Stabat Mater, di Antonio Tarantino e diretto da Luca Guadagnino con Stella Savino, è andato in scena presso la Sala Assoli dal 9 all’11 gennaio, registrando sold out per tutte le repliche.
Scheda dello spettacolo Stabat Mater
| Dettaglio | Informazione |
|---|---|
| Autore | Antonio Tarantino |
| Regia | Luca Guadagnino con Stella Savino |
| Protagonista | Fabrizia Sacchi (Maria Croce) |
| Luogo | Sala Assoli, Napoli |
| Produzione | Argot Produzioni, Infinito, Teatro delle Briciole, Fondazione Sipario Toscana |
Indice dei contenuti
In una scenografia scarna, vediamo una donna, Maria Croce (interpretata da una meravigliosa Fabrizia Sacchi con una performance di rara intensità), pantaloni neri, camicia bianca, capelli raccolti e, tra le mani, una sigaretta sempre accesa. Emigrante del sud a Torino, si ritrova, abbandonata dal suo amore Giuvanni, sola, a gestire la disperazione per la perdita di suo figlio. Una figura materna fragile, divertente e perturbante, lontana da ogni iconografia sacralizzante. Maria espone il dolore come materia viva, in una tensione continua tra contenimento e perdita di controllo. Il suo lamento, la sua divertente e agghiacciante litania, non è un gesto patetico, ma un atto di resistenza.

Ad accentuare il pathos della protagonista, il suo dialetto: il napoletano che, infarcito di frasette ripetute di continuo, conferisce a Maria tutta la sua popolana irriverenza e permette di far emergere radici, contraddizioni e memoria storica della protagonista. La scrittura di Antonio Tarantino, aspra, scarnificata, attraversata da una lingua che mescola sacro e profano, ironia e disperazione, fornisce una materia drammaturgica potentissima. Stabat Mater è un monologo che smonta l’immagine tradizionale della Vergine per restituirla come donna marginale, contraddittoria, il cui dolore è esposto nella sua nudità più scomoda.
Stabat Mater, una preghiera laica
Come si legge nelle note di regia, Stabat Mater è una preghiera medievale che evoca Maria di Nazareth mentre sta ai piedi della croce durante la crocifissione di Cristo. Questo topos, ricorrente in letteratura e arte, simboleggia una sofferenza estrema e profondamente umana. Maria, oltre a essere una figura centrale nella religione cristiana, rappresenta in modo laico la maternità di fronte all’innaturale dolore di vedere un figlio morire. La sua immagine incarna il dolore, la forza e la compassione materna in un momento di tragedia assoluta.
Uno spettacolo corrosivo e poetico
Un’esperienza teatrale contemporanea di grande impatto, intensa, che trasforma un testo, che affonda le radici nella tradizione sacra, in una meditazione laica sul dolore e sulla maternità, attraverso una successione di quadri emotivi e visivi capaci di sedimentarsi nello spettatore come immagini interiori. Stabat Mater non è, tuttavia, solo il lamento di una madre che perde il figlio, ma una più ampia interrogazione sul legame tra generazione e perdita, tra amore e sacrificio.
La figura materna si moltiplica, si frammenta, si laicizza: non è più solo Maria, ma ogni corpo che conosce il dolore della separazione, della trasformazione, dell’impossibilità di trattenere. Fabrizia Sacchi attraversa il palco per tutta la durata del monologo in uno straordinario corpo a corpo con la parola e con il pubblico: una presenza fisica quanto psichica, in cui il dolore, il sarcasmo e la disperazione si intrecciano con una forza espressiva che cattura e, a volte, smembra lo spettatore. Lo spazio drammatico è essenziale: pochi elementi, una sedia, una scala, un vecchio telefono, diventano simboli di un mondo interno profondamente ferito e caotico.
Il corpo della protagonista, la sua voce rauca e instancabile, sembrano plasmare il vuoto intorno, restituendo al pubblico una sensazione di partecipazione intensamente diretta. Maria Croce urla, vomita parole, ricordi, accuse al mondo che l’ha tradita e abbandonata, soprattutto nell’abisso della sua maternità tormentata. La sua disperazione è urgenza narrativa, un flusso di coscienza che non concede pause. Stabat Mater si conferma uno spettacolo imperdibile, un teatro che è riflessione, rito e confessione.
Stabat Mater
di Antonio Tarantino
regia Luca Guadagnino con Stella Savino
con Fabrizia Sacchi
produzione Argot Produzioni e Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito
in co-produzione con Teatro delle Briciole – Solares Fondazione delle Arti
e Fondazione Sipario Toscana onlus – La città del Teatro
Fonte immagini: Ufficio Stampa
Articolo aggiornato il: 28 Febbraio 2026

