U Parrinu. La mia storia con Padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia di Christian Di Domenico, in scena al Piccolo Bellini di Napoli dal 13 al 18 gennaio, è la testimonianza – in forma di monologo – dell’incontro, inaspettato e autobiografico, con la figura di Padre Pino Puglisi. La pièce è andata in scena per la prima volta nel 2013 nella chiesa di San Gaetano a Brancaccio, la parrocchia che fu di Padre Pino Puglisi, in occasione dei vent’anni dalla morte del beato, cui il regista e attore Christian Di Domenico rende omaggio con un racconto familiare, intimo e profondo, capace di scuotere le coscienze.
Il teatro come luogo di trasmissione dei valori
Una sedia di velluto rosso e nient’altro come scenografia ad attendere Christian Di Domenico, attore ed eccezionalmente anche dramaturg per U Parrinu – ci tiene a precisare – presentandosi così agli spettatori arrivati più puntuali degli altri alla prima napoletana dello spettacolo. Il monologo trae origine dai ricordi dell’attore, e di quell’estate trascorsa in Sicilia, terra d’origine materna, al campo estivo insieme a Padre Pino Puglisi, amico di famiglia prima ancora che ‘u parrinu’, come era chiamato dai suoi conterranei. Un’estate diversa dalle altre, fatta di piccoli ricordi gelosamente custoditi, come quel tuffo dall’alta scogliera che valse a Christian e al fratello Ivan la stima di tutti i ragazzi siciliani, ma costò un bello spavento al Padre, la cui voce amorevole che lo chiama per tornare in spiaggia, echeggia ancora nella sua mente. Il ricordo di un’estate in cui il Christian bambino impara, grazie agli insegnamenti di Puglisi ed attraverso gli occhi di ragazzi meno fortunati di lui a comprendere il valore vero e rivoluzionario del perdono. È proprio ai più giovani che si rivolge il futuro beato, perché capisce che è nei loro cuori che bisogna far breccia per costruire e coltivare insieme un futuro migliore di quello che era stato riservato loro.
Padre Pino Puglisi, una presenza evanescente e costante
Quella di Pino Puglisi è la storia di un uomo provvisto di un amore infinito per gli esseri umani, che lo ha portato a divenire parroco nel quartiere Brancaccio a Palermo, tristemente noto perché in quegli anni centro nevralgico degli affari di cosa nostra. È la storia di un amore troppo grande per essere raccontata in settanta minuti (la durata dello spettacolo), il che implica – come sottolinea poi alla fine dello spettacolo lo stesso regista e attore – una scelta contenutistica guidata, a ben vedere, dalla memoria del cuore. Christian Di Domenico, infatti sceglie di raccontare dei suoi primi contatti con Padre Pino Puglisi, amico di famiglia e padre putativo della madre, che furono anche il suo primo e fondamentale passo verso la spiritualità e verso la chiesa.
Un cammino, quello verso la chiesa, iniziato con la frequentazione dell’istituto superiore dai Salesiani, stroncato da un abuso. Un trauma indelebile cui segue una fuga lunga nove giorni, nonché un viaggio sul luogo in cui tutto aveva avuto inizio: la Sicilia di Padre Pino Puglisi e quella spiaggia con la scogliera, che aveva rappresentato il suo primo incontro con una forma di amore più grande, il perdono.
Una linea, quella tracciata da Christian Di Domenico che, da quel momento in poi, farà ad ogni costo a meno del contatto con il futuro beato, la cui presenza si fa evanescente e via via sempre più distante. È in quel vuoto che si compie l’ultimo passaggio, nella consapevolezza che alcune salvezze arrivano comunque (anche nel padre nostro – preghiera preferita di Padre Pino Puglisi – pronunciato dalla voce registrata del figlio dell’attore) ed anche quando il gesto che avrebbe potuto chiudere il cerchio, non è stato fatto.
Crediti:
U Parrinu. La mia storia con Padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia
di e con Christian Di Domenico
regia Christian Di Domenico
coproduzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatri di Bari
durata 70 minuti
Fonte immagine in evidenza: Ufficio stampa

