle sue onde quel qualcosa che va oltre il semplice corpo ed entra di diritto nella schiera delle “importanti faccende extracorporee”. Di tanto in tanto, il mare porta indietro il passato.

Sul leggero oscillare dei ricordi, si muove Shakespea Re di Napoli, opera di Ruggero Cappuccio, magistralmente interpretata da Claudio Di Palma e Ciro Damiano.
C’è un dialogo atteso da tanto, troppo tempo alla base di tutta l’opera, l’occasione insperata da parte di un amico di rivederne un’altro di vecchia data, della quale esistenza persino la memoria più lontana cominciava a dubitare. Passando attraverso le parole e i testi di Shakespeare, Desiderio racconta il suo passato affinché si possa comprendere il suo futuro ad un Zoroastro succube dell’amore per l’amico, il quale vive ossessionato da un dolore la cui ferita sembra esser troppo in profondità per essere vista.
Incontro tra mondi diversi, quello del teatro barocco napoletano e quello elisabettiano, Shakespea tenta di porsi come ponte tra questi due attraverso ardite scelte linguistiche, le quali sembrano volere urlare la presenza di una grande cultura teatrale pure nella nostra storia, anche se apparentemente dimenticata.
Così, Desiderio e Zoroastro cominciano assieme questo percorso, rimanendo quasi sempre nello stesso identico posto, affinché lo spettatore possa veder venir fuori il risultato di questo improbabile incrocio, di questo inaspettato ibrido.
Ed esso è un’opera  che è intreccio di anime e destini, di realtà vedute solo da lontano o fin troppo da vicino, in cui le parole dei protagonisti ci faranno un dono del senso della vita perfettamente shakesperiano: “Io considero il mondo per quello che è: un palcoscenico dove ognuno deve recitare la sua parte.”