Wonderboom! di Stefano Cenci al Piccolo Bellini

Wonderboom! di Stefano Cenci al Piccolo Bellini

«Nella vita ci sono cose ben più importanti del denaro – ma – il guaio è che ci vogliono i soldi per comprarle!» – Groucho Marx

Da questo incipit parte Wonderboom!, da un testo di Stefano Cenci e Chiara Davolio, con la regia di Stefano Cenci e l’interpretazione di Stefano Cenci, Chiara Davolio e Filippo Beltrami in scena al Piccolo Bellini di Napoli. Settantacinque minuti circa in cui lo spettacolo si sviluppa come una vera e propria asta, durante la quale sono messi in vendita oggetti tipici, in questo caso, della città di Napoli: dalle cartoline vintage, al quadro di Maradona e finanche al babà.

La recensione di Wonderboom!

Wonderboom! è uno spettacolo che dialoga e collabora interattivamente con il luogo che lo ospita: in base alla città in cui è ospitato, in base anche al teatro e al suo tipo di pubblico davanti al quale si esibisce, sceglie di mettere in vendita taluni oggetti che, di conseguenza, si ritrovano a cambiare ed a essere diversi ogni sera. Pertanto, Wonderboom! è una pièce metamorfa, che parte da un canovaccio di base per poi adattarsi di volta in volta. E ancora, a conti fatti chi risulta il vero protagonista è il pubblico che interagendo compone certi siparietti talvolta folkloristici.

Non è un tipo di spettacolo semplice da portare sulla scena, poiché banalmente anche il ritrovarsi davanti a degli spettatori potenzialmente freddi espone ancor di più Wonderboom! a dei rischi. Eppure, Cenci con il suo testo propone una maniera teatrale fresca, spensierata e divertente nel rendere attivamente partecipe il pubblico e ci riesce. Però, non manca e non può mancare il lato riflessivo: all’inizio, Wonderboom! dichiara ironicamente di non volere mettere in scena significati reconditi e astrusi e invita la critica a non andare troppo oltre con i suoi voli pindarici; ma per tutta la sua durata, lo spettacolo mette in luce un’umanità che pare si voglia ridurre sempre di più all’unica azione spietata, indifferente e finanche squallida del monetizzare. Infatti, da questo punto di vista, Wonderboom! sembra mettere alla prova i suoi audaci spettatori: ad esempio, li invita a scegliere se comprare e, quindi, salvare da un’ipotetica fine del mondo la Repubblica o la Monarchia; oppure, ancora, la stessa scelta viene posta nei confronti di un peluche, ricordo di un’infanzia innocente, presentato sulla scena dalla sua piccola proprietaria. Il risultato? Cambia, ogni sera risulterà diverso.

È questo che fa di Wonderboom! uno spettacolo scaltro, ingegnoso e – perché no – una geniale idea di marketing. Riesce a indagare una maniera di fare teatro pronta ad accogliere le vibrazioni di un luogo e di un pubblico, facendo sì di veicolare un messaggio in modo più ampio parlando un linguaggio popolare nel senso di comune in un site specific. Wonderboom! mette in scena senza particolari artifici una realtà concreta e quotidiana per ciascuno che vi assiste, ovvero ricevere un’offerta, fare domanda e acquistare: una normalità che si misura in monete e banconote e carte, che è alla base della nostra società in modo così ovvio che spesso non ce ne accorgiamo, rendendoci troppo concentrati sul valore sonante e non su quella realtà umana più profonda. Wonderboom! cerca di dircelo con ironia e con una certa risata amara, rendendoci soprattutto artefici e partecipi.

Immagine: Teatro Bellini      

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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